Tre mesi di squalifica per Di Luca

Alessandro Biancardi

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ROMA. Giornata nera per il ciclismo abruzzese. Mentre ad Avezzano si celebravano i funerali del campione di ieri Vito Tacconi, a Roma il Giudice di Ultima istanza condannava il campione di oggi, Danilo Di Luca.
Al vincitore dell'ultimo Giro d'Italia è stata inflitta una sospensione di tre mesi (a partire da oggi) per la sua frequentazione del medico Carlo Santuccione. La procura antidoping aveva chiesto 4 mesi di squalifica.
«Tre mesi? Sono giusti, anzi secondo me è andata bene al corridore - ha detto dopo la lettura della sentenza il procuratore Ettore Torri -: viste le carte si poteva chiedere anche di più».
Come ha confermato il legale difensore del corridore, Federico Cecconi, ora all'esame resta il ricorso immediato al Tas di Losanna, ma la decisione di ricorrere al supremo tribunale dello sport avverrà nei prossimi giorni dopo la lettura del dispositivo della sentenza.
Di Luca non ha nascosto la sua delusione: «prendo atto, sono deluso, è un'ingiustizia, ma non credo si possa parlare di accanimento da parte della Procura nei miei confronti».
Sconcertati anche i difensori del corridore abruzzese perché questa sentenza di sospensione lo condanna «per la conoscenza e la frequentazione del dottor Santuccione».
«In dibattimento abbiamo portato elementi importanti – ha spiegato l'avvocato Federico Cecconi - tra i quali il tesseramento del dottor Santuccione per la federazione medico sportiva nell'anno 2003-2004».
«Sia chiaro però – ci ha tenuto ha sottolineare l'avvocato Cecconi - che non è stata mai contestata al corridore nessuna violazione del regolamento antidoping».
16/10/2007 14.41