Calo spettatori negli stadi: anche così si uccide il calcio

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Nel giro di quattro anni, il pubblico presente sugli spalti dell' "Adriatico" è andato via via diminuendo. Si è passati dalla media di 8-9000 spettatori di qualche stagione fà all'impietosa cifra di 3833 paganti, raggiunta martedì sera in occasione della gara interna contro il Bari. Dove sono finite le "frotte" di tifosi che ogni partita interna del Pescara affollavano a migliaia l'impianto pescarese?

Rispetto alla scorsa stagione a livello nazionale si è registrato un sostanziale calo degli spettatori negli stadi.
Il Milan ad esempio è passato dai 54000 circa abbonamenti venduti dello scorso anno a poco meno di 35000 tessere; stessa cosa è accaduta all'Inter nonostante la faraonica campagna acquisti portata avanti dal patron Massimo Moratti.
Si nota un po' ovunque un disamoramento generale per il gioco del calcio.
Lo scandalo di "Calciopoli" ha colpito duramente al cuore il pallone nostrano. Fino a pochi mesi fa nessuno si sarebbe immaginato cosa sarebbe successo di lì a pochi mesi.
La Juventus in serie B, Milan, Fiorentina, Reggina e Lazio in serie A ma fortemente penalizzate. Ma "Calciopoli" non è tutto. Non a caso a seconda delle varie categorie i motivi che spingono la gente lontano dagli stadi sono diversi.

IN SERIE B

Per quanto riguarda la serie B, certamente il fatto di giocare il Sabato non aiuta gli stadi a riempirsi.
Per molte ragioni il sesto giorno della settimana non è idoneo ad ospitare manifestazioni sportive: chi lavora, chi pratica sport o chi vuole semplicemente avere un giorno libero tutto per sè.
L'orario delle 16 inoltre è molto scomodo.
Per consentire ai tanti sostenitori la possibilità di assistere alla partita della propria squadra del cuore si potrebbe tranquillamente spostare l'orario di inizio delle gare alle 20.30.
Come se non bastasse, i prezzi dei tagliandi di ingresso agli impianti sportivi hanno raggiunto costi insostenibili per una normale famiglia.
Questo accade purtroppo in tutte le categorie dalla A alla C2.
E' impossibile pagare 80 euro per una gara di calcio da quando le spese familiari sono lievitate di molto.
Tanti presidenti auspicano il ritorno delle famiglie al campo sportivo ma nessuno attua concrete politiche di riavvicinamento agli stadi; eppure basterebbe abbassare solo di qualche euro il prezzo dei tagliandi o concedere ticket gratuiti ogni tot di biglietti acquistati da parte di una famiglia.
Tutto ciò non farebbe altro che favorire l'afflusso dei tanti nuclei familiari desiderosi di passare una Domenica sostenendo i colori della propria squadra del cuore.
Il decreto "Pisanu" infine è una semplice pazzia. Non si può privare la gente del diritto di acquistare i ticket il giorno stesso della partita. Le code ai botteghini sono lunghissime e nonostante l'obbligo di identificazione all'ingresso dell'impianto, il problema violenza non si è nè risolto nè tantomeno attenuato. E' paradossalmente diventato più difficile fare entrare un peterdo o un razzo allo stadio che una persona.


LA VICENDA "PESCARA".

Tornando alle vicende biancazzurre, il "calo spettatori" non è solamente imputabile a fattori legati al costo elevato dei biglietti o al fatto che si gioca il Sabato anzichè la Domenica. La piazza adriatica è ormai stanca di anni di delusioni, di squadre mediocri fatte all'ultimo giorno di mercato e di programmi che di serio hanno ben poco. I dirigenti si lamentano dei soliti 3000 sugli spalti dell' "Adriatico", ma è dura sopportare il fatto che squadre dalle tradizioni neanche lontamente paragonabili a quelle del Pescara occupino posizioni di maggior prestigio del sodalizio di Via Mazzarino. Basti pensare al Mantova, Treviso, Crotone, Arezzo e Albinoleffe. Come è possibile che questi team abbiano maggiore potenza economica di una città il quale bacino di influenza è vastissimo ed è di certo superiore ai suddetti sodalizi.
Gli imprenditori locali da anni non seguono le vicende della squadra della propria città. Sarebbe davvero un bel gesto da parte loro qualche "aiutino" economico anche sotto forma di sponsorizzazione. Alla lunga potrebbero guadagnarci tutti: il Pescara diventerebbe più forte e gli sponsor aumenterebbero la loro visibilità a livello nazionale.

Il guaio di una società "povera" come questa è che mancano purtroppo ambizioni.
E' il puntare a grandi traguardi che fà emozionare la gente, non gli anonimi campionati disputati nelle ultime stagioni dagli adriatici.
Prima di lamentarsi del poco entusiasmo e dei pochi spettatori bisognerebbe lavorare per offrire al caloroso pubblico pescarese uno spettacolo degno di questa città. I 25000 che affollarono l' "Adriatico" nello storico spareggio contro il Martina sono la prova più lampante.
Ogni qualvolta si è lottato per un traguardo importante Pescara ha sempre risposto con l'entusiasmo di una città affamata di grande calcio.
E' difficile andare allo stadio e vedere giocatori come Vellucci, Croce, Calaiò, Luisi, Paolucci infiammare la platea per poi essere venduti l'anno dopo per pochi spicci. I tifosi vivono nel "terrore" che qualche giovane talento biancazzurro esploda e faccia vedere tutte le proprie capacità tecniche perchè alla prima buona occasione verrebbe ceduto al miglior offerente. Carozza, siamo sicuri, sarà il prezzo pregiato del mercato di Gennaio e difficilmente questo Pescara potrà permettersi il lusso di rifiutare offerte.
Per riconquistare il pubblico dell' "Adriatico" non servono spese "folli" alla Zamparini ma seri programmi. Questo club ma soprattutto questa splendida città meritano ben altro delle tante delusioni ricevute negli ultimi anni. L'augurio ad ogni modo è quello che questi anni difficilissimi finiscano al più presto. La "Curva Mazza" e l'intero pubblico pescarese meritano ben altri obiettivi che la semplice salvezza in un campionato di serie B, anche se difficile come l'attuale.

Andrea Sacchini 26/09/2006 9.02



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