Nazionale: Lippi e l'Operazione simpatia

Alessandro Biancardi

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“Operazione Simpatia”: non è il titolo dell'ennesimo film di James Bond, ma il nome che il Ct della nazionale Marcello Lippi ha dato al suo primo obiettivo (oltre quelli naturalmente legati al risultato): dare nuovamente al gruppo calcistico nazionale quell'alone di simpatia e allegria persa nel corso degli anni, o forse, addirittura, mai avuta.
Il commissario tecnico (o chi per lui, come un probabile consulente d'immagine gentilmente donato dalla federazione) si ispira a più di una corrente di pensiero, in diversi ambiti: quella tutta manageriale/organizzativa che vede nella costruzione (o ricostruzione) di un marchio che trasmetta allo stesso tempo affidabilità e simpatia, un mezzo per crearsi un pubblico/clientela ampio e soprattutto fedele ( la Fiat e l'operato di Lapo Elkann insegnano); e l'ambito invece calcistico tipico della scuola sportiva sudamericana ( in primis brasiliana ), che fa della giovialità, dello spirito goliardico di gruppo una caratteristica di forza e coesione, oltre che di conquista e mantenimento del pubblico.
Elementi che insieme diventano ancora più importanti, anche e soprattutto sotto un aspetto etico visto che si tratta sempre e comunque di una nazionale di calcio di un paese e non di un prodotto vero e proprio.
Certo è che tra merchandising, contratti di sponsorizzazione, diritti televisivi, ecc. anche il team azzurro è diventato un prodotto da vendere alla tv, alla radio, ai tifosi, agli sportivi (anche extranazionali) e quindi, in una doppia ottica manageriale e sportiva, si è reso necessario questo restyling. Operazione che stupisce ancora di più per puntualità e giustezza visto che si tratta di una decisione presa da un organo preistorico e gargantuesco come la FIGC, restio come ben tutti sanno alle innovazioni sotto ogni aspetto.
L'augurio è naturalmente che si vada avanti nella direzione giusta per riconquistare il pubblico: i dati recenti sembrano dimostrarlo, visto che l'amichevole con l'Olanda ha avuto 8 milioni di spettatori circa (http://www.auditel.it/html/ ), ma soprattutto che si tengano sempre sott'occhio i risultati sportivi che alla fin fine restano la priorità del tifoso: per quanto possa essere simpatica, una nazionale che perde allontana automaticamente i suoi primi supporters.
Ernesto Valerio 16/11/2005 10.28