Chieti calcio. La rabbia dei tifosi sul web: «la verità è sempre stata nascosta»

Alessandro Biancardi

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2007

AGGIORNAMENTO (16.14) LA DENUNCIA. I supporter della squadra in queste ore protestano contro chi non è riuscito a salvare il calcio della città. Le accuse sono forti ed aspre per il presidente Buccilli di cui si critica l’intera gestione, per l’amministrazione comunale che non è riuscita a salvare in extremis un moribondo già condannato e per la stampa locale che «ha nascosto sempre la verità».  


AGGIORNAMENTO (16.14)


LA DENUNCIA. I supporter della squadra in queste ore protestano contro chi non è riuscito a salvare il calcio della città. Le accuse sono forti ed aspre per il presidente Buccilli di cui si critica l'intera gestione, per l'amministrazione comunale che non è riuscita a salvare in extremis un moribondo già condannato e per la stampa locale che «ha nascosto sempre la verità».


 

«Mentre Fabio Grosso diventa il simbolo dell'Italia campione del mondo, la squadra che l'ha lanciato, il Chieti,
sparisce dal calcio professionistico»: è quanto dichiara Massimo Marino, tifoso e responsabile dell'associazione culturale "Il Muro" sul suo sito internet .

«Conoscere la verità», sostiene Marino, «quella vera, quella che non sia il frutto di interpretazioni, di racconti fantasiosi e di voci messe in giro ad arte per alimentare speranze e coprire le responsabilità di ben determinati personaggi, è per noi tifosi impresa ardua, se non impossibile».
Così com'è stato in queste ultime ore dopo la disfatta avere risposte precise è stato quasi impossibile. «Alla fine la colpa», continua il tifoso, « ricadrà su “una serie incredibile di sfortunati eventi”, su una “città incapace di mantenere questa categoria” e su quella “parte non sana della tifoseria” che è stata “pilotata” affinché finisse il calcio a Chieti. Ed i giornalisti locali, che semplicemente acquisendo bilanci e documenti ufficiali avrebbero potuto aiutarci a fare luce su questa incredibile vicenda, hanno clamorosamente deciso di schierarsi dalla parte del presidente uscente Antonio Buccilli e di tutti quei personaggi di Chieti (commercialisti, avvocati, imprenditori e politici) che negli anni lo hanno difeso, assecondato, protetto ed aiutato».

«In città», continua ancora Marino, «di Antonio Buccilli si tende stranamente a ricordare solo quei pochi momenti felici, come l'imprevista ma meritatissima promozione dalla serie C/2 alla serie C/1 e le vittorie contro l'odiato Pescara ed il blasonato Napoli».
Ma i tifosi pensano e confermano in queste ore che la storia del Chieti è stato anche altro: oltre ai successi, secondo loro, sarebbero stati continui «i piagnistei per elemosinare soldi, le continue offese alla città ed alla tifoseria, la totale mancanza di programmazione e di organizzazione societaria, l'arrivo di giocatori giovanissimi in prestito gratuito con premio di valorizzazione che non hanno consentito di fare progetti a lungo termine dovendo ogni anno ricostruire la squadra da zero, la tendenza ad accumulare debiti e piangere miseria (e mentre ci raccontava di voler mollare tutto non avendo più un euro, si trattava con Gaucci l'acquisto della Sambenedettese, senza perdere occasione per continuare ad insultarci), i fortissimi sospetti su partite stranamente perse e giocatori forti (tra cui lo stesso Grosso) incredibilmente ceduti gratuitamente o quasi».
E nemmeno per i tifosi è stata una vita semplice: «ci sono state continue pretese» da parte della dirigenza, «perché i tifosi non contestassero mai».
Secondo Marino, quindi i segnali di una disfatta c'erano tutti: «da almeno due anni la situazione era diventata gravissima e l'aria irrespirabile», ma tutti coloro i quali hanno tentato di «mostrare i bilanci e le prove della gestione fallimentare, sono stati allontanati, boicottati ed accusati di essere gufi e disfattisti, mentre a livello politico si è deciso di prolungare l'agonia continuando ad alimentare inutili speranze nei confronti di tifosi sempre più delusi e spaccati».
«Eppure», continua Marino, «secondo i giornalisti locali e secondo il presidente degli Amici del Chieti, la squadra era forte ma perdeva solo per via dei pali, delle traverse, della pioggia, del fango, degli arbitri, dei gatti neri e, udite udite, di alcuni tifosi “pilotati”».

