Pelè "O’ Rey" compie 67 anni

Alessandro Biancardi

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Pelè "O’ Rey" compie 67 anni

NEW YORK. In un minuscolo angolo dell'immenso Brasile, il 23 Ottobre 1940 nasceva un pupattolo che doveva diventare “la leggenda” “la perla nera” il “king del pallone” l'Atleta del secolo,”l'ambasciatore del calcio” il “Tesoro nazionale”, intoccabile, il “calciatore dal record invidiabile” ricco di 1280 reti e 93 incontri internazionali, secondo soltanto all'altro brasiliano Artur Friedenreich (1329).
A scuola lo chiamavano Dico poiche' non riusciva a pronunciare il nome Bile', giocatore del Vasco da Gama, che lui chiamava “Pile”.
Quel Pile' divenne. “Pele” che pero' non riusci' mai a sapere cosa significasse, mentre non nascondeva di non gradirlo.
Il suo vero nome era Edson Arantes do Nascimiento, figlio di Dondinho, anch'egli esperto giocatore, della squadra Fluminense, che nella sua carriera, in una partita, segno' 5 reti di testa. Ed il campione ama ricordare
che ha sempre cercato, ma invano, di battere se non eguagliare il primato paterno. Pele' debutto' nel 1956 contro il Santos segnando il suo primo gol e dieci mesi dopo essere passato nei “prof” venne inserito nella nazionale brasilera.
Talento precoce, velocita', visione di gioco straordinaria, inarrestabile nel dribbling ubriacante, controllo poderoso della palla col piede e la testa, a 17 anni do Nascimiento segno' una rete col Wales, 3 con la Francia e 2 con la Svezia.
«Sembra che Dio mi abbia mandato in terra con la missione di giocare il calcio, una missione che io devo condurre a termine a qualunque costo» ebbe a dire un giorno.
Pele' non era altissimo, ma disponeva di una straordinaria elevazione che lo rendeva temibile anche nei colpi di testa, era capace di fare i 100 metri in 11 secondi.
Memorabile la frase anonima apparsa sui muri piu' volte in Brasile: “Dio invento' il calcio , e poi disse a Pele' di insegnarlo”.
Significativa e' anche l'espressione del nostro Alessandro Del Piero che dice:«Come diavolo avra' fatto, mi chiedo, a segnare 1281 goal, cioe' quelli
che ho fatto io, piu' un'altra ottantina, piu' mille. E' una cosa disumana…Un numero 10 per inciso».
Ma qual è stato il giorno e la partita che O' Rey ricorda con maggior interesse e soddisfazione?
«Senza dubbio il goal del 4-1 in occasione della partita mondiale, in Messico, contro l'Italia. Fu la centesima rete di World cup per il Brasile». L‘Italia si difese col cuore in gola, ma contro i “gialli” non ci fu nulla da fare.
E' in quella occasione il cronista ottenne il suo autografo su un pallone. Ricordo di valore ineguagliabile.
Nel 1975, dopo due anni lontano dai campi di gioco, Pele' venne ingaggiato dai Cosmos,(sette milioni di dollari per tre anni) squadra di calcio della Warner Comunication, che allineando un esercito di giocatori d'eccezione, riusci' a vincere
l'edizione del 1977 del campionato nord americano di calcio.
Quello fu il periodo d'oro del “soccer” statunitense, grazie all'innesto, dicevamo, di George Best, Eusebio, Franz Bechenbauer, Marinho, Charles, John Neesken,Toninho,Carlos Alberto, John Cruiff , Giorgio Chinaglia, ed altri, nomi che fecero esplodere il calcio Usa in letargo da anni.
Il primo ottobre del 1977 il “grande O'Rey” chiudeva la sua leggendaria carriera in una partita-esibizione col Santos alla presenza di 75 mila spettatori presenti al Giant Stadium,con papa' Dondinho e la madre in tribuna.
Reynaldo segno' la prima rete del Santos, ma Pele' scrisse l'ultimo goal al fulmicotone della sua carriera, su punizione.
Al termine della partita il “ragazzo” di Tres Coracal, ritiro' il numero 10 regalando la maglia al padre.
Pele' e' il sinonimo del calcio vero, anche perche' e' impegnato a sfruttare la sua immagine a favore del calcio africano e dei popoli piu' bisognosi. Per questo la”Perla nera” rimarra' un simbolo incancellabile dal tempo.
Nel 1994 con una lussuosa cerimonia Pele' sposo' Assiria Sixas Lemos, sua seconda moglie.
Lino Manocchia 10/10/2007 8.06