MOTORI. «Paul Dana era un amico e collega»

Alessandro Biancardi

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HOMESTEAD. Un'altra vita stroncata sull'ovale di Homestead, in nome della Irl. La decima, per la storia, dal giorno in cui nacque la Indianapolis Racing Leage di Tony George
La morte ferma i piloti, non le corse. E cosi' e' stato per Paul Dana, 31 anni,(sposato con la dottoressa Tonya) laureato in giornalismo, ma consacrato al mondo delle quattro ruote.
Tutto in uno scenario surreale, che in un certo senso ricorda il tremendo urto subito da Alex Zanardi in Germania. Anche lì, la tragedia
si consumò sull' ovale.
L'ovale, parola odiata dai più, tracciato che da dieci anni continua a mietere vittime, straziare corpi, ridurre in fantasmi i migliori piloti della categoria. Troppo lunga e' la storia della Irl, la serie che il cronista ha sempre incolpato, chiedendo e sperando che prima o poi il reuccio di Indy,Tony George, si decidesse a dire la parola fine.
L'orripilante visione “live”, e non dalla TV, osservata sull'ovale
sorto dalle ceneri di un urgano floridiano, ha mostrato un retroscena
debilitante, il volto freddo, incosciente delle persone vicine
all'accaduto.
Intanto, in altre occasioni, la corsa sarebbe stata rinviata, ma, già la
ABC Tv aveva tutto pronto e gli sponsors avevano detto, «questa corsa s'a' da fare».
E gli organizzatori non se la sentivano di rimborsare il prezzo del biglietto. E mentre il corpo straziato di Dana veniva trasportato in elicottero al Jackson Memorial Hospital di Miami, gli altoparlanti ubriacavano, con un nuovo inno scritto da un giocatore di football “Ia am Indy”, i 30 mila presenti, venuti per vedere,sorridere alla bella Danica Patrick, che distribuiva autografi e dolci paroline.

«E' DECEDUTO UN PILOTA E COLLEGA»

Paul Dana aveva dedicato se stesso a quel mondo pericoloso, sempre criticato, mentre si preparava a disputare un'altra corsa pazzesca che gli stessi piloti hanno sempre osteggiato .
«Il giorno in cui mi concentrerò a pensare agli “omicidi” che l'ovale compie», ha detto Sam Hornish (terzo a Homestead), «quello sara' il giorno in cui smetterò di correre».
Prospettive per le gare future?
«Non è semplice pianificarle. Il pericolo e' li'. Dana era un vero uomo. Era in pista per dimostrare di essere in grado di poter competere nella Toyota Indy 300 a 200 miglia. La sicurezza a quella velocità non esiste tra due micidiali muretti. Sono pochi gli agnostici in questo settore. Strappava emozioni quel ragazzino con in mano una insegna:”In memoria di un grande pilota: Paul Dana”».
Come la canzone “Its a beautiful day” che i gracchianti altoparlanti propagavano e si confondeva col fragore delle macchine ed il clamore della folla che aveva pagato il biglietto e voleva divertirsi.
A distanza di 24 ore, arrivano i commenti, i calcoli ed anche le
accuse: «Dana marciava troppo velocemente ed ha ignorato la luce gialla» e questo lo avrebbe portato nella tomba. Tutto discutibile.
Che dire di Ed Carpenter, figliastro del patron di Indianapolis?
Eterno rookie, portato in piazza dall'egocentrico Tony George
per far numero, ancora una volta andava a muro, carambolava
lentamente verso l'interno e si fermava col motore esposto al traffico. Quel motore che lo ha salvato poiché altrimenti, Carpenter, oggi potrebbe allinearsi col Grande Alessandro Zanardi se non peggio.
Destino? Errore del pilota?
Questa e' la “racing” con suoi punti belli e le immancabili pene e sofferenze. Troppo lunghi e tanti gli avvenimenti dei dieci anni di vita della Irl, piaccia o no ai soliti “malati” della serie che non sanno, non comprendono cosa significa marciare a 200 miglia su una fettuccia
d'asfalto che riserva pericoli indescrivibili.
Consola, pensare che le trattative intraprese dai due dirigenti la Champ car e Tony George, giungano a buon porto. Forse Non dovremo piangere cosi' diecine di scomparsi e compatire centinaia di malcapitati, schiavi di principi balordi e personali.
«E' stato un giorno difficile, si, un giorno molto, molto penoso a
Comprendersi» ha esclamato il vincitore Don Wheldon. «Forse
domani troveremo un sollievo sperando in un migliore futuro»

Lino Manocchia 29/03/2006 9.51