Doping: inibizione a vita per Santuccione

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1465



ROMA. Inibizione a vita per Carlo Santuccione. Il giudice di ultima istanza in materia di doping, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura antidoping del Coni, ha comminato la sanzione massima al medico abruzzese coinvolto nell'inchiesta Oil for drug.
Santuccione, 60 anni, abruzzese, di Cepagatti in provincia di Pescara, medico di base, era già finito sotto accusa in passato sempre per vicende legate al doping, è tornato alla ribalta con l'inchiesta penale che ha coinvolto atleti di spicco come Danilo Di Luca, vincitore del Giro, Eddy Mazzoleni e l'ex campione del mondo dell'asta Giuseppe Gibilisco.
Con l'inibizione a vita si chiude l'inchiesta della Procura Antidoping del Coni, che è andata avanti in maniera autonoma rispetto a quella penale della Procura di Roma dopo un'operazione antidoping dei Nas nel 2004.
Dopo aver appreso la notizia Santuccione ha rilasciato un commento all'egenzia Ansa: «mi hanno tolto la licenza di pesca: ma se a me pescare non piacesse e non la avessi mai chiesta? ... però è una giustizia medioevale. La sentenza me l'aspettavo, ma non è giusto, mi hanno condannato in un processo alle intenzioni, senza prove, senza dati di fatto. Dove è finito lo stato di diritto? Non mi interessa essere medico sportivo Coni, ma il problema non è questo: con questa giustizia sportiva non ci si può difendere».
Nell'inchiesta è coinvolto anche un altro medico Simone Giustarini:
anche per lui
la Procura ha chiesto lo stop a vita.
Santuccione - squalificato a cinque anni nel 1995 per doping - e che ieri non era presente, alcuni giorni fa ha definito «allucinante» la richiesta di radiazione e ha chiarito di essere finito nell'inchiesta penale per colpa della sua grande passione, il ciclismo.
Parlando a margine della presentazione del piano industriale dell'Istituto di Credito Sportivo, Petrucci ha sottolineato come «la lotta al doping è nella storia dello sport italiano».
«Abbiamo intensificato questa attività - aggiunge - perché vogliamo dimostrare che le nostre vittorie devono essere pulite. Chi ha fatto uno sbaglio deve pagare. Non sono mai contento quando ci sono fatti di questo tipo - prosegue - comunque non faccio commenti, sto al mio posto». Petrucci si è poi complimentato per il lavoro della procura antidoping.

18/12/2007 9.46