Doping: squalifica di 2 anni per Di Luca. Lui ottimista: «vado avanti»

Alessandro Biancardi

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ROMA. «Non finisce qui, c'é ancora da lottare e io vado avanti. Adesso faremo ricorso al Tas».
Così Danilo Di Luca, ha commentato la squalifica di due anni comminata dal Tribunale Nazionale Antidoping presieduto dal presidente Francesco Plotino.
Al corridore abruzzese è stata tolta l'aggravante, che ha portato alla riduzione di un anno rispetto ai tre chiesti dalla Procura Antidoping.
«Per adesso abbiamo solo il dispositivo - ha aggiunto Di Luca - Ora aspettiamo le motivazioni. Posso solo ribadire che io non ho assunto alcuna sostanza e che non mi aspettavo questa squalifica. Resto ottimista e confido molto nel Tas. Comunque vada, anche se dovessero confermare i due anni, io non lascerò il ciclismo. Ma sono sicuro di tornare prima dei due anni».
Oltre alla squalifica, che scadrà il 21 luglio del 2011 (la decorrenza parte dalla sospensione scattata dal 22 luglio 2009), il corridore abruzzese, su indicazione dell'Uci, è stato condannato al pagamento di una sanzione economica di 280 mila euro, e al risarcimento delle spese per le analisi e le controanalisi che hanno accertato la positività al Cera (2.040 euro).
«Noi crediamo nell'innocenza del nostro assistito - ha spiegato l'avvocato De Toni - Per questo motivo siamo pronti ad impugnare la sentenza e a fare ricorso al Tas: la verità va ripristinata. Noi contestiamo non solo il metodo utilizzato dal laboratorio di Chatenay Malabry, ma anche le procedure. Ora chiederemo al Tas di anticipare l'udienza, perché la speranza é che il tribunale di Losanna possa ribaltare questa squalifica e permettere a Di Luca di tornare a correre già quest'anno».

GLI ULTIMI ANNI TRA DISCESE E SALITE

La vetta della sua carriera Danilo Di Luca l'aveva raggiunta nel 2007, vincendo il Giro d'Italia. Sembrava la consacrazione di un campione e l'inizio della scalata ad altri successi, per il ciclista di Spoltore , dove è nato il 2 gennaio 1976.
Ma le fasi critiche non sono nuove nella carriera del ciclista abruzzese: il 16 ottobre del 2007 arriva la prima batosta. Tre mesi di squalifica decisi dal giudice di ultima istanza per aver "conosciuto e frequentato" il dottor Carlo Santuccione.
Si chiudeva così il primo atto di una lunga vicenda che risaliva al 2004, quando scattò l'inchiesta Oil for Drugs.
Di Luca, che per il suo coinvolgimento nell'inchiesta aveva già saltato il Tour 2004, a causa del deferimento arrivato alla vigilia del mondiale di Stoccarda perse anche la corsa iridata.
La bufera, però, è solo all'inizio. Il 27 febbraio 2008 la procura antidoping del Coni lo deferisce, chiedendo due anni di squalifica.
Motivo, i valori emersi dall'antidoping svolto subito dopo la 17/a tappa del Giro 2007 (la Lienz-Monte Zoncolan del 20 maggio). Nessuna positività accertata, ma quell'esame a sorpresa delle urine aveva dato risultati (dati ormonali 'atipici') che aveva incuriosito prima, e insospettito poi il laboratorio di Roma.
Dopo una serie di perizie e controperizie, il giudice di ultima istanza del Coni ritenere non sufficientemente dimostrabile la tesi accusatoria.
Di Luca è assolto e può partecipare al Giro 2008. La carriera è salva, ma il ciclista abruzzese è il grande sconfitto della corsa a tappe.
Vince lo spagnolo Alberto Contador, mentre lui è solo ottavo in classifica finale, dopo aver sfiorato la maglia rosa nella 19/a tappa.
Nel 2009 partecipa al Giro del centenario con ambizioni di successo, ma deve inchinarsi in classifica generale al russo Denis Menchov, dopo un duello conclusosi nell'ultima cronometro di Roma.
L'incubo doping per Di Luca torna il 22 luglio scorso, quando si diffonde la notizia che, durante il Giro 2009, è stato trovato positivo all'Epo ricombinante Cera (il doping di ultima generazione) per due volte, il 20 maggio a Moncalieri (Torino) e il 28 a Silvi Marina (Pescara).
Di Luca viene sospeso dall'Uci e l'8 agosto le controanalisi confermano la positività.

01/02/2010 16.29