Nel 2006 un italiano alla corte della Champ car

Alessandro Biancardi

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New York. Scaduto il campionato automobilistico 2005, l'anno nuovo apre le sue porte fiducioso di ripetere e migliorare la sua esistenza con gare avvincenti, piloti conosciuti e nuovi, decisi a conquistare il prestigioso alloro, dinanzi ad un pubblico sempre più numeroso.
Per la Champ car il 2005 e' stato un anno di continuo consolidamento inteso a ricostruire le basi della defunta Cart che due dei “Cavalieri dell'Apocalisse”, Jerry Forsythe e Kevin Kalkhoven, hanno fatto risorgere dalle ceneri.
E non poche sono state le solide iniziative, a partire dall'acquisto della Cosworth, onde assicurare la presenza di un motore valido nella
serie, l'acquisto dei diritti delle due “perle”: Long Beach e Toronto, la “scoperta” della pista di Anson (Corea del Sud) in programma nel 2006, e l'annessione nel calendario di due nuove corse Edmonton (Canada) e San Jose'(California). Per non dimenticare le trattative con il Giappone che intende aprire le porte alla Champ car nel 2007 della citta' Otaru, definita la Montecarlo giapponese, mentre sono in corso le trattative col governo cinese per la prima gara, in Bejing, anch'essa nel 2007.
Quest' anno e' confermata la presenza anche della ricca citta' texana Houston che offrira' lo spettacolo in notturna, mentre proseguono le trattative, con la città di Filadelfia, rallentate un po' dal dissenso tra i “politici” locali.

GARE ENTUSIAMANTI
Al via del 2005, si affermava che la serie monoposto Usa scarseggiava di piloti e si addossava la colpa alla rivale Irl la quale da qualche anno apertamente tentava di affossare la Champ car. Ma i risultati hanno smentito il fondatore Tony George, desideroso di entrare nelle file della Champ in veste di “padrone e capo”.
Un fallimento questo che, ogni giorno che passa, corrode sempre

piu' le basi della pericolosa, dilettantistica serie.
Seguendo le critiche si presagiva la presenza di appena 15 piloti ma, al via se ne presentarono 18, (foto) come annunciato dai dirigenti.
Uno di questi, il francesino Sebastian Bourdais, del team Newman
Haas (foto con il team) ha inciso il suo nome dell' albo degli assi che scrissero pagine avvincenti come Mario Andretti, Rick Mears, Al Unser, Johnny Rutherford, A.J.Foyt e tanti altri.
Il 27enne di Le Mans, per la seconda volta consecutiva, ha portato a casa la mitica coppa Vanderbilt, vincendo a Long Beach, Edmonton,San Jose, Denver, Las Vegas e Surfer Paradise (Australia).
E finalmente, e' il caso di dire, seguendo le orme di Fabi, Barbazza,Papis, Montermini, Zanardi, quest'anno avremo nella griglia, l'italiano Giorgio Pantano (foto) che ha testato per la PKV con risultato promettente, grazie alla sua provata esperienza.
Confortevole e' la cifra di spettatori presenti alle corse (2 milioni e
mezzo) che, indubbiamente, nel 2006 aumenteranno in vista di varie
modifiche alle piste, all'organizzazione,ai premi, per non parlare della
Tv che,quest'anno, trasmettera' le gare in diretta in cinque nazioni per un totale di 65 milioni di utenti.

FORSYTHE COMMENTA
«Possiamo confermare», spiega Jerry Forsythe, patron di due piste (Monterrey e Citta' del Messico) «la stabilita' e continuita' nonche' la garanzia da parte degli organizzatori di una campagna promozionale su vasta scala, nelle due principali corse messicane, come Citta' del Messico che ogni anno presenta oltre 400 mila spettatori». Apriremo con Long Beach il 9 aprile, seguita da due gare le cui date (13 e 21 maggio) freneranno qualsiasi partecipazione alla 500 miglia di Indianapolis da parte di qualche nostro team».
«Sono trascorsi due anni eccezionali, prosegue Forsythe, non soltanto per i cambiamenti e gli sviluppi che ha avuto questo sport. Il compito dell' organizzazione e' rimasto coerente nel tempo, la
leadership ha contribuito a formare una serie internazionale dalle solide basi sulle quali la Champ car conta di restare».

LA INDY RACING LEAGUE
La campana della Irl,manda un'altro rintocco. Fu creata 10 anni fa da Tony George, nipote del mitico patron dello speedway di Indianapolis, Tony Hulman nella speranza di obliare completamente la rivale Cart.
Fu ben presto aiutata a piene mani dalle sorelle giapponesi Honda e Toyota, che elargivano milioni di dollari, attirando cosi' un gruppo di piloti ex Cart, come Michael Andretti, Dario Franchitti, Tony Kanaan,Eddie Cheever, ed i patron Chip Ganassi,Bobby Rahal, Roger Penske ed altri.
Ma i milioni giapponesi non sono stati sufficienti a creare una serie
giostrante soltanto sugli ovali, pericolosi e micidiali. A dozzine si contano gli incidenti di corsa e feriti gravi, alcuni costretti ad abbandonare la competizione, a partire dallo svedese Kenny Brack, ritiratosi dopo un orripilante incidente. Che dire di patron Chip Ganassi, figlio di italo


americani, che quest'anno ha perso 21 vetture, finite contro il muro, ed altrettanti cinque piloti?
Tutto il “benessere” delle due sorelle del Sol Levante e' finito in gran
parte nelle casse del fuggitivo Michael Andretti, il quale pero' mentre osservava il calo finanziario e tecnico degli avversari,notava
di aveva perso il campione e due altri compagni per la perdita di sponsor. A versare aceto sulla piaga ha contribuito la Toyota, la quale, perso la guerra con la Honda, ha abbandonato il campo innanzitempo lasciando all'asciutto una dozzina di squadre. Per tutta risposta,e per aiutare la decadente serie, il figlio di Mario, ha deciso, a 43 anni, di tentare di nuovo la 500 miglia, insieme al figlio Marco al quale,invece, stanno a cuore le piste “stradali”. Un rischio duramente criticato dalla stampa e dagli esperti poiche' Marco ha appena 18 anni ed ha corso soltanto nella serie minore, e provato una volta la vettura Irl, a differenza di Graham, figlio di Bobby Rahal, il quale ha convinto il padre a farlo partecipare alla serie Champ car Atlantic prima di compiere il salto nella serie maggiore, i cui dirigenti hanno ripetutamente tentato invano di “riunire”le due serie monoposto cozzando con la cocciutaggine ed egoncentricita' di Tony George, piu' che mai deciso a diventare il”condottiero” dell'automobilismo americano”.
Lino Manocchia - SSNphoto.com