Appuntamento ad Indianapolis per la corsa da 14 mln di dollari

Alessandro Biancardi

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INDIANAPOLIS. Il Colosseo d'acciaio di Indianapolis ha riaperto le porte che vedranno passare il 25 maggio prossimo, qualcosa come 250 mila spettatori i quali assisteranno alla mitica 500 miglia del Memorial Day alla 92° edizione.
Indianapolis, scrivemmo una volta, e' tutta un superlativo.
Dai 13.500.000 milioni in palio che 33 concorrenti si divideranno sfrecciando alla media che l'ovale dalle quattro curve sorelle, una diversa dall'altra, consente, agli
immancabili, pericolosi urti contro la protezione, specialmente al via, momento piu' teso della corsa.
Un mese di trepidazione per la qualifica- prove e poi la gara, il tutto racchiuso in 3 ore e mezza di competizione che un tempo presentava illustri piloti come Mario Andretti, i fratelli Unser, Bill Vuckovich, A.J.Foyt, Clark, Hill, Mansell, Fabi, vetture come la Eagle di Gurney,la Parnelli Jones spinte per lo piu' dal potente Offenhauser.
Sei ex piloti italiani vantano di avere il loro volto inciso nel magnifico trofeo Borg Warner: Andretti,De Paolo,Resta,Fittipaldi,Chever e Franchitti, mentre Regazzoni, Max Papis e Teo Fabi vi parteciparono, ma spesso colpiti dalla sfortuna.
Il milanese Fabi, pilota dell'allora team Jerry Forsythe, nel 1983,dopo aver preso il comando della corsa, al rifornimento, per un bocchettone malfunzionante, perse la gara a pochi chilometri dalla bandierina a scacchi.
Indianapolis e' tutta una storia di record, incidenti, dettagli appassionanti che non hanno perso il colore malgrado negli ultimi 15 anni, guerre intestine tra la Champ Car di Jerry Forsythe e la Irl di Tony George, erede del nonno Tony Hulman, creatore del “Colosseo”, abbiano sfaldato buona parte dell'interesse.
Come non ricordare il giovane immigrato italiano De Palma che divenne piu' tardi il pilota piu' famoso che l'America avesse mai avuto, insieme a Felice Nazzaro.
Che dire di Dario Resta, il livornese nato il 27 agosto 1884 e deceduto il 2 settembre 1924 durante un tentativo di record a Brookland (Inghilterra) all'eta' di 40 anni mentre ad Indy dopo aver guidato per quasi tutta la gara, una foratura lo costrinse a cedere il comando al connazionale Ralph De Palma?
In America, giunto nel 1915, vinse a San Francisco il G.P. e quindi quello degli Usa affiancandoli alla mitica Vanderbild Cup.
Giorni, momenti indimenticabili che in seguito avranno per compagni i successi dei “big” dell'era moderna.
Mario Andretti vinse nel 1969 su una “ STP special” del connazionale Andy Granatelli, creatore del noto olio STP per auto, ed ora il nipote Marco tenta la via che appartiene a “Piedone”.
Il figlio Michael, patron di scuderia Indycar, ha tentato ben nove volte senza successo.
Dario Franchitti riusciva a farcela per la sua tenace resistenza ed intelligenza, mentre il compianto Michele Alboreto fu atterrato da guasti meccanici.

FERRARI GRANDE ASSENTE

«E la Ferrari è ancora assente?» chiedono accorati i tifosi italiani.
E' ormai noto che per gareggiare ad Indianapolis occorrono anni di esperienza del settore prove.
E poi, il Cavallino impegnato con la F.1 ed il resto delle competizioni mondiali, deve pensare anche al domani per sfornare le migliori gemme del reame, come sara', si spera, la “segreta” F149, quasi simile alla 612 Scaglietti V12, capace di offrire performance di rilievo.
Questa “front engine” V8 si allineera' con la F430, piu' leggera ed economica.
Piu' che mai oggi sorgono domande circa l'esito della 92° edizione
di Indy.
Sono i concorrenti all'altezza dei campioni passati?
Si dubita.
Intanto tra i 33 che si presenteranno al nastro d'avvio figurano undici
rookie, fortunati di aver trovato sponsor adeguati al caso, ma privi di
esperienza sugli ovali, tanto da indurre il Presidente delle operazioni Barnard a chiudere la porta delle iscrizioni ai rookie.
Per non parlare del settore femminile, dalla Sarah Fisher' alla venezuelana Milka Duno. Gli altri, ex campioni della Irl (Weldon, Kanaan, Castroneves Dixon,) sono ormai “abitue'” di Indy ed il pronostico positivo non dovrebbe star lontano da loro.

“TURBOLENZE”, SOFFIO INFERNALE

Che cosa hanno detto le prove di qualifica?
Che Scott Dixon del team Chip Ganassi ha ottenuto la “pole position” con al fianco Dan Weldon, compagno di squadra Ganassi, come si prevedeva.
Ora incasserà 10 mila dollari «per aver girato piu' forte in qualifica».
Mario Andretti e' dello stesso parere:«Partire tra i primi e' sempre un bene, ma occorre giungere alla fine, altrimenti i milioni di dollari non si beccano. Giungere alla fine, ecco il segreto».
Ormai per legge meccanica dei 33 partenti, soltanto una meta' forse giungera' al traguardo, e molte volte non sono i “divi” ma i piccoli i quali tenendosi in coda al gruppo dei ruggenti leoni, senza strafare arrivano alla fine trionfanti.
Ai piloti della Formula Indy non sono tanto le sempre piu' proibitive medie a preoccuparli quanto il contemporaneo aumento della velocita', compagna altrettanto pericolosa che marcia di pari passo col soffio infernale delle “turbolenze” che sono, spiega il milanese Teo Fabi, «una forza invisibile che cresce parallelamente alla velocita' di un muro d'aria “sporca” generata dalle monoposto che stanno davanti. I piloti, impauriti, non rischiano a stare in scia, e la vettura sembra impazzire e si rischia di finire fuori».
Velocita',brivido, spettacolo?
Cosi' era ai tempi in cui il cronista - per 42 anni consecutivi- ha visitato l'ovale, dove quindici milioni di spettatori di mezzo mondo hanno gridato la loro passione, il loro momento di isterismo.
Chi vincera' questa spettacolare corsa del brivido?
Lo sapremo soltanto domenica sera quando, preceduti dalle majorette, a colpi di cannoni, col lancio di migliaia di palloncini variopinti, trentatrè audaci sfrecceranno sul catino piu' famoso dell'Indiana, il tracciato, dicono,«piu' avvincente del mondo»

Lino Manocchia 12/05/2008 8.56