Ricci e De Silvestro piloti italiani nella Champ Car

Alessandro Biancardi

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NEW YORK. Era l'era d'oro dell'automobilismo italiano. Lo aveva detto il Drake,l'indimenticabile Enzo Ferrari, riconfermando nel suo libro “Piloti che gente” le doti, il coraggio, spesso la spericolatezza,di «quella gente dedita alla velocita'», che lottava, riconosciamolo pure, con mezzi non certo paragonabili ai giorni che corrono, Ascari Bandini, Fangio, Nuvolari,e fermiamoci qui, gente coraggiosa, capace di scrivere pagine indelebili.
Ma l'automobilismo “nobile” non si ferma qui.
Altri, tanti giovani, sono apparsi all'orizzonte delle quattro ruote ed hanno anch'essi scritto “memoriali” sportivi di valore.
Senza offendere nessuno, citiamo un nome: Alessandro(Alex) Zanardi,
quel giovane bolognese, semplice, cordiale, sempre sorridente che, fatte le “basi” in Europa, attraverso' l'Atlantico per tentare l'avventura americana.
Fu una rivelazione, e la storia parla tutt'ora delle sue imprese compiute negli anni 97-98 insieme a “patron” Chip Ganassi, un italo americano che capi' meglio di tanti altri esperti quanto valeva il «piccolo patriota emiliano».
Il resto della dolorosa, ma gloriosa storia di Alex resta come “indice” per le centinaia di piloti che settimanalmente si alternano sui vari circuiti del mondo.
Come, ad esempio, i due giovani, promettenti, coraggiosi italiani, attualmente nella serie Atlantic Champ car :Simona De Silvestro e Giacomo Ricci.
La meravigliosa ragazza, nata a Ginevra da papa' Pierluigi e mamma Emanuela, emigrati da Brescia a Losanna, ha appena 18 anni e gia' si prospetta come una futura protagonista di primo grado.
Non che Simona non valga gia' molto, non avrebbe abbracciato la Atlantic-trampolino di lancio verso le alte sfere- se non avesse sentito quel brulichio al piede che usa con discernimento quando lancia la vettura in gara.
Fa parte del noto team australiano del veterano delle corse Derek Walker il quale ha saputo creare un “giardino” di nuove promesse per le monoscocche americane.
«E' un team ideale e la serie e' quella che molti giovani sognano, ammiccando la Champ car e, ovviamente, la Formula uno», dice Simona.
«Sono 23 i concorrenti, un numero massiccio, eppure effettuiamo la partenza da fermi con non molti rischi come avviene sovente per la partenza lanciata. Tra noi piloti non esistono scalini, siamo eguali, discutiamo, si scherza anche, ma quando andiamo in pista, allora le cose cambiano».
Come vedi il gran gala finale di Elkart Lake del 12 agosto prossimo?
«Sara' una battaglia alle armi corte. Debbo premettere che i ”veterani,” che hanno sulle spalle due anni in piu' di noi di pratica nella serie, come Matos, Perera,Hinchcliff,Wickens e qualche altro, sono avvantaggiati ed inoltre guidano una macchina piu' calibrata con ingegneri espertissimi».
«Personalmente non posso lamentarmi, non avrei certo immaginato, attraversando l'Oceano che mi sarei trovato di fronte ad un branco di “lupetti” decisi a....far vittime».
«Elkart Lake sara'...il giorno del giudizio. Il mio patron Dereck Walker, una gran brava persona, un personaggio capace di farsi voler bene, non ha mai commentato i miei risultati…»
Poi ci sara', il 2 dicembre, una gara extra senza punti per la classifica in quel di Phoenix, dove la Champ car effettuera' la sua ultima gara dell'anno.
Ci saranno piu' di cento mila dollari in palio da spartire.
Qualche nostalgia di Zurigo, gli amici, gli ex compagni di scuola.
E' stato duro compiere il passo?
«Certo la mia vita era fatta di scuola, famiglia e le usanze del luogo. Ma il mio lavoro non guarda troppo a queste cose. Si fa subito a fare amicizia».
Simona parla gia' come una driver “arrivata” nelle alte sfere.
Ha fiducia in quel che fa, matura…
Sempre piu' fa capire che la strada intrapresa e' quella giusta.
Auguri Simona !

