Pescara 70 acquista il club biancazzurro ma Renzetti è in minoranza

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La lunga telenovela durata parecchie settimane per l'acquisto della Pescara calcio, nella tarda serata di ieri è ufficialmente conclusa.
La società Pescara 70 ha definitivamente rilevato da Dante Paterna l'intero pacchetto azionario del club di via Mazzarino.
Si chiude, questa volta è certo, l'era Paterna tra pochissime luci e molte ombre.
Da oggi sarà la neo-società Pescara 70 a guidare le sorti del più importante club calcistico della storia abruzzese. Malgrado la positiva conclusione dell'affare, non sono certo mancati imprevedibili colpi di scena anche in quest'ultima giornata.
Paterna e Cichella, infatti, inizialmente non erano ancora convinti circa il passamano della Pescara calcio, salvo poi ricredersi e cedere la stessa all'ultimo momento.
Il tutto è avvenuto nel corso del tardo pomeriggio quando, appunto, tutto sembrava stesse per saltare. Fortunatamente la frattura fra i due gruppi si è subito ricomposta, dando il là alla nuova proprietà.
A trattativa conclusa, il notaio Marica Schiavone ha letto l'atto notarile che, per legge, conferma il passaggio del club da Paterna alla Pescara 70. La nuova società pagherà al gruppo Paterna il milione e 400 mila euro mancante in assegni circolari. A tanto ammontava il corrispettivo ancora da pagare all'oramai ex patron.

Le sorprese tuttavia, come da copione, non sono mancate neanche in questa ultima decisiva giornata. Inattesa, infatti, è giunta la notizia dell'immediato aumento di capitale di 600 mila euro, per permettere l'entrata nel cda della Pescara calcio di altri due personaggi.
Claudio Di Giacomo e Pierluigi Tavernel vanno a rafforzare la già folta pattuglia di Pescara 70, rappresentata in questa importante giornata a Trasacco (Aq) da cinque soci.
Su tutti l'avvocato Massimo D'Ambrosio, uno dei tre candidati all'ambita poltrona da presidente del sodalizio di via Mazzarino.
La lista dei papabili alla massima carica si completa con i nomi di Pincione e Renzetti.
Al momento, però, nulla è ancora stato deciso a riguardo.
La prossima settimana o al massimo tra due, il cda del delfino si riunirà per eleggere il futuro presidente.
A dire il vero, l'aumento a sorpresa del capitale della società ha di fatto messo Renzetti in una posizione di svantaggio nei confronti di Pincione.
L'imprenditore italo-svizzero, infatti, dopo questa operazione non è più l'azionista di maggioranza, essendo in possesso solo del 20% delle quote all'interno della Pescara calcio.
Appresa questa sorta di delegittimazione, Renzetti ha preso tempo per valutare al meglio la presente situazione.
Chiara è l'amarezza provata da chi, grazie al suo intervento, ha attirato le attenzioni dell'imprenditoria pescarese e non per una società che pareva non interessare più a nessuno.
Non bisogna dimenticare, inoltre, le grandi qualità umane e di comunicatore di Renzetti che in poco più di un mese ha riacceso l'entusiasmo dei tifosi, sopito nel corso delle ultime deludenti stagioni. Paradossalmente, il Pescara ha una nuova proprietà ma non possiede ancora un presidente. Si apre, dunque, una nuova querelle, questa volta tutta interna alla società. A chi la poltrona da patron? Chissà, al momento è giusto non sbilanciarsi per evitare abbagli, inevitabili in questi casi. Tirare ad indovinare non aiuta certo a fare chiarezza. Il tempo è galantuomo e lo stesso aiuterà a fare chiarezza su questa intricata vicenda.

L'AMAREZZA DI RENZETTI APPRESA LA NOTIZIA DELL'AUMENTO DI CAPITALE

E' deluso ed amareggiato Angelo Renzetti che, raggiunto dalla notizia dell'aumento di capitale, tuona all'indirizzo dei suoi “alleati”:
«Non possono farmi fuori in questo modo, non è giusto. Hanno fatto a mia insaputa l'aumento di capitale per far sì che il gruppo Pincione abbia la maggioranza delle quote all'interno della società. In questo modo, con la minoranza, non sarò mai presidente. Tenevo molto a questa carica e mi sento letteralmente tradito. Stanno accettando i soldi dei nuovi e non i miei, all'apparenza per tagliarmi fuori dai giochi. Se le cose stanno davvero così», h adetto Renzetti, «allora è meglio che vada via piuttosto che convivere con Pincione e D'Ambrosio in una posizione di netta minoranza. Sembra di avere il coltello puntato dietro la schiena. Ad ogni modo comunque vada, certamente non chiederò indietro i miei 600 mila euro, versati per il Pescara. Mi dispiace perchè grazie a me, a Pescara si sono mosse le acque ed ora vogliono cacciarmi dalla società».

LE PAROLE DELL'AVVOCATO D'AMBROSIO

«Dispiace apprendere della delusione di Renzetti. Io spero che ogni incomprensione sia risolta perchè il Pescara non può fare a meno di un grande comunicatore come Angelo. Vedremo il da farsi in queste settimane e di comune accordo prenderemo la migliore decisione. Nulla è ancora definitivo su questo potete stare certi. Riguardo l'aumento di capitale, è stato deciso a maggioranza. Renzetti non era d'accordo all'ingresso di ulteriori soci nella Pescara 70 ma in democrazia è la maggioranza che decide. Le porte per lui sono e resteranno sempre aperte, d'altronde grazie a lui tutto è iniziato. Abbiamo programmi ambiziosi ma non voglio parlarne, si giudicano i fatti non le parole e noi possiamo promettere solo il massimo impegno».

L'ADDIO DI DANTE PATERNA

«Lascio con qualche rimpianto perchè nel calcio si lascia cuore e passione. Nel mio caso il Pescara è stata l'azienda a cui ho tenuto di più. A dire la verità mi aspettavo le polemiche degli ultimi giorni tra Pincione e Renzetti in quanto, come ho già detto in televisione, quest'ultimo ha raccontato più di una bugia che, si sa, hanno le gambe corte. Non mi aspettavo questa querelle dopo così poco tempo ma ora non sono più io il presidente pertanto non spetta a me giudicare. Mi auguro comunque che tutte le incomprensioni si risolvano per il bene della Pescara calcio».

Andrea Sacchini 16/02/2007