Lino Manocchia: la mia Indy

Alessandro Biancardi

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Lino Manocchia: la mia Indy
Ogni anno, a fine maggio, ad Indianapolis, la Mecca della velocità si corre una gara di 500miglia, massacrante, fragorosa, storica.
Fu nel 1911 che Tony Hulman, uno sportivo ricco proprietario di terreni dell'Indiana acuistò un "rudero" dove si correvano gare sprint per macchine minuscole.
In breve, Hulman creò quello che doveva richiamare circa 400 mila spettatori ogni anno, da molte parti del mondo.
Il cronista, può vantare di aver raggiunto il numero 40.
Cioè per 40 anni, sono andato ad Indianapolis assistendo agli spettacoli più impensati, a tragedie inimmaginabili, ad episodi che meriterebbero un volume.
In questo articolo, desidero far conoscere ai lettori di Primadanoi.it, come fu, quando e in che circostanza entrai nel tempio della velocità che avevo sognato sin dalla gioventù.
Erano i tempi di Mario Andretti, Al Unser, Johnny Rutherford, Rick Mears, Tom Sneva, nomi indimenticabili che hanno fatto la storia del Colosseo d'acciaio.


Avevo diciotto anni e ancora vivevo in Italia. Era il 1939 e sognavo di essere un giorno a Indianapolis La mia passione per i motori, per la velocità e le macchine da corsa, già mi assorbivano completamente.
Capitò, un giorno, che il grande Nuvolari transitasse per Giulianova per andare in quel di Pescara al G.P.Coppa Acerbo , ed il grande "Nivola" mi concesse la prima intervista giornalistica della mia vita. Fu uno "shock" piacevole ed indimenticabile.

IL GRANDE STERN MI PRESENTO`…
Il mio sogno di vedere Indianapolis si avverò nel 1956 quando ebbi la possibilità di seguire, da cronista, la prima delle quaranta 500 Miglia alle quali ho assistito.
Ero l`inviato radiofonico della Voce dell`America (che trasmetteva per la Rai). Sull`aereo che mi portava a Indianapolis conobbi il famoso radiocronista americano Bill Stern che mi chiese se potevo prestargli il mio registratore magnetico, tecnicamente migliore di quello in possesso della emittente ABC. Giunti ad Indianapolis Stern mi presentò a Tony Hulman dicendo che ero un suo grande amico.
Il patron dello speedway ci credette e mi diede un biglietto stampa, ma non solo, incredibilmente mi consegnò le chiavi del suo appartamento che usava quando c`erano le corse.Ero a posto.

INDY LA WOODSTOCK DEI MOTORI
La porta del granaio americano, il cuore pulsante dello stato dell`Indiana, un tempo piccola cittadina, é il centro delle corse automobilistiche di tutto il mondo. Questo grazie a quel Colosseo d`acciaio nato nel 1911 e capace di accogliere anche 400 mila spettatori.
Indianapolis é la Woodstock dei motori, la quintessenza di uno stile di vita che si identifica con gli Stati Uniti. .Oggi il circuito di Indianapolis
è uno dei più moderni del mondo ma io lo ricordo quando ancora l`asfalto non era così levigato, quando al posto dell`attuale torre di controllo c`era quella che noi cronisti chiamavamo Pagoda e serviva da sala stampa.



