SPORT. Andretti e Zanardi accusano la pericolosita’ degli ovali

Alessandro Biancardi

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SPORT. Andretti e Zanardi accusano la pericolosita’ degli ovali
NEW YORK. Chi lo avrebbe detto che ci sarebbe voluta una mezza dozzina di anni, per convincere anche gli esperti, durante i quali il cronista ha ripetutamente
esposto, con dati di fatto, su numerose riviste specializzate (Rombo,Controsterzo Corsanews.it ed altre fonti sportive) la situazione della Indy Racing League (IRL), creata una diecina d'anni fa dalla fantasiosa visione del patron dello speedway di Indianapolis, Tony George, (foto) il quale, forte dell'eredita' del mitico Colosseo d'acciaio, creato nel 1911 dal nonno Tony Hulman, si presentava alla CART (Constructors Auto Racing Team) per proporre un suo progetto.
In una parola Tony disse: «Io saro' il capo, voi mi seguirete».
Al che i dirigenti dell'organizzazione sbatterono la porta in faccia al presuntuoso reuccio di Indianapolis il quale indignato, e armato di un grosso martello, trascorreva le giornate sperando di poter infilare l'ultimo chiodo nella cassa contenente le spoglie della CART.
Intanto la sua IRL,con l'appoggio finanziario delle giapponesi (Honda e Toyota) attiro' a se i principali team avversari credendo di ridurre nel nulla la serie che lo aveva rifiutato.
Ma dieci anni, oltre 250 milioni di dollari spesi dalla Honda ed
altrettanti dall'altra giapponesina non sono riusciti ad elevare, dal nulla, una serie ovale, noiosa, ed insignificante per un pilota che desidera tentare la F.1.
Intanto la Toyota, non sara' presente quest'anno poiché i dirigenti della Casa del Sol Levante finalmente hanno compreso l'inutilità' dell'investimento ed hanno tagliato corto, puntando sulle stock car.
Il cronista nei suoi scritti, che ora sembrano essere di dominio di certa stampa, fu praticamente aggredito sulla carta, pur mostrando la nullità delle gare ovali, dove si gira sempre e soltanto a sinistra, dove abbondano frequenti e catastrofici incidenti, (foto) a medie elevate. Spesso è stato anche definito "novellino" malgrado i suoi 50 anni vissuti nel mondo motorizzato degli Usa.
Allorché tre anni fa i magnati Jerry Forsythe e Kevin Kalkhoven
acquistarono i diritti della defunta CART, quindi la Cosworth e poi alcune piste (Toronto, Long Beach, Messico City e Monterrey) uscendo dalle patrie mura (Messico, Canada, Australia, Corea del sud), la maggioranza della stampa benpensante sollecitò una necessaria “unione”che pero' falli' quando Tony George, a tavolino, disse senza ambage, che la speedway non la si tocca poiché e' sua eredità mentre la Champ car avrebbe condiviso il 50% del capitale ed i proventi, e che infine , a lui spettava lo scettro di comando.
Al secondo, naturale rifiuto, apparve sempre piu' la ipocondriaco e l'egocentrico pensiero di colui che, ancora adesso, sogna di diventare l'Ecclestone delle corse americane, ignorando che il numero degli sponsors sta scemando fortemente, diversi team hanno chiuso le serie Champcar che guarda al futuro con fiducia e decisione.





MARIO ANDRETTI E ZANARDI
Il piccolo grande pilota di Montona (Istria) emigrato ragazzino, e divenuto il “driver del secolo” per le sue vittorie in tutte le
categorie esistenti, ragiona in virtu' di grande esperienza, e parla chiaro, specialmente adesso che e' in ballo il diciassettenne nipote Marco, figlio di Michael Andretti, il primo
”trasfuga”dalla Cart è divenuto il piu' forte e ricco concorrente (con 4 team) grazie all'appoggio di mamma Honda.
Michael che non naviga piu' in limpide acque, ha spinto il figlio a correre nei micidiali ovali, e lui stesso, per dar una mano alla griglia dei 33 partenti di patron Tony George, tornera' a correre, a 40 anni suonati, alla 500 miglia di Indy.
Mario, pacato, intuitivo, esperto, al settimanale Autosprint, ha espresso candidamente il suo autorevole giudizio. «Le vetture di oggi, con la loro spaventosa velocita' non dovrebbero piu' correre sulle piste ovali. Per i piloti piu' giovani e inesperti queste corse sono molto rischiose. Anche per questo non ho mai avuto particolare simpatia per la Indy car».
Bocciatura netta da parte del pilota che ha vinto tutto quanto c'era da vincere e che esprime la sua apprensione per l'ingresso di Marco nella serie che in appena tre anni ha mandato all'ospedale una ventina di piloti molti dei quali ancora…” convalescenti”.
E' un dato di fatto la distruzione di 23 macchine Irl di Chip Ganassi -sponsorizzato dalla Toyota- nella sola stagione 2005.
Mario detto “Piedone,” rivela che «molti team della Indycar stanno pensando alla Champ car, una serie varia e completa, con gare su strada, mentre la Indy sonnecchia sugli ovali. Penso che nel 2007 gli scenari muteranno», afferma il grande Mario.
«Oltre al team di mio figlio mi risulta che Chip Ganassi e Penske, nonche' Bobby Rahal pensano di tornare all'ovile. Indubbiamente gli scenari muteranno,appena uno di questi decidera' di abbandonare. Se nella Champ car ci fosse la 500 miglia di Indy, la serie sarebbe superlativa,mentr e la Irl con la Honda rimasta sola,con quegli ovali sciatti, e' senza dubbio in fase tecnica decadente».
Dello stesso passo marcia l'esperto Alex Zanardi (foto) il quale accusa la pericolosita' degli ovali ed aggiunge : «Le squadre si sono rese conto che correre sugli ovali ha dei costi pazzeschi per gli incidenti piu' frequenti e catastrofici viste le alte velocita'. Pertanto, premesso che il talento di base deve esserci, nel momento in cui i promotori del campionato, vedono invece, in un illustre sconosciuto elevate potenzialita' mediatiche, e' molto piu' facile trasformarlo rapidamente in un fenomeno, come e' accaduto a Danica Patrick, una ventenne emersa a gloria dopo un quarto posto a Indianapolis ed alcuni risultati deplorevoli, che lostesso “creatore” non riesce a..digerire».
Zanardi giustamente si chiede: «Che sia questo l'ultimo hurra' della Indy car?»
LINO MANOCCHIA SSNphoto.com 23/01/2006 8.55