Il tribunale sconta la squalifica a Danilo Di Luca: può tornare in sella da domani

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Può tornare a correre. Dopo un calvario di accuse e problemi.

 

 

Il ciclista abruzzese Danilo Di Luca, squalificato per due anni per essere risultato positivo all'Epo Cera durante il Giro d'Italia 2009, in cui si piazzo' secondo, puo' tornare a correre da domani. Lo ha deciso il tribunale nazionale antidoping del Coni che ha praticato uno 'sconto' di oltre nove mesi a Di Luca per aver collaborato nell'inchiesta sul doping della procura di Padova. Immaginabile il sollievo dell’atleta. «Sono contento perché finalmente già da domani posso tornare», ha detto.

Il ciclista abruzzese, dopo essere stato ascoltato questa mattina dal Tribunale nazionale antidoping (Tna) del Coni presieduto da Francesco Plotino, può esprimere tutta la sua gioia per poter tornare in sella a tempo pieno.

«Anche se la stagione è praticamente finita, possono tornare a fare il mio lavoro e cercarmi una squadra - le parole del 'killer' di Spoltore, affiancato dagli avvocati Ernesto De Toni e Flavia Tortorella - In questo anno e mezzo mi sono sempre allenato e adesso è già da un mese che ho iniziato la preparazione invernale. Ora devo solo recuperare il tempo che ho passato lontano dalle gare. Obiettivi? Trovare una squadra e poi cimentarmi con le mie corse, ovvero classiche e Giro d'Italia, poi mi manca un Mondiale che potrebbe rappresentare il clou della mia carriera».

 All'uscita dagli uffici del Tna presso lo stadio Olimpico di Roma, poi, Di Luca ha voluto precisare che «nelle passate settimane sono state scritte tante falsità, si é detto che nella mia collaborazione avrei fatto dei nomi e questo non è vero. Alessandro Petacchi ad esempio, che è un mio grande amico, sa benissimo che io non mai fatto il suo nome come non ho fatto quello di altri miei colleghi ciclisti. Ci tengo a ribadirlo, la mia è stata una scelta in favore del ciclismo e non contro gli atleti». «Alla Procura di Padova e al pm Benedetto Roberti (che dirige tutte le indagini sul Cera in Italia, ndr) ho spiegato delle metodologie viste negli anni che ho corso - la precisazione del corridore abruzzese - La mia decisione di parlare è stata soprattutto presa per aiutare i giovani e per far capire loro che il ciclismo è uno sport bellissimo, una scuola di vita come poche altre».

LUCI E OMBRE

Lo scorso 1 febbraio Di Luca era stato condannato a due anni di stop (fino al 21 luglio 2011, ma la richiesta era di tre) per la positività al Cera al Giro d'Italia 2009, concluso al secondo posto. Inoltre gli era stata inflitta una multa di 280mila euro. Il ciclista di Spoltore (Pescara, dove è nato il 2 gennaio 1976), rivede la luce alla fine di un tunnel in cui era entrato il 22 luglio 2009, quando si diffuse la notizia che, durante il Giro di quell'anno, era stato trovato positivo all'Epo ricombinante Cera (il doping di ultima generazione) per ben due volte: il 20 maggio a Moncalieri (Torino) e il 28 a Silvi Marina (Pescara). Di Luca fu sospeso dalla federazione internazionale e l'8 agosto le controanalisi confermarono la positività. Da allora è rimasto senza squadra, dopo il licenziamento dalla LPR. Una carriera tra trionfi e cadute, quella di Di Luca, con il punto più alto nel 2007, quando conquistò il Giro. Ma 16 ottobre ecco la prima batosta. Tre mesi di squalifica decisi dal giudice di ultima istanza per aver "conosciuto e frequentato" il dottor Carlo Santuccione. Si chiudeva così il primo atto di una vicenda che risaliva al 2004, quando scattò l'inchiesta Oil for Drugs. Di Luca, che per il suo coinvolgimento aveva già saltato il Tour 2004, a causa del deferimento arrivato alla vigilia del mondiale di Stoccarda perse anche la corsa iridata. I guai, però, non sono finiti. Il 27 febbraio 2008 la procura antidoping del Coni lo deferì, chiedendo due anni di squalifica. Motivo, i valori emersi dall'antidoping svolto dopo la 17/a tappa del Giro 2007 (la Lienz-Monte Zoncolan del 20 maggio). Nessuna positività accertata, ma quell'esame a sorpresa delle urine aveva dato risultati (dati ormonali 'atipici') che aveva incuriosito prima, e insospettito poi, il laboratorio di Roma. Ma il 16 aprile Di Luca segnò un punto a suo vantaggio. Dopo una serie di perizie e controperizie, il giudice di ultima istanza del Coni ritenne non sufficientemente dimostrabile la tesi accusatoria sostenuta dal procuratore antidoping Ettore Torri. Dunque, il ciclista non aveva violato l'articolo 2.2 del Codice Wada, facendo ricorso a un'infusione endovenosa (più o meno reidratante) e non aveva assunto sostanze proibite. Di Luca fu assolto e poté partecipare al Giro 2008. La carriera è salva, ma il ciclista abruzzese è il grande sconfitto della corsa a tappe. Vince lo spagnolo Alberto Contador, mentre lui è solo ottavo in classifica finale, dopo aver sfiorato la maglia rosa nella 19/a tappa. Nel 2009 partecipa al Giro del Centenario con ambizioni di successo, ma deve inchinarsi in classifica generale al russo Denis Menchov, dopo un duello conclusosi nell'ultima cronometro di Roma.

15/10/2010 13.57