I giocatori del Pescara: «non scendiamo in campo domenica con lo Juve Stabia»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Doveva essere una giornata importante quella di ieri in casa Pescara. Il cda previsto per l'aumento di capitale sociale, però, ha avuto uno slittamento di ventiquattro ore.
Nessuna novità dati gli avvenimenti delle ultime settimane.
Tutto, dunque, fissato per oggi con i rappresentanti della Eurocat Sa che dovrebbero versare nelle casse del club circa tre milioni e mezzo di euro.
Cifra che ovviamente difficilmente verrà versata in giornata.
Dopo questa data il collegio sindacale concederà altri trenta giorni a chiunque vorrà effettuare l'aumento di capitale. Trascorso il mese il presidente del collegio sindacale della Pescara calcio non potrà far altro che portare i libri contabili in tribunale.
Nel consiglio di amministrazione di oggi, che con ogni probabilità si terrà a Roma, potrebbero essere ratificate le dimissioni di gran parte degli attuali componenti.
Intanto, ieri, dura presa di posizione da parte della rosa dei calciatori biancazzurri, tecnici, medici, preparatori atletici e fisioterapisti. Questi, a partire dalla partita interna di domenica a Vasto, hanno deciso di non scendere più in campo qualora non venissero corrisposte loro le giuste spettanze. I calciatori e collaboratori dello staff tecnico, medico e del settore giovanile, lo ricordiamo, sono senza stipendi da diversi mesi.
Decisione che non ha inciso però sull'allenamento quotidiano. Chiaro comunque che questo "sciopero", come ampiamente descritto nel comunicato stampa, qualora divenisse operativo lo sarà solo a partire dalla prossima partita in casa con la Juve Stabia.
Il condizionale, comunque, è d'obbligo anche perché con ogni probabilità nelle prossime ore potrebbe esserci un deciso passo indietro da parte della squadra. Giocatori che, tra l'altro, fino a ieri sono stati lodati dai sostenitori biancazzurri per carattere e professionalità dimostrata in questi mesi.
Sarebbe probabilmente la prima volta in assoluto che una squadra professionistica a campionato in corso rinunci ad una partita.
L'unico caso è stato quello del Martina nell'anno passato, che all'ultima giornata non scese in campo in segno di protesta nei confronti della Lega per la mancata retrocessione diretta del Lanciano. Il Martina all'epoca prese un punto di penalità. Ininfluente ai fini della classifica merito del già matematico diciottesimo posto.
Il Pescara rischia sanzioni pesantissime in caso di mancata presentazione domenica con la Juve Stabia. Lo 0-3 a tavolino, un punto di penalizzazione e 10mila euro di multa. Dopo quattro volte di rinuncia alla partita la società rischia l'esclusione dal campionato.
Le istanze di fallimento, nel frattempo, sono arrivate a quattro. Tutte, comunque, di cifre piuttosto modeste se paragonate all'ammontare di debiti complessivi del club.
Calciatori, tecnici, medici, preparatori atletici e fisioterapisti, infine, hanno dato mandato all'avvocato Mattia Grassani di tutela dei propri diritti.

Andrea Sacchini 21/11/2008 7.58

IL COMUNICATO INTEGRALE

La gravissima violazione, da parte della proprietà, di fondamentali diritti posti alla base del rapporto di prestazione sportiva che lega i tesserati al club abruzzese ha indotto tutti i lavoratori del settore agonistico ad assumere, anche se a malincuore, una posizione di assoluta intransigenza e fermezza.
Dopo mesi di impegni costantemente disattesi, di parole d'onore spese a vuoto, di garanzie non mantenute, è giunto il momento di dire stop. Basta allo scempio che si sta consumando sulla nostra pelle, sulla nostra dignità e professionalità, sui tifosi, sulla cittadinanza.
Ci sono 30 famiglie che attendono da agosto, manca un mese a Natale, il pagamento degli emolumenti, gente che prende 1.500,00 Euro al mese che non sa come vestire i propri figli o dove trovare i soldi per fare la spesa, e questo grazie al Pescara Calcio S.p.a..
La misura è colma, l'esasperazione è totale e le forze, fisiche ma anche nervose, si sono ormai esaurite, nessuno di noi è più in condizioni di andare avanti in questo modo.
Traditi dai soci precedenti, che ci hanno salutato dalla sera alla mattina, abbandonati a noi stessi dai soci attuali, non siamo più disposti a rinunciare a valori insopprimibili, facendoci calpestare prima come uomini e poi come professionisti.
In tutto questo, in mezzo a tutto questo, i tifosi, unico, vero grande patrimonio della squadra, come noi illusi prima e disprezzati poi, hanno dato prova di grande attaccamento e fedeltà alla causa comune.
Ma ora non si può tollerare ulteriormente quanto è accaduto e sta accadendo, facendo finta di nulla o sperando in un domani migliore.
E' il mondo del calcio di oggi, almeno quello che abbiamo visto a Pescara, a non appartenerci, a non essere il nostro mondo e non può certamente essere il mondo di nessuno dei tanti nostri colleghi, dei tanti allenatori e dirigenti, seri e concreti, che quotidianamente lavorano onestamente, consentendo allo sport che amiamo come noi stessi di crescere.
Dove c'è terra bruciata non si può seminare niente, niente può crescere e continuare a sperare diventa inutile. A Pescara è così e noi non possimao che prenderne atto, dopo tante attese e atti di fiducia mal ripagati, il sogno è finito.
Per questo dobbiamo fermarci: con la morte nel cuore, da domenica, in occasione della gara interna con la Juve Stabia, la squadra si asterrà dal rendere ogni prestazione in gare ufficiali, continuerà a farlo, e dalla prossima settimana interromperà anche la preparazione, se gli impegni, i tanti impegni, personali, d'onore e contrattuali non verranno immediatamente onorati.
Noi abbiamo amato, e amiamo, la maglia, la città, la tifoseria, e sarà per sempre, se, però qualcuno è davvero interessato alle sorti della squadra esca allo scoperto subito, oggi, e lo dimostri. Ora o mai più.
Senza se e senza ma, niente progetti di cartone e strategie utopistiche, serve solo concretezza, cioè i fatti, al bando le chiacchiere e le promesse vane.
Occorre mettere sul tavolo quello che ci spetta, ciò che ci serve per vivere, quanto ci è dovuto ma è rimasto ad oggi solo una parola, ripetuta sino alla noia, niente altro, purtroppo.
Non vogliamo continuare a soffrire per lavorare, sfrattati da casa, senza un ristorante dove mangiare, un pullman per effettuare le trasferte e le divise da gioco.
Noi chiudiamo qui, la farsa è finita, sappiamo che non tutti approveranno questa scelta, ma il dolore e le lacrime sono finite, mentre la disperazione in cui altri ci hanno fatto sprofondare non consente altra soluzione.