IL PERSONAGGIO. Juan Manuel Fangio: la leggenda della F.1

Alessandro Biancardi

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IL PERSONAGGIO. Juan Manuel Fangio: la leggenda della F.1
 NEW YORK. Un campione senza eguali, i ricordi personali e gli incontri del nostro cronista con il grande pilota di origini abruzzesi.
E' la vera leggenda della F1. Gli amici e rivali lo battezzarono in cento modi: “Il Maestro”, “il piu' grande driver di F.1 della storia”, “il modesto”, “il misterioso”, ma lui non se ne dolse piu' di tanto.
Con i suoi occhi blu, ironici e guizzanti, naso aquilino, con la sua vocetta strana, appariva come un personaggio indecifrabile.
Sì, stiamo parlando del “votato” piu' grande driver di F1. della
storia: Juan Manuel Fangio, nato a Balcarce (Argentina) da modesti genitori emigrati dall'Abruzzo.
Con un palmares da far invidia, Juan ha scritto pagine gloriose, stupende, forti, avvincenti.
Ventiquattro vittorie mondiali in 5 anni, 35 volte sul podio, a bordo di una valanga di macchine che erano la sua passione, la vita. Comincio' a fare amicizia con le automobili all'eta' di 12 anni, lavando i pezzi delle vecchie macchine, riparandole poi e divenendo oltre che pilota, anche un esperto meccanico. La sua prima esperienza, sulla pista di terra battuta, la registro' all'eta' di 23 anni, a bordo di una Ford/Taxi, stranamente tramutata, che si spappolo' durante la gara.
Quando lascio' il mondo che lo acclamava, rispettava, idolatrava, scompariva con lui un'era che richiedera' tanti e tanti anni, prima che un altro pilota eguagliasse il suo record.





IL RECORD
Trascrivere il voluminoso record di corse, vittorie, pole position e piazzamenti, vorrebbe dire, riempire pagine e pagine di nomi, casi ed
episodi a non finire.
La sua statura agonistica era indiscutibile. Possedeva una visione della corsa decisamente superiore, un equilibrio ed un'intelligenza agonistica veramente singolari.
Ricordiamo un episodio: chi scrive, da poco aveva lasciato l'Italia, venne inviato a Sebring, il mitico percorso graffiato dalle vetture piu' famose al mondo. Si correva la 12 ore del 1957. Fangio, su Maserati 250 F correva in coppia con il francese Jean Behra.
Prima delle prove libere, Juan fece inforcare al cronista una bicicletta per seguirlo. Gli chiedo: «Juan, ma sabato corri la 12 ore, non il Giro d'Italia». Con il solito sorriso maliziosetto, indefinibile, ignoro' la mia osservazione e prosegui' “fotografando “ ogni minimo dettaglio del fondo stradale. Al termine della gara Fangio e Behra tagliavano il traguardo con oltre 10 minuti di vantaggio sul secondo.


JUAN E FERRARI
Deciso, testardo, puro sangue abruzzese, esigeva sempre la macchina ben “preparata”.
Un altro episodio: Marzo 1953. Si correva a Monza. Alla vigilia, la macchina di Juan vibrava e rendeva ultra nervoso il campione, il quale ordino' al suo fido meccanico di «fare qualcosa, non importa come».
Al via la macchina di Juan Manuel parti' come un lampo, quella di
Bonetto, compagno di scuderia, scodinzolava. Inutile dire che il povero meccanico durante la notte, aveva cambiato macchina e numero di corsa dei due piloti.
Juan fu protagonista anche di un”colpo politico” a Cuba, quando un gruppo di terroristi lo” prelevarono” perche' volevano che Juan intercedesse presso il governo argentino affinche' rilasciasse una ventina di prigionieri politici.
Verso il crepuscolo della sua gloriosa carriera, a Pebble Beach, in California, dove si festeggiava l'anniversario dell'Alfa Romeo, Fangio, tra un autografo e l'altro, con il cronista, volle parlare dell'Abruzzo, dell'Italia.
Col suo dialetto, spesso impercettibile, mi rivelo' che in Argentina i suoi genitori ebbero vita dura.
«Ma nuie simo fort, e nun ci facimo mena' da nisciune», disse in un improbabile abruzzese.
Alla domanda, come mai non ebbe ottimi rapporti con Enzo Ferrari, si
scuso' spiegando: «Ferrari e' stato un grande uomo, ma aveva i suoi difetti personali. Non amava essere ribattuto sulle sue decisioni. Ma
allo scadere della mia carriera, siamo ridiventati amici. Non mi sono risposato, ora le cose mi appaiono sotto un'altra luce, e la mia mente s'e' schiarita. Se avessi potuto, avrei voluto correre sempre con la Ferrari, anziche' con la Mercedes» (con la quale vinse il suo secondo titolo mondiale n.d.r).
«Ma non credere», mi diceva,«che la mia carriera e' stata tutta di allori e rose. Una volta, persi l'aereo da Belfast per andare a Monza. Presi una macchina e a cento all'ora, arrivai a Monza mezz'ora prima del via. Puoi immaginare le mie condizioni fisiche. Partimmo, ma dopo una ventina di giri, la macchina prese il volo, rotolo' due volte e fini' nel fossetto a fianco della pista. Mi credettero morto, ma gli addetti, invece, riscontrarono che mi ero rotto la noce del collo, e per quell'anno il campionato ando' in fumo.

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CALCOLATORE DEL RISCHIO
Juan non faceva distinzioni. Per lui F.1, Carrera, Endurance o la
Mille Miglia si equivalevano. Esperti, giornalisti e lo stesso Enzo Ferrari restano del parere che difficilmente potremo riavere un asso capace di tanta continuita' nel successo.
Nei tracciati impegnativi, la sua guida raggiungeva la perfezione, che non sapeva spiegare lui stesso.
«Ho imparato a calcolare il rischio, quando indossavo l'uniforme militare, e condensavo il mio pensiero durante le lunghe tappe, come quella da Buenos Aires, attraverso le Ande sino a Lima nel Peru'. Che vuoi, papa' e mamma' mi hanno forgiato cosi'», e dopo un attimo di pausa aggiungeva: «Ma dimmi un po' a te questo carattere non piace?».
Juan Manuel Fangio ci lascio' all'eta' di 84 anni, (1995) dopo aver trascorso i giorni del suo tramonto a Barcarce (Buenos Aires).
Che strano questo grande, indimenticabile campione del mondo!


Lino Manocchia –Foto archivio SSNphoto.com

28/02/2006 8.17