Pescara calcio alla svolta: o arrivano i soldi o il 16 sarà fallimento

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Nuova e sotto alcuni punti di vista imprevista svolta per quanto riguarda le vicende societarie del club di via Mazzarino.
Pincione ha chiuso, questa volta sembrerebbe in maniera definitiva, le porte agli ex soci di Pescara 70. Segnatamente Tavarner, D'Ambrosio ma soprattutto Renzetti: «per quanto riguarda Renzetti, non ho problemi personali con lui. Il fatto è che da quando sono a Pescara ripete sempre gli stessi errori. Ossia non dice mai tutta la verità fino in fondo. Poi se è vera la notizia che Renzetti ha firmato una procura irrevocabile con la Damiani, in questo caso ogni possibilità di nuovo accordo è assolutamente remota».
Le dichiarazioni di Pincione arrivano in un momento in cui sembrava che l'imprenditore italo-americano si fosse riavvicinato ai suoi ex partner.
In particolare Renzetti, dopo l'ultima gara del Pescara persa in casa contro il Crotone, aveva manifestato tutte le intenzioni di rientrare nel club abruzzese, sposando sembra anche a pieno il progetto dell'attuale massimo dirigente del delfino.
Mentre Renzetti, come già detto, vorrebbe far parte nuovamente della Pescara calcio, per quanto concerne Tavarner ed il notaio D'Ambrosio, entrambi sembrano non avere nessuna intenzione di rientrare a far parte del sodalizio di via Mazzarino.
Tutti e due non ritengono che al momento ci siano le condizioni giuste per qualsivoglia collaborazione con l'attuale maggioranza.
Le ragioni, confermate da tutti i soci “dissidenti”, sarebbero strettamente basate sulla diversa veduta riguardo la gestione del club.
Riguardo i debiti della Pescara calcio e l'iscrizione della stessa al prossimo campionato di serie C1, Pincione, stizzito, tranquillizza per l'ennesima volta i sostenitori del delfino: «non ci sono problemi, il Pescara si iscriverà sicuramente al prossimo campionato di serie C1. Sono una persona che tiene fede ad ogni impegno e come me anche Di Giacomo. Sono stanco di ripetere sempre le stesse cose e spero che nessuno debba farmele ripetere ancora. Ci sarà a breve un aumento di capitale ed il suo ammontare dipenderà dalle esigenze del club. Il Pescara non corre rischi basta con questa storia che io sono un truffatore».
Ieri tuttavia una prima notizia di avvenuto accredito non ha trovato per ora ancora alcuna conferma.
Al di là delle parole tranquillizzanti di Pincione, la situazione finanziaria della Pescara calcio, inutile nasconderlo, è abbastanza critica.
E siamo di sicuro ad un punto di svolta e alla fine di questa parte della telenovela: o Pincione arriva con i soldi oppure il 16 maggio i libri contbili saranno portati in tribunale e si avvieranno le procedure di fallimento.
L'imprenditore italo-americano, però, in questo senso ce l'ha anche con i suoi predecessori e con chi, operatori della stampa soprattutto ma anche autorità politiche locali, non ha mai fatto presente la cattiva gestione della società biancazzurra nelle passate gestioni: «sono davvero stanco. Quando c'era Paterna nessuno ha mai parlato della sua cattiva gestione finanziaria e questo davvero è una brutta cosa. Ora dico solo di finirla di attaccarmi continuamente per ogni cosa. Avete dato tre anni di tempo ad un signore che ha combinato soltanto disastri in ogni senso».

Per evitare il fallimento della società, occorrono entro giugno circa 3 milioni e 300 mila euro. Di questi, 600 mila euro sono da pagare subito e rappresentano il debito legato all'Iva; altri 700 mila sono riconducibili agli stipendi dei tesserati, fondamentali in quanto con il loro pagamento gli stessi garantiscono attraverso le liberatorie dei calciatori l'iscrizione al prossimo campionato; il debito più pesante riguarda l'Irpef, che ammonta a circa 1 milione e 800 mila euro. Decisamente più leggera è la fidejussione che il club deve pagare per l'iscrizione al prossimo torneo di serie C1, che si aggira intorno ai 210 mila euro.
Tutto l'ammontare dei pagamenti, dovrà essere sostenuto dal patron Pincione e dal suo gruppo. Al momento, infatti, gli unici soldi che potrebbero giungere nelle casse biancazzurre sono quelli legati ad alcune comproprietà. Nella fattispecie Croce, Baù, Diackitè e Pepe dovrebbero fruttare una cifra comunque superiore al milione di euro. E' chiaro però che le società interessate a rilevare l'altra metà dei cartellini di questi giocatori, attenderanno fino all'ultimo prima di versare moneta al club adriatico, in quanto in caso di fallimento tutti questi sarebbero acquistabili naturalmente a costo zero. Oltre ai calciatori, al momento, altri incassi potrebbero giungere da varie plusvalenze. Il loro valore, ad ogni modo, si aggirerebbe sui 400mila euro. Una cifra modesta se paragonata al totale dell'ammontare da pagare.

Andrea Sacchini 09/05/2007 8.29