GIACOMO RICCI

Nato 21 anni fa e' un piemontese di Baveno , un ragazzo in gamba che percorrera' la strada intrapresa con coraggio e decisione.
Consentite di dire subito, che la sua attivita' sportiva in America e' “aiutata” da
compagnie intelligenti come la Global, Lotto, Banca Halease, Mazda che hanno intravisto nel figlio dello sportivissimo Gianfranco Ricci, un futuro protagonista di primo piano.
Dopo questo importante preambolo, va detto che Giacomo ha tutti i requisiti per qualificarsi pilota, e lo abbiamo constatato da vicino in diverse gare della serie Atlantic dove da qualche settimana sta conquistando il sesto posto d'arrivo, facendo sudare i “vecchi” volponi della classe, come Matos, Perera
ed altri nella seria da qualche annetto e tutti decisi a portar via il prestigioso trofeo, due milioni di dollari che vanno al vincitore, e la chance di far ingresso nella Champ car, come han fatto Simon Pagenaud, Will Power, Graham Rahal, figlio del mitico Bob ed altri ancora.
Inutile dire che Giacomo ha affrontato una serie oltre che numerosa, anche agguerrita, nella quale fanno figura ditte che investono capitali poiche' sanno che la serie Atlantic e' il trampolino di lancio per il futuro dei giovani concorrenti.
«Avrai constatato», mi chiede Ricci, «come ho lottato in tutte le tappe del campionato.Purtroppo pero' il mio team (Conquest racing) non ha i mezzi necessari per accaparrarsi meccanici ed ingegneri validi. Pertanto», aggiunge Giacomo «io combatto con mezzi “dimezzati” di valore tecnico».
In ogni gara egli ha impresso un ritmo superiore' a molti dei 23 concorrenti.
Il fatto che egli non possa superare il sesto posto d'arrivo non dipende dalla sua grinta, che ne ha da vendere, ma dal fatto che pur marciando a “tavoletta” il mezzo trotta anziche' galoppare.

Dimmi Giacomo, credi alla fortuna?
«La fortuna e' volubile, oggi ti aiuta, domani no. Sicuramente un pizzico di fortuna aiuta e puo' fare la differenza. Chissa' che presto la Dea Bendata non mi dia...una spinta. Dopo San Jose' (che si corre domenica) ci sara' il finale ad Elkart Lake. In queste gare, cerchero' di dare un calcio al mio motore affinche' si svegli una buona volta».
Il cronista che segua giornalmente gli sviluppi della situazione puo' dire con certezza che il domani di Giacomo si presenta piu' roseo del passato.
Il team Indeck del miliardario Jerry Forsythe, fondatore con Keven
Kalkhoven della serie Champ car ed Atlantic, gia' si era interessato del piemontese, e lo avrebbe voluto con se nella Atlantic ma una serie di circostanze contrarie alla volonta' del patron, resero impossibile
l'ingaggio..
Non nascondiamo che Forsythe potrebbe tornare sui passi per il 2008, sperando che, appunto, la signora fortuna si ricordi del simpatico e bravo pilota, degno rappresentante italiano all'estero.
Intanto Giacomo continua a mietere encomi, pacche sulla spalla, e alimentare amicizie nei vari team “superiori”.
Lo stesso Paul Tracy,(Indeck/Forsythe) che conosce il buono e cattivo delle quattro ruote recentemente gli ha suggerito:«Non scoraggiarti mai, un giorno la tua macchina fila, un'altra...fa la “vacca”. Tu hai stoffa e volonta',che sono due cose importantissime».
Vai Giacomo l'Italia e gli italiani sono con te.

Lino Manocchia - SSNphoto.com
28/07/2007 10.01