MARIO ANDRETTI E ARCIERO

Avevo conosciuto Mario "Piedone" Andretti a Trenton,(foto con Manocchia) quando Mario guidava, pur di correre, tutto ciò che aveva quattro ruote ed in fretta diventammo amici. E quasi piansi di gioia quando nel 1969, con la STP Brower Ford turbo di Andy Granatelli, vinse la sua prima 500 Miglia di Indianapolis.
Franco Arciero, oriundo di Cassino, anch`egli col pallino delle corse, iscrisse alla 500 Miglia una Maserati affidandola al pilota Shorty Templeman, il quale dopo meta` corsa si fermo` col motore arrostito. Ma Arciero non si fermò qui. Dopo qualche anno schierò vetture per Max Papis, e Matsushita, e prima ancora quella di Fabrizio Barbazza, che a Indy piazzò la macchina al terzo posto . E poi Nino Farina, Al Unser, Dan Gurney ed altri piloti.
A Indy corse anche Clay Regazzoni, con una macchina
di Teddy Yip, singolare personaggio di Hong Kong. Regazzoni andò a sbattere con violenza contro il muro; non riportò gravi danni, ma a Indy non l`ho più visto.

CABINA DI TRASMISSIONE IN BAGNO
Conobbi Teddy Yip a Watkins Glen durante una gara di F.1. Quando nomino questo circuito non posso non ricordare un singolare episodio che mi capitò lassù.
Trasmettevo, via telefono, per la RAI e nella sala stampa erano sistemati sette telefoni uno accanto all`altro....che confusione con spagnoli, tedeschi inglesi e via dicendo che urlavano nei loro apparecchi. In Italia la mia voce sarebbe dovuta arrivare "pulita", senza le interferenze dei colleghi. Pensai così di rinchiudermi in un bagno che era posto vicino all`ultimo telefono della fila. Effettuai il collegamento e tutto filò liscio e in...silenzio.
Alla fine il collega in Italia, non avvertendomi che ero ancora in linea, mi chiese da dove stavo trasmettendo.Descrissi la "cabina" e per scherzo tirai lo sciacquone…Inutile dire che tutto passò in diretta.

LA PACE CAR CONTRO LA TRIBUNA DEI FOTOGRAFI
Voglio raccontarvi un incidente diverso, stranissimo,che non coinvolse i piloti iscritti alla corsa del 1971. La macchina apricorsa, o pace car, era guidata da Ted Palmer un rivenditore di auto che si era ben allenato per il compito che doveva svolgere.
Ma il giorno della corsa qualcosa non funzionò a dovere. Infatti Palmer rientrato ai box, non frenò al punto giusto ed in tempo e la sua macchina (all`interno vi erano anche Hulman e l`astronauta Glen) iniziò a sbandare paurosamente. Io , che trasmettevo alla base dello "stand", la evitai per puro caso, mentre la macchina concludeva la sua folle corsa contro la tribunetta riservata ai fotografi. Quell`anno avevo portato anche mio figlio, fotoreporter per il Corriere dello Sport-Stadio, che si trovava proprio su quella tribuna disgraziata, il quale rovinò sopra il cofano della pace car. Il collega Franco Lini riportò ferite alla fronte e mio figlio alla schiena..Un disastro.
Ma anche la gara riservò momenti di tensione con uno spettacolare contatto tra Johncock e Kenyon, la vettura di Bobby Unser ando` in fiamme mentre la corsa veniva vinta da Al Unser.,padre di quell` Unser che milita nella Irl.

SULLA PARNELLI A 200 ALL"ORA PER 4 GIRI
Ma per chi scrive uno dei momenti più emozionanti dei miei pellegrinaggi a Indianapolis fu quando, alla vigilia della 500 Miglia del 1979, Parnelli Jones portò a Indy la macchina con la quale Mario aveva stracciato il record del Texas Speedway.
Parnelli regalò a noi giornalisti la grande possibilita` di provare la sua monoposto. Feci quattro giri del catino alla media di 207.190 km/h. Ricordo ancora che le gambe mi tremavano per la paura e per l`emozione.Una cosa indescrivibile.
Oggi, ripensando a quei momenti mi chiedo: ma allora mia madre aveva ragione, quando con l`incoscienza tipica di un diciottenne "testai" una Fiat bicarburatore dei fratelli Romanelli di Teramo, legato con le corde su uno scomodo sedile. Ero proprio un incosciente.
Lino Manocchia 18/11/2005 11.23