Tavarner: «Pincione credeva che fosse tutto più facile invece...»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Nessuna novità per quanto riguarda la vicenda del pignoramento da parte della Lega dei 600mila euro che erano destinati nelle casse biancazzurre (gli altri 900 mila sono della Caripe, ndr). Il presidente Pincione continua a sostenere che tutte le pendenze verranno risolte, ma molti ex soci hanno approfittato di questa situazione per alimentare ulteriori dubbi sull'attuale presidente Pincione e sui suoi progetti futuri nel calcio pescarese.
Negli studi di Tele 9, infatti, dopo parecchio tempo è tornato a parlare di ciò che sta succedendo nell'ambiente pescarese Pierluigi Tavarner, il primo ad essere uscito da Pescara 70.
Noto il suo “astio” nei confronti di Pincione: «la volontà di Pincione, non scopriamo l'acqua calda, non era quella di entrare subito in società con la maggioranza delle quote. Lui può essere considerato un folle o no per il suo investimento di 1,5 milioni di euro, ma ciò che credo sia certo, è che Pincione credeva che tutto potesse essere più facile. Successivamente ha capito che l'impegno doveva essere maggiore di quello previsto. Questa almeno è stata la mia impressione».
Tavarner risponde anche alle accuse di Pincione che, quando ha rilevato le quote di maggioranza del club, ha sempre sostenuto di essere stato ricattato dai soci: «non è stato assolutamente un ricatto, Pincione non sta dicendo la verità. Noi soci abbiamo gli abbiamo detto che se voleva governare doveva rilevare le nostre quote, tutto qui. Era solo un problema di governabilità in quanto chi ha più azioni comanda».
L'ex socio di Pescara 70, inoltre, si sofferma anche su diversi atteggiamenti di Pincione, da lui poco graditi: «il suo atteggiamento è stato diverse volte errato. Questo si denota da alcune sue dichiarazioni rilasciate in questi mesi in cui lui è a Pescara: “non mi importa nulla dei tifosi”, “non mi importa nulla dell'amministrazione comunale”, “le banche non mi interessano” ecc... Poi non dimentichiamoci che ha litigato con tutti i soci. Me, Galletti, Gianmarco, il notaio D'Ambrosio, Renzetti e per ultimo Di Giacomo. Personalmente, io sono uscito in quanto non ero d'accordo con il progetto di Pincione, anche se personalmente non l'ho mai visto e non so neanche se esiste».
Tavarner ribatte inoltre a chi lo ha accusato di essere un avvoltoio pronto a gettarsi sul cadavere della Pescara calcio: «questo è del tutto falso. Qualcuno inoltre sostiene che io sia andato alla Agenzia delle Entrate per sollecitare il pignoramento. E' una notizia falsa in quanto la stessa Agenzia delle Entrate non ha bisogno di alcun suggerimento quando intraprende delle azioni. Erano diversi mesi che si sapeva del pericolo pignoramento quindi non c'è stata nessuna sorpresa ne tanto meno una pressione da parte mia o di qualcun altro».
Qualche parola, infine, viene spesa da Tavarner anche per quanto riguarda il chiacchierato bilancio della Pescara calcio: «Paterna ha sempre tappato le perdite del club, solo nell'ultimo periodo ciò non è stato fatto. La prova è nei bilanci che tutti possono vedere. Attualmente il Pescara ha bisogno di un aumento di capitale di circa cinque milioni di euro. Se nessuno verserà questo denaro per l'iscrizione al campionato non ci saranno speranze. Pincione, ho sentito, ha dichiarato che non si immaginava perdite tanto pesanti. Ciò però è una falsità in quanto tutti noi soci eravamo a conoscenza del pesante passivo. Lo ripeto i bilanci sono a disposizione di tutti. Io e D'Ambrosio siamo andati via anche perché sostenevamo che era vitale un aumento di capitale di cinque milioni. Al contrario Pincione ha optato per un fasullo aumento del capitale sociale di soli un milioni, che oggi si conferma inutile».

Andrea Sacchini 04/05/2007