Simona Di Eugenio, le rotelle che mancano all’Abruzzo

Alessandro Biancardi

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«Valorizzare l'Abruzzo facendo conoscere le nostre sfaccettature migliori».
L'assessore regionale al Turismo e allo Sport, Enrico Paolini, ce la sta mettendo tutta ed invita così la campionessa mondiale di pattinaggio a rotelle Simona Di Eugenio. La sua ultima vittoria l'ha messa a segno in Cina e ora diventa, insieme a Trulli, D'Ottavio e Di Cecco, la ragazza immagine della regione.
Ha vent'anni, è nata a Martinsicuro e pattina da quando era una bambina e dopo 13 anni di sacrifici arrivano le prime importanti vittorie: quelle che pesano, quelle che hanno il colore dell'oro.
«L'Abruzzo deve presentarsi con i suoi volti migliori, come questo», spiega l'Assessore Paolini, «una gioventù che si fa conoscere a livello mondiale. Questa è la faccia dell' Abruzzo pulito».
Per il suo preparatore atletico Simona è «una sportiva di grande valore tecnico agonistico, di personalità gentile. Affronta qualsiasi impegno agonistico con estrema serenità, tali da stabilire un modello giovani tritati atleti che ne fanno riferimento».

«Il titolo del mondo che ho conquistato a Suzhou, in Cina è stato il risultato di tanto lavoro», ha raccontato Simona Di Eugenio. «Dopo una medaglia di bronzo, un argento è arrivata finalemente la tanto attesa medaglia d'oro. Devo tutto questo al mio allenatore Corrado Cipriani che mi ha seguita per tredici anni. Questo sport mi ha fatto crescere e mi ha temprata», continua Simona, «facendomi diventare più matura e riuscendo ad affrontare sforzi onerosi anche nello studio e nella vita quotidiana. Io stessa», ammette la giovane campionessa, «non credevo nelle mie reali possibilità e non avrei mai pensato di arrivare fino a questo punto. Sicuramente questo grande successo lo devo al mio allenatore che ha creduto in me, che mi è stato accanto e che ha saputo valorizzare il mio lavoro. Sono cosciente», spiega Simona, «che questo è uno sport poco conosciuto, non essendo una specialità nazionale come in America, Cina, Colombia. Negli altri paesi gli atleti vivono con questa attività, vengono sostenuti finanziariamente. Noi, invece», ammette con rammarico, «dobbiamo conciliare il nostro amore per il pattinaggio con lo studio, con il lavoro, per crearci un futuro solido».
E non è facile studiare e allenarsi tutti giorni, ma se Simona lo fa con passione e sacrificio è perché è cosciente che arriverà un giorno in cui dovrà accantonare la sua passione per i pattini perché questi non le daranno da vivere.
«Dietro a questi grandi successi», continua la giovane atleta, «c'è una preparazione fisica, atletica, e psichica. Per una ragazza di vent'anni non è facile studiare ed allenarsi tutti i giorni ma lo faccio con gioia, per questo sport a cui ho dedicato 13 anni della mia vita. Lo so che la gente lo conosce poco e che può apparire meno avvincente di una partita di calcio o di una gara di biciclette. Io lo porto avanti perché lo amo».

«Simona è la nostra punta di diamante» dichiara soddisfatto Gianfilippo Vallese presidente della Rolling pattinatori D. Bosica Martinsicuro. «Studia a Chieti farmacia», dichiara orgoglioso,«e continua ad allenarsi senza sosta e con sacrifici enormi. Chi entra a far parte di questo sport sa bene che non si trova di fronte ad un'attività agonistica remunerativa. Ma attività come queste aiutano i più giovani a stare fuori dalle devianze della società».
E tocca proprio al presidente speigare tutto l'iter che giorno dopo giorno ha trasformato una ragazzina di paese in una campionessa mondiale. «Simona si è trasformata fisicamente e mentalmente negli ultimi tre anni regalandoci tante emozioni e tante soddisfazioni. Ora che è diventata campionessa del mondo, in Cina, patria di questo sport, e per noi e un grande onore. Purtroppo questo sport in Italia è sottovalutato i soldi sono pochi e gli sponsor stessi garantiscono sempre meno sostegno».
Alessandra Lotti 02/12/2005 16.36