La 44° Daytona premia Ganassi ed i suoi "alfieri"

Alessandro Biancardi

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La 44° Daytona premia Ganassi ed i suoi "alfieri"
DAYTONA. Ventiquattro ore di gara, di attacchi e sorpassi, di soste lunghe e penose, e poi i fari che perforano la notte come grossi aghi d'argento. Lo spettacolo avvince, ma spesso la stanchezza prevale.
Ecco la sintesi della 24 ore di Daytona, alla 44ma edizione, che il neo zelandese Scott Dixon e l'inglese Dan Wheldon (foto) hanno donato a Chip Ganassi, che porta a casa per la prima volta il prestigioso alloro della Florida.
Meritato il posto d'onore strappato dalla Lexus di Negri/ Wilson/Almendinger, con una gara valida e sostenuta. Orgoglio giustificato per patron Carl Russo nelle cui vetture Champ car gareggiano A.J e Justin piu' che mai,quest'anno, decisi a portare a casa anche il titolo della serie.
I vincitori hanno compiuto 734 giri, pari a 2611 miglia.
Daytona: come la si puo' dimenticare… L'hanno affrontata centinaia di piloti di ogni
nazionalita' di valore, coraggiosi ostinati, i piu' sconfitti da una parte meccanica imprevedibile ed irreparabile, ma decisi a tornare un altr'anno, a Daytona, lo
splendido centro che incanta e conquista, adagiato sulla sponda dell'Oceano Atlantico, col suo arenile dal fondo duro, che si stende per 35 km. popolato di
turisti e traffico di macchine dei curiosi.
Chissa' se l'esploratore Matthias Day, nel 1876 avra' immaginato che un giorno la citta'da lui “nominata” Daytona sarebbe diventata la regina della velocita' dell'est, e delle gare stock “inventate” dal mitico Bill France e divenuta la categoria piu' famosa e ricca del secolo.
Tutto inizio'con la serie IMSA, che attrasse piloti famosi come Wolleck,
Theys, Stuck,Haywood e poi gli italiani Moretti Sigala Larrauri, Papis, Brancatelli, con le Ferrari, Porsche BMW, Jaguar ecc.
Il cronista ricorda un'atmosfera di festa che avvolgeva concorrenti e spettatori, non esageratamente numerosi, ma tutti preoccupati a tuffarsi nelle acque azzurre dell'Oceano e ad assistere all'infuocato tramonto e splendide aurore.

TRIBUNE PIETOSAMENTE VUOTE
Durante la 44° edizione osservando le colossali tribune vuote ci siam chiesti: ma
dove sono i 300 mila fans che rigurgitano per le stock car?
Numerosi sono i fattori negativi generati dalla diatriba per il potere da parte di Bill France Jr, figlio del fondatore dell'ovale floridiano e l'abruzzese della Georgia Donald Don Panoz.
Il primo, seguendo la falsariga di Tony George di Indianapolis e patron della IRL, in lotta con la Champcar, creava la serie Grand America. mentre il magnate Don Panoz riesumava la defunta IMSA e creava l'American Petit Le Mans.
Immaginabile dunque quanto possa nuocere questa divisione della categoria.
La folla, anche quest'anno, scaseggiava paurosamente.
Visi assonnati, vagavano tra le sedie come cercassero qualcosa che non c'era, ignorando che, in pista, 66 concorrenti stavano battendosi per l'alloro della 24 ore Rolex .
Nei box diversi team giovanili hanno tenuto vivo l 'interesse, mentre in pista non sono mancate le sportellate,testa coda, uscite sull'erba, e macchine ferme e
ritiri. Correvano molti “rookie” provenienti dalla Irl e Champ car.
Il noto pilota Paul Tracy, del team Forsythe, Champ car, partito terzo, in meno di venti giri superava il poleman tedesco Luhr,che alla terza ora riportava la rottura dell'asse postreriore della Porsche e perdeva oltre mezz'ora, per poi essere penalizzato per eccesso di velocita' nel pit. (finira' con 4 giri di distacco) Intanto Tracy teneva saldo il comando per due ore per poi dare dare il cambio a Mears Jr, figlio dell'asso di Indy. Ma alla 89 tornata il motore della Lexus di Tracy/ /Wildon/Mears/Borko non voleva saperne piu' di proseguire.
Il campione della Champ car Sebastian Bourdais,che alla vigilia aveva ottenuto
un meritato il settimo posto,in una corsa Trans am in coppia col padre, ex pilota, metteva in mostra griunta e decisione in una gara alla sua prima edizione punteggiata da numerosi contrattempi meccanici.
Nella categoria GT l'inglese Justin Wilson ed il compagno A.J.Almendinger del team Rusport battagliavano per tener salde le prime posizioni acquisite sin dal via e meritano l'esaltante risultato.
L'italo americano Chip Ganassi aveva schierato il campione della IRL Dan
Weldon e Scott Dixon, nonche' il nostro Max Papi con Pruett e Diaz, che poco
dopo la partenza rientravano per noie alla centralina elettrica, e
tornavano con
un certo ritardo, ma piu' tardi venivano traditi dal propulsore.
La rimonta poderosa di Max Angelelli,(foto) partito 27mo e primo sino alla sesta ora veniva offuscata dalla collisione di Jacob Shabit con Emanuel Collard che rovinava la prodigiosa Pontiac Riley,
Da segnalare l'ottima performance di Dario Franchitti con il fratello Marino,la valida
presenza di Riccitelli che concludeva settimo nelle GT e la sfortunata prova del team Cheever (motore in fumo a 2 ore dalla conclusione), mentre nel settore meccanico, buona la prova delle Pontiac.

L'INCUBO DI DAYTONA
Questi ed altri cento episodi si susseguivano sino a quando, la luce iniziava a sparire sulle paraboliche dell'ovale, le ombre si allungavano, e le tenebre, col suo fascino inimitabile, e allo stesso tempo l'incubo di Daytona, si trasformavano, per l'incrociarsi dei fari, in una notte di mille colori.
E quando all'alba i primi Aironi spiccavano un lento volo quasi a salutare il
sole, per i piloti e gli assonnati meccanici aveva inizio un periodo che molti definiscono “ineguagliabile.” Il rosso del sole e una leggera foschia che si
adagiava sull'ovale,impegnavano i suprestiti che non erano fermi lungo il
percorso per qualche guasto o per un'uscita di strada.
Sullo storico ovale-misto di Daytona scende il silenzio. I piloti vanno a casa preparandosi per tornare,il 2 di marzo sulla pista di Messico City, tutti piu' che mai decisi a conquistare un'alloro della serie che la mitica Daytona,questa volta ha loro negato.
Lino Manocchia 30/01/2006 8.38