Le mani sulla Pescara calcio:un mondo in fermento tra l’Adriatico e gli States

Alessandro Biancardi

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«Adesso vedrò di mettere a posto questa situazione dell'Iva. Sono venuto negli Stati Uniti apposta. Tra qualche giorno dovrebbero arrivare dei soldi. Ma qui è un gioco al massacro. Sono tutti contro di me, a cominciare dal Palazzo per finire agli altri imprenditori pescaresi. Mi vogliono far fallire. So che ci sono anche forti pressioni politiche per farmi fuori. Evidentemente, non essendo di qui, ho rotto le uova nel paniere a qualcuno che era pronto a tuffarsi sul cadavere del Pescara».
Max Pincione è negli States e cerca di trovare una soluzione per non far fallire la squadra.
Ma come all'inizio della nuova avventura?

Sì, perchè i problemi da quando è arrivato l'imprenditore dei gioielli italo americani sono stati all'ordine del giorno.
Tuttavia le parole di Pincione potrebbero risultare plausibili ma spiegherebbero solo le spinte "esogene" non quelle interne che finora sono state molte di più.
E così si inizia a remare contro Pincione, lo si fa già da giorni, anche se non si capisce bene perchè.
Persino il primo cittadino, Luciano D'Alfonso si è espresso con moltissime riserve (ma tutto potrebbe rientrare nel gioco di lanciare imprenditori locali...).
Fatto sta che l'arrivo del nuovo presidente non ha risparmiato colpi di scena e di mano. Sorprese di solito agrodolci che sono solo l'effetto "esterno" di dinamiche interiori che finora nessuno è riuscito a decifrare.
Pincione era arrivato a Pescara grazie all'interessamento di Angelo Renzetti, imprenditore italo-svizzero interessato ad acquistare la società con una cordata di grandi nomi.
Era il 17 gennaio quando i pescaresi hanno sentito per la prima volta il nome di Max Pincione.
A farlo, Angelo Renzetti che annunciò: «Massimiliano Pincione entra con una quota del 20% nella società. E' lui che conosce il principe saudita», che poi sparirà nel nulla. E Renzetti pur avendolo accettato nella società fece capire di non conoscerlo affatto: «Non lo conosco personalmente… non l' ho mai visto. Credo che Pincione sia un commerciante di diamanti, non so altro mentre il principe è suo amico ed è lui che lo ha proposto».
Una soffiata giunta chissà da dove e da chissà chi che potrebbe aver sussurrato quel nome all'imprenditore che stava facendo di tutto per regalare un new deal al Pescara.
Il giorno dopo, 18 gennaio, Pincione arrivò per la prima volta, ma solo virtualmente, a Pescara. Nel corso di una telefonata in conferenza stampa confermò il suo interessamento, ma il 5 febbraio si tirò indietro (sembra dopo una telefonata con l'ex patron Dante Paterna). La notizia gettò nello sconcerto Renzetti.
Ma il 13 dello stesso mese nuovo colpo di scena: Pincione di nuovo dentro e con lui anche il misterioso principe saudita.
E sono in molti a credere che la butade del principe sia solo un colpo pubblicitario poiché non vi sono prove tangibili e rese pubbliche che possano attestare il reale interessamento dell'emiro… se si escludono le parole di Pincione.
Qualche giorno dopo, poi, il colpo che sorprese tutti: la società Pescara 70 rileva tutto il pacchetto azionario ma Renzetti viene messo in minoranza.
Non è più il presidente, al suo posto Pincione che lo stesso imprenditore aveva tirato dentro e che deteneva solo il 20% della società. Ma con un aumento del capitale sociale di 600 mila euro la maggioranza è sua.
Un colpo di mano già studiato a tavolino e realizzato con la complicità della "vittima", lo stesso Renzetti, che aveva commesso la leggerezza di accogliere nuovi soci "sconosciuti" consigliati da qualcuno?
Il 20 febbraio l'imprenditore svizzero parlò per la prima volta di tradimento: «Sono stato tradito dai miei soci con cui credevo di avere raggiunto un rapporto di completa fiducia».
E' lo stesso Renzetti che paventa «un patto segreto» per metterlo fuori gioco. Cose non belle e chissà se vere, ma comunque frequenti in ambiti societari…

