Calcio malato e decreto Pisanu: 600mila tifosi in meno agli stadi

Alessandro Biancardi

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Sono 600mila persone.
A tanto ammonta la flessione delle visite domenicali agli stadi italiani da parte dei tifosi. Ed il dato non fa ben sperare per il futuro visto che la cifra mai così enorme si riferisce solo alle prime giornate di campionato.
Il fenomeno comincia ad esser manifesto agli occhi non solo dei tifosi delle tribune o delle curve, con quest'ultimi che da mesi hanno lanciato l'allarme.
Il popolo della curva indica la causa nel pacchetto del ministro Pisanu ( www.governo.it, ma se ne trova una completa versione qui http://www.sudnews.it/visualizza.php?id=17956 ) la principale causa dello spopolamento dei settori.
Il ministro partendo da dichiarazioni come «Non ho alcuna intenzione di mandare le forze dell'ordine e i cittadini a rischiare la vita. E' un rischio troppo alto e non possiamo correrlo. A questo punto ognuno deve assumersi le proprie responsabilità e io mi prenderò le mie. So che esistono anche problemi economici, ma sono gli stessi che noi dobbiamo affrontare ogni domenica per garantire la sicurezza dei cittadini che vogliono godersi la partita», ha compilato un insieme di norme che inaspriscono i sistemi d'accesso allo stadio.
Oltre a servizi di prevenzione e prefiltraggio dei tifosi ospiti diretti alla partita, si evita che i senza biglietto ( la cui vendita termina alle 19 del giorno precedente la partita ) si avvicinino al match, inoltre il decreto ha previsto i biglietti nominali ( con documento richiesto per l'acquisto dello stesso, con indicazione di numero e collocazione nel settore scelto ) e più in generale provvedimenti di ristrutturazione degli impianti con settori per parcheggi, per le forze dell'ordine e/o di primo soccorso e la figura di steward privati da affiancare alle FDO.
Un surrogato del tanto decantato modello inglese che a detta dello stesso ministro e del suo entourage ha ben funzionato: numeri alla mano sembra così, ma come in ogni importazione da un altro paese ( di norme, di prodotti, di stili, ecc ) bisogna vedere se l'humus del tifoso, e più in generale, dell'italiano, sapranno accogliere normative previste per un'altra tipologia di popolazione.

Chi contrasta queste norme propone invece altre soluzioni ( spalleggiato anche da personaggi come Platini, in una sua recente intervista alla Gazzetta dello Sport dell'8 novembre ), come abbassare il costo dei biglietti ( in effetti sempre più insostenibile: si parla anche di 50 euro in curva per big match come Juventus - Inter ) o la creazione di un tavolo di dibattito concreto e reale tra istituzioni, società sportive e rappresentanti del tifo organizzato.
Certo è che 600mila paganti in meno sono un dato preoccupante sia numericamente che economicamente parlando, per quello che è oltre che sport nazionale, soprattutto simbolo e passione di un intero popolo: è vero anche che la concorrenza di altri sport, della televisione o il semplice aumento di hobby extra lavorativi hanno dato ad ogni uomo o donna la possibilità di una scelta più ampia, che non sia necessariamente il calcio. Senza poi contare le pay tv che, relativamente con pochi soldi e tanta comodità, offrono partite ad ogni ora e da ogni posto.
E non sembra secondaria nemmeno la mole di scandali finanziari e non che soffocano il calcio e favoriscono l'allontanamento degli appassionati.
Un mix dunque di situazioni che stanno dando filo da torcere al mondo tricolore del pallone. Ernesto Valerio 11/11/2005 9.00