La Indy 500 propone un altro "Piedone" : Marco Andretti. Ma vince Hornish

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1644

INDIANAPOLIS. Erano i tempi di Mario Andretti, Foyt, i fratelli Unser, Mears, Rutherford e dei piloti celebri di F.1, come Clark, Hill, Stewart, Mansell, Fittipaldi che si cimentavano sulla “brickyard” (così denominato l'ovale), costruito nel 1911 con mattoni rossi come sfondo. Erano i tempi che milioni di “aficionados”, come il cronista presente per ben 40 volte, ricorderanno le quattro ore trascorse, col cuore in mano, rinchiusi dentro il “Colosseo” d'acciaio di Indianapolis, testimone delle più ardite, elettrizzanti gare della storia.
Indy e' un nome, una storia, un mito creato dagli scontri memorabili dei cavalieri del brivido, sull'ovale dalle quattro curve apparentemente tutte eguali, ma diverse l'una dall'altra.
La città dell'Indiana viveva un baccanale autorizzato dal rumore dei
motori che copre tutto, rimorsi, passato e morali. Un carnevale liberatorio dell'America Midwestern che si scatenava nella nudità con uomini a torso nudo e ragazze in “pezzuole coprisesso”. Un rito che la Mecca dell'auto non poteva farne a meno, una Woodstock che si ripeteva festosa e rumorosa per il “mese dell'orgia di Indy”.
Corsa o spettacolo? Qualche purista dell'auto storce tutt'ora il naso di fronte alla “giostra” di Indianapolis, ma e' soltanto questione di
gusti e tendenze.

PASSATO E PRESENTE
Questo ieri. E oggi?
Sì, è la medesima arena, un tantino invecchiata dopo 90 anni dalla nascita, il medesimo ovale, la folla e' diversa, più esigente, i protagonisti appartengono ad un altro pianeta, sopratutto per mentalità, carisma, visione. Ma dov'e' finito lo spettacolo, dov'e'finita la corsa?
Chi sono i protagonisti della “più famosa corsa del mondo”?
La lista dei 33 partenti, quest'anno e' apparsa più scadente, più deprimente che mai. Basti pensare che il patron dello speedway Tony George ha dovuto girovagare affannosamente con la torcia per riciclare un gruppo di vecchi “eroi”, assenti dalle competizioni da svariati anni, pronti a cimentarsi per l'ultima volta nella corsa dei milioni, della storia, dell'orgoglio.
E' noto che molta della colpa di questa situazione ricade su Tony George che da dieci anni ha cercato di sfaldare la Champ car, dandosi la zappa sui piedi, ed ora, finalmente, sembra abbia deciso di desistere ed accettare la formazione di una serie unica.
A conferma, giunge alla vigilia, l'autorevole ”Chicago Tribune” con un lungo servizio dal titolo: Indy: “Da dieci anni, corsa di seconda mano, di Tony George”
Dunque, corsa di campioni, di veri protagonisti o di piloti riciclati?
Chi la spunterà da questo bailamme rombante?
Dovrebbe vincere a fil di logica il miglior pilota a bordo della macchina meglio preparata, ma e' più che difficile avvicinarsi alla realtà.
La estenuante roulette motorizzata che gira impietosa per oltre tre ore, fa scherzi inconcepibili, pur senza ricorrere agli immancabili colpi a muro
spesso spaventosi.
«Vincere ad Indy e' come farsi la pensione per tutta la vita» ama ripetere con prove di fatto, il due volte campione di F1 e di Indy Emerson Fittipaldi. Quest'anno ben 18 milioni di dollari in palio renderanno felici i 33 protagonisti, poiché anche l'ultimo arrivato intascherà -pur se per un solo giro- qualcosa come 150 mila dollari.
Il primo, poi, inizierà una giostra stordente fatta di interviste, film spettacoli ecc.
Intanto, gli anziani, continueranno a ripetere:«Sarà, ma la Indy di 20 anni fa era tutta un'altra cosa».

