IL PERSONAGGIO. Carl Russo Punta al titolo Champ car

Alessandro Biancardi

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NEW YORK. Sta tra la Statua della Liberta' ed il Golden Bridge.
Viso leggermente abbronzato, occhi luminosi, memoria sbalorditiva e inesauribile versatilita', il “reuccio” della Silicon Valley non si ferma mai. Gli amici, lo considerano un Concord. Dicono che “ non dorme mai”, ma il californiano di antico ceppo napoletano non se ne duole, e si definisce un uomo di buona volonta' con lo sguardo fisso al futuro e preoccupato a che gli altri lo seguano nella corsa verso il successo.
Personaggio non comune questo Carl Russo, patron di ditte
colossali, ex pilota, e ora anche di due team (”Rusport”) dove
militano l'inglese Justine Wilson e l'americano A.J.Almendinger.
Affabile,premuroso, cortese ha quel tono didattico, instillato dall'esperienza; passa dallo sport alla politica,dal meeting al business, con una facilita' invidiabile e come Mida, quel che tocca,e tocca tutto, diventa oro.

Ma qual è stato il momento piu' emozionante della sua carriera sportiva?
«Quando vinsi la mia prima corsa come pilota nella 100cc. classe “Controlled”, una manifestazione della serie WKA. Quel momento non lo si puo' dimenticare».

Come ha integrato gli anni trascorsi nel mondo tecnologico, con la
carriera nella Champ car?
«In molti sensi ambedue sono simili. Tra il business di alta tecnologia e dirigere vetture di ricercata tecnologia come quella della Champ car, non vedo molto distacco. E' tutta questione di persone, di cultura e operazioni. Gli sviluppi tecnologici ed i relativi vantaggi provengono, appunto, da queste».

Che cosa fa arrabbiare Carl Russo?
«Quando non rendo bene come vorrei…e un'altra cosa: quando una persona non “impara” e quindi non funziona a dovere».

Carl, dovendo organizzare un pranzo di tre piloti famosi, chi inviterebbe?
«Senza dubbio Mario Andretti, il piu' versatile pilota dell'era moderna.
Ayrton Senna, perche' mi piacerebbe poter comprendere quale forza misteriosa albergava nel cuore di questo personaggio che gli consentiva di affondare e poi tornare a galla con performance maestose,
Valentino Rossi perche'….beh, basta seguirlo in pista. Sbalorditivo».

Se lo speedway di Indianapolis fosse in vendita, penserebbe al suo acquisto?
«No…Ho tra le mani gia' troppi “immobili” al fuoco. Chiedilo a Kevin e Jerry (Kalkhoven e Forsythe).

Nella scala da 1 a 10, a che punto si trova la Champ car del 2006?
«Considerando le condizioni di due anni fa, io la porrei a 8. Ma pensando a quello che la serie potra' divenire nel futuro, la classificherei a 2, poiche' sussiste un grande potenziale».

Carl Russo e' ottimista circa lo sviluppo della serie Atlantic. Intende allestire una
squadra nel 2006 ?
«Sono piu' che ottimista. La serie ha gia' attratto una grande quantita' di campioni delle serie minori. I patron della serie ed i fans della Champ car avranno modo di osservare durante i week end,il meglio della competizione. Si puo' garantire un duello avvincente dal quale spuntera' senza dubbio, un valido campione. Quanto alla Rusport non abbiamo intenzione di allestire un team, poiche' siamo concentrati su un solido obiettivo, cioe' vincere quante piu' tappe del campionato ed eventualmente il titolo».

La Rusport viene considerata una delle tre “maggiorate” della serie. A.J. e Justin ripeteranno la performance del 2005? Vi sono stati cambiamenti in seno alle squadre?
«Fa piacere conoscere l'apprezzamento dei fans per A.J
Almendinger e Justin Wilson, comunque, ripeto, il nostro obiettivo è quello di emergere in testa, poiche' i nostri piloti hanno grande potenziale. In seno ai team sono stati apportati cambiamenti “minori”, comunque effettivi e di altro gradimento. Siamo impazienti di andare a Long Beach».
In una intervista, qual è la domanda che la irrita di piu'?
«Le interviste non mi irritano, salvo a far perdere un po' di tempo».

Se chiedessi una volta tanto di rivolgere a me una domanda, cosa
avrebbe da chiedermi?
«Non credi che nella Champ car dovrebbe esserci qualche buon pilota italiano, o almeno, italo americano?»

Lino Manocchia 15/02/2006 8.36