Di Luca assolto, «impossibile dimostrare il doping»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Due perizie e una superperizia non sono state ritenute sufficienti per dimostrare la tesi accusatoria sostenuta dal procuratore antidoping Ettori Torri e per squalificare l'atleta per due anni. Così ieri il campione della bicicletta Danilo Di Luca è stato assolto.
ABRUZZO. Due perizie e una superperizia non sono state ritenute sufficienti per dimostrare la tesi accusatoria sostenuta dal procuratore antidoping Ettori Torri e per squalificare l'atleta per due anni.
Così ieri il campione della bicicletta Danilo Di Luca è stato assolto.

Lui al Tribunale di Roma non ci è andato. A ricevuto la notizia nella sua casa di Pescara e subito dopo è stato subissato di telefonate di amici, parenti e giornalisti.
«La maglia rosa è il mio unico doping», ha detto l'atleta soddisfatto. «Mi sento bene, sono felice, finalmente giustizia è stata fatta. E' come se mi fossi tolto di dosso un peso». Ha già detto che non chiederà risarcimento danni: «adesso penso solo a correre».
E oggi se si guarda indietro il ciclista vede sette mesi di passione, un mondiale perso e tanta rabbia. La decisione del Giudice di ultima istanza del Coni (Gui) di assolverlo chiude per Danilo Di Luca la pagina più amara della sua carriera che, qualora fosse stata accolta la richiesta di due anni di squalifica del procuratore antidoping, rischiava di concludersi anticipatamente.
Invece il 32enne ciclista abruzzese potrà continuare l'attività: soprattutto potrà essere al via al Giro, a difendere la vittoria dello scorso anno.

LA SENTENZA

La sentenza di ieri ha praticamente rivelato che «non è stato raggiunto il livello di probabilità richiesto dall'articolo 3.1 del codice antidoping».
Dunque, Di Luca non ha violato l'articolo 2.2 del Codice Wada, facendo ricorso a un'infusione endovenosa (più o meno reidratante) e non ha assunto sostanze proibite. Mancano le prove in grado di suffragare le tesi dell'accusa e di convertire in condanna il deferimento.
Secondo la perizia dei super periti super partes invece ci sarebbero un'errata correzione dei campioni mista a una veloce diluizione urinaria, alla base dei livelli ormonali riscontrati nel controllo a sorpresa effettuato sul sangue di Danilo Di Luca, al termine della tappa (la 17/ma, del 30 maggio 2007) disputata e vinta sullo Zoncolan, nel corso dell'ultimo Giro d'Italia (i test avevano evidenziato livelli ormonali anomali, ritenuti simili a quelli di un bimbo).
Secondo l'accusa, invece, il campione si sarebbe sottoposto a un'infusione endovenosa di plasma prima del test antidoping effettuato alle 20,50 del 30 maggio 2007. Secondo il professor Alfredo Pontecorvi, il plasma non sarebbe da considerare «la causa principale di una diluizione delle urine», mentre lo sarebbero «la soluzione fisiologica o glucosata».
E proprio l'avvocato di Di Luca Federico Cecconi ha puntato, nella sua arringa finale in cui ha chiesto l'assoluzione per il suo assistito, sulla non dimostrabilità del fatto: «Il parere dei periti è contraddittorio. Appare difficile stabilire se sono state manipolate le urine dell'atleta», ha spiegato il legale. «Il dato che deve orientare l'organo disciplinare all'interno dell'alveo della giustizia sportiva non può prescindere dal criterio di significatività. Non sono state fornite prove alternative, in carenza del dato fattuale».

L'ESPLOSIONE DI GIOIA DI DI LUCA

Così nel pomeriggio è stata pronunciata la sentenza. Il Giudice di ultima istanza del Coni in materia di doping ha assolto Danilo Di Luca dall'accusa di doping.
«Danilo Di Luca ha già pagato un prezzo altissimo, dovendo sopportare il peso di un deferimento», ha subito commentato Cecconi. «Siamo ovviamente molto soddisfatti, abbiamo portato avanti un lavoro articolato, che alla fine ha dato buoni frutti. Il deferimento rimane un fardello pesante che si poteva evitare»

«La giustizia ha fatto il suo corso. Sono contento per l'uomo e l'atleta Danilo Di Luca», ha commentato invece il presidente della Federazione ciclistica italiana (Fci), Renato Di Rocco. «Gli auguro di uscire da questa dura esperienza più forte e motivato di prima».
«Ho perso un anno della mia vita», ha commentato il campione. «Adesso penso solo a correre, a vincere, le vittorie sono il miglior antidoto per qualunque malessere. E io di sofferenze ne ho patite tante
nell'ultimo anno, durante il quale sono stato costretto a ingoiare tanti bocconi amari. Adesso, eccomi qui, contento e felice. E' andato tutto come prevedevo, non c'erano prove, né potevano essercene».
Di Luca non chiederà alcun risarcimento per il danno d'immagine. «Io penso solo a correre, al resto penseranno i miei legali - afferma, al telefono, con tono sicuro – Si tratta di un'assoluzione importante, che può essere paragonata a una vittoria. Se ho mai avuto momenti di sconforto in questi mesi? Certo, ma non ho mai pensato di smettere, di appendere la bicicletta al chiodo, perché sono sempre rimasto sereno, la tranquillità e la sicurezza della mia totale estraneità a ogni addebito mi hanno sempre dato la forza di guardare al di là degli ostacoli».
De Luca ha un obiettivo nel mirino e lo ammette senza tanti giri di parole. «A questo punto io penso a vincere la corsa rosa - osserva - Non ho affrontato le grandi classiche in Belgio e mi sono preparato per il Giro. Fino a stamattina mi sono allenato, anche per scaricare un po' di tensione, la mia condizione migliora e cercherò di presentarmi a Palermo in grande spolvero».

17/04/2008 9.36