LA CORSA


Preceduta dal rumore di jets, dalla banda della Universita' dell'Indiana, gli inni patriottici, la sfilata delle succinte “majorettes”ed i mille palloncini variopinti, compiuti i giri di ricognizione, la Corvette, guidata dal sette volte vincitore del Tour de France, Lance Armstrong, lancia i 33 concorrenti.
Castroneves, spavaldo e sicuro prende il comando del gruppo seguito dal compagno di squadra Hornish e Dan Wheldon che in meno di mezzo giro raggiunge Castroneves.
Seconda passata e Buckum perde il controllo, va in testacoda
finisce su Chesson ed ambedue si fermano contro il muro.
Decimo giro Wheldon passa Castroneves che viene superato anche
da Hornish e tre giri dopo dal connazionale Kanaan.
Sessantasei tornate e Scheckter perde la macchina che finisce contro il muro. A questo punto l'inglese, capolista, ha 20” su Sam Hornish e al giro di boa sembra non avere avversari in vista.
Al 111 giro Castroneves tenta il sorpasso su Buddy Rice, ma
fallisce il tentativo e conclude la corsa contro il muro,portandosi dietro Rice.
148mo giro con Weldon al comando, il redivivo Al Unser perde il controllo e finisce contro il muro. Sei giri dopo Simmons che aveva perso alcuni pezzi della macchina lungo il percorso, e al pit aveva mandato a gambe all'aria un meccanico, inondato dal metanolo, concludeva contro il muro. Intanto anche Hornish e Thownsend Bell, all'uscita del pit partono con il tubo del metanolo incastrato nel bocchettone difettoso. Ambedue si buscano una penalty, proprio mentre ritorna la luce verde.
Intanto Dario Franchitti che aveva marciato con i primi cinque si sveglia e si porta a ridosso di Weldon, Dixon e Kanaan con Marco Andretti piu' che mai deciso a ben figurare.
Alla 169 passata, Dixon riceve una penalty per bloccaggio ai danni di Kanaan
Si avvicina la fine.183 giro Wheldon viene ostacolato dal traffico e Kanaan passa al comando. Nel tentativo di riacciuffare il brasiliano
Whelhon finisce sulle perline di gomma che si formano durante la gara, rallenta indietreggiando. Marco Andretti con una guida straordinaria e' terzo a 7”.
A dieci giri dalla fine la quinta luce gialla appare quando Giaffone
finisce contro la protezione,mentre Marco Andretti si dirigeva verso il pit per un rabbocco.
Al 195 giro la luce verde rilancia i concorrenti con Michael Andretti alla guida seguito dal figlio Marco che in breve rimonta il famoso papà, ed e'primo. Un giro dopo pero' Hornish, scatenatosi sul finire, battaglia decisamente e grazie ad una manciata in più di esperienza sui sorpassi, brucia il giovane rookie (6/100”) che il nonno aveva profetizzato sul traguardo dinanzi al padre Michael e che stava scrivendo un nuovo capitolo della storia di Indy.

UN ALTRO “PIEDONE”

E' stata la corsa dei bocchettoni difettosi, che stavano costando la vittoria ad Hornish, della strategia sbagliata dei rifornimenti alternati i quali hanno falsato la vittoria che il “conquistadores” inglese stava conquistando con una performance potente,decisa.
Sorprendente, dicevamo la performance del diciottenne Marco, che in alcuni momenti grazie ad un “Piedone”(ereditato da nonno Mario) ha lasciato di stucco pubblico ed avversari.
La Danica Patrick, al volante di una vettura calibrata e grazie ad un
rifornimento alternato ma errato, ha perso la chanche di finire con i primi tre.
Un rabbocco a qualche giro dalla fine la relegava all'ottava posizione
Max Papis che ha guidato per Eddie Cheever ha concluso 14.
Il comasco sta per diventare padre di un bambino, con Tatiana Fittipaldi, figlia di Emerson.


Lino Manocchia 29/05/2006 11.06