LA RABBIA DEI TIFOSI
E anche sul sito www.teate.net i tifosi esprimono la loro rabbia per una situazione che, se controllata meglio, forse, avrebbe potuto avere un altro epilogo

«Ciò che rende la situazione ancora più irritante», scrive un tifoso dal nick Toretto, «è che questo finale era più che prevedibile da almeno 2 anni. Ad assopire il senso critico dei tifosi hanno contribuito anche i media che celavano (e celano), accuratamente quanto spudoratamente, la verità riguardo la criminosa gestione di Buccilli & company».
«Dobbiamo fare una nostra società», propone Nope, «ripartire dalla promozione e non riconoscere altre entità».
«Rifondare il pubblico», scrive invece Gp, «sarà la cosa più difficile, invogliare le nuove generazioni ad avvicinarsi al Chieti nonostante si giochi a Pianella e non lasciarli scappare sui gradini dell´Adriatico. Sarà fondamentale per il futuro. Abbassiamo la testa e se ci sarà da giocare a Casalincontrada ci andremo, ma con la dignità e l´umiltà».
Per Fanatic invece « la priorità numero uno resta solo quella di ripartire immediatamente, visto che siamo in clamoroso ritardo».

14/07/2006 13.02

«BISOGNA RIPARTIRE CON SERIETA' E PASSIONE»

Grande tristezza. Questo lo stato d'animo di Emilia De Matteo, consigliere comunale di Chieti e componente del Comitato regionale di Forza Italia, all'indomani della scadenza della domanda di iscrizione del Chieti calcio al campionato professionistico.
«Dallo scorso anno – precisa la consigliera azzurra – sono state tante le promesse fatte e non mantenute, ma ora mi sembra inutile fare polemiche e cercare di individuare colpevoli e responsabilità Bisogna prendere atto di quanto successo e ripartire da capo. E' necessario individuare la soluzione idonea – aggiunge la De Matteo – per restituire alla città una squadra di calcio forte per tornare a giocare nei campionati professionistici>. Il Chieti oggi, purtroppo, riparte dai campionati dilettantistici, a meno che si realizzi quella micropossibilità prospettata mercoledì dal neo presidente Di Stanislao, che ha indicato, quale ultima occasione rimasta, quella dei ricorsi, per esempio alla Camera di conciliazione del Coni o al Tar del Lazio. La consigliera azzurra, assessore allo Sport nella passata amministrazione, quando Fabio Grosso giocava con il Chieti e quando la squadra venne promossa in C1, guarda con nostalgia al passato, ma allo stesso tempo si dice sicura che «con un grande impegno da parte di tutti si potrà restituire ai teatini l'orgoglio di tifare per la loro squadra di calcio. Determinante sarà l'assetto societario e la professionalità nel gestire la società di calcio. Per questo motivo – conclude Emilia De Matteo – chiunque sarà protagonista della gestione dovrà dimostrare serietà, competenza manageriale, passione e dedizione massima ai colori neroverdi».

14/07/2006 13.43


«LE SCUSE NON BASTANO»

«Proprio nelle fasi cruciali delle scadenze burocratiche relative alla Calcio Chieti, il Sindaco ha pensato bene di allontanarsi per un lungo periodo di tempo da Palazzo d'Achille lasciando in sospeso, forse nelle mani inesperte dei soliti fidati collaboratori, numerose delicate questioni».
Bruno Di Paolo (Dc), sempre attento alle cose del capoluogo teatino interviene sulla vicenda.
«Il rammaricarsi poi, esprimendo alla cittadinanza il proprio “mi dispiace”, è veramente troppo poco da parte di chi ha proclamato, a più riprese, di saper porre rimedio al triste declino della Calcio Chieti. Aver scoperto che gli impegni verbali assunti dall'Amministrazione Comunale, in primis dal Sindaco Ricci, si sono rivelati privi di fondamento», dice, «ha lasciato, nel mondo calcistico teatino, ma non solo in quello, un profondo senso di amarezza. Amarezza resa ancor più pesante dal constatare che le rosee prospettive paventate proprio dal Primo Cittadino, dichiaratosi, addirittura, sicuro di portare a compimento l'opera di salvataggio della squadra, si sono tramutate in una doccia fredda con la conseguenza della FINE del calcio a Chieti».
«Il Primo Cittadino ha portato avanti, forse fidandosi, come sempre, dei consigli non sempre azzeccati di collaboratori, una strategia, in nome e per conto di tutta l'Amministrazione Comunale, senza neanche provare a riunire tutte le forze politiche presenti in Città, ma , addirittura, lasciandole ai margini delle trattative», ha proseguito di Paolo.

14/07/2006 16.28