Indianapolis : il giorno dopo il deludente spettacolo

Alessandro Biancardi

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INDIANAPOLIS. La Capitale della velocità si è risvegliata dal sogno accarezzato da migliaia di piloti, ma abbracciato soltanto da una manciata di “eroi”. Tra questi l'italo-scozzese Dario Franchitti, fresco della vittoriosa 500 miglia.
Avrebbe potuto vincere il tenace brasiliano Tony Kanaan, ma il folletto “incidenti” lo ha tradito; poteva vincere il sudafricano Tom Scheckter, ma Sam Hornish, il polulain di Roger Penske, lo ha bloccato ripetutamente tanto da essere definito da Tom : «idiota pericoloso».
Anche lo starter ha anticipato la partenza con Castroneves 50 metri avanti a tutti, mentre gli altri cercavano di allinearsi.
Aveva la possibilita' di vincere anche il neozelandese Scott Dixon, che era sulla scia di Dario Franchitti, ma Chip Ganassi non aveva calcolato bene il consumo, ed il pilota si e' accontentato di 710 mila dollari, ricca fetta dei 10.645.000 dollari posti sul piatto d'argento dalla televisione e dallo sponsor della manifestazione.
Il collega Robin Miller commentando la gara ha scritto:«Questa era la griglia piu' scadente, piu' inconcludente che io ricordi. Teams rabberciati all'ultimo momento, “resurrezione” di piloti che ormai appartengono nelle Case per anziani, e tante irregolarita' mai registrate.Questa non era la Indy dei “grandi” che conosciamo da tempo».
I commentatori Tv nelle loro lungaggini noiose hanno esaltato «la piu' grande corsa mai esistita».
Certo che la direzione della Irl ha lasciato troppo correre.

DARIO IL VINCITORE

«Si, ringrazio tutti i meccanici del team, ringrazio Michael ( Andretti/patron) tutti coloro che mi hanno sostenuto, e sopratutto la mia magnifica macchina che ha retto egregiamente». E giu' un altro bacetto alla consorte attrice famosa Ashely Judd, grondante d'acqua come stesse girando una scena di un film..
Poco prima aveva compiuto il breve percorso per raggiungere la sua banca e depositare un milione e 645 mila dollari, ricco premio che di solito spetta al vincitore.
«Ok, ora portatemi tutti gli ovali che volete, piccolo o grande, l'Everest e' stato espugnato, il mio volto verra' inciso sulla coppa Werner insieme a tanti campioni, compreso Jimmy Clark, che e' stato sempre la mia ispirazione».
Dario, hai 34 anni, sei ancor piu' ricco di ieri, quando pensi di appendere il casco?
«Quando due anni fa mi ruppi la nuca con la motocicletta mi dissero che era ora di dire addio alle armi.Ora, dico, speriamo di non doverci pensare troppo presto».
Chi invece ha appeso definitivamente, una buona volta i guanti, e' Michael Andretti, ossessionato dal voler vincere Indy una buona volta.
«Quando vincero' la 500miglia, ci disse tempo fa il 45enne driver, allora mi sentiro' piu' forte di mio padre Mario».
Abbozzammo