L'AVVOCATO DI CHINAGLIA COLLABORATRICE DI PINCIONE

Con l'arrivo di Pincione arrivano a Pescara anche nuovi personaggi, del tutto sconosciuti al mondo abruzzese e italiano su cui nemmeno lo stesso presidente riesce nel corso delle settimane a fare piena luce.
Il primo, più eclatante perché esposto alle curiosità e ai dubbi della stampa, è Anthony Baron.
E' l'uomo del mistero, arriva a Pescara in tutta fretta con una valigetta ventiquattrore a bordo di una limousine.
Di lui si sa poco, pochissimo.
Pincione in un primo incontro con la stampa dirà di non conoscerlo, in un secondo sosterrà di averci lavorato anche insieme.
Baron dal canto suo non entra nei dettagli di quello che fa o di quello che farà. Garantisce più volte che i soldi arriveranno, che la squadra sarà quotata in borsa.
Pincione svela che Baron ha fatto già altri salvataggi in extremis. Di cosa, impossibile saperlo.
Qualcun altro (probabilmente con una qualche dimestichezza della lingua inglese) ha avuto impressioni molto diverse sostenendo che le traduzioni di Baron fatte da Pincione (in un primo momento) e da un avvocato romano seduto al tavolo con i padroni di casa erano spesso imprecise e rimaneggiate, affatto fedeli all'originale inglese.

Un altro personaggio che sta sempre al fianco del presidente, ma meno esposta ai media, è Rina Izzo, avvocatessa napoletana di fiducia senza la quale, così rivelano alcuni componenti del cda, Pincione non assume nessuna decisione. Lo stesso presidente dice di averla conosciuta grazie al consiglio del suo avvocato statunitense che l'avrebbe caldeggiata.
La avvocatessa Izzo è sempre presente nei consigli di amministrazione, redige i verbali e scriverebbe anche i contenuti degli interventi del presidente, sempre già annotati su un foglio prima di essere pronunciati.
Non ci sono decisioni che Pincione prende senza una consultazione preventiva con il suo legale, cosa del resto non strana…
E' sempre la Izzo che tiene i contatti con l'amministratore di Pescara, che chiede di avere pazienza e che assicura che stanno per arrivare i soldi.
Se la Izzo manca ad un Cda Pincione le telefona e solo in quel caso si pronuncia.

MA CHI E' RINA IZZO?

Il suo legame con il mondo dello sport non è nuovo.
La Izzo è infatti il legale difensore di Giorgio Chinaglia, ex giocatore della Lazio e indagato per le presunte irregolarità legate al tentativo di scalata alla Lazio Calcio da parte di un fantomatico gruppo industriale ungherese indicato dall'ex bandiera laziale degli anni '70.
L'inchiesta della magistratura romana ha riguardato inoltre le presunte pressioni nei confronti dell'attuale patron della Lazio, Claudio Lotito, per indurlo, secondo l'accusa della Procura, a cedere la società biancoceleste.
Lo scorso 26 aprile i pm di Roma Elisabetta Ceniccola, Stefano Rocco Fava e Vittoria Bonfanti, hanno chiesto il rinvio a giudizio per reati che, a seconda delle posizioni processuali, vanno dall'aggiotaggio informativo alla tentata estorsione, per Giorgio Chinaglia (attualmente in America) e altri nove indagati.
E Chinaglia e l'Abruzzo sono in un certo senso correlate: nell'estate del 2004 l'ex calciatore tentò di rilevare il Lanciano calcio tramite la "Champions World", società che ha sede a New York, di cui era vice presidente.
E l'operazione era quasi riuscita fino a quando, a fine agosto, saltò il bonifico di 1.500 euro e a Lanciano rimasero gli Angelucci.
Solo casualità e punti di contatto che si intrecciano nel mondo del calcio con gli stessi protagonisti con il pallino delle scalate a società di calcio e l'America sempre dietro l'angolo.
Ora però Pincione dovrà fare chiarezza e mettere una volta per tutte le cose a posto.

03/05/2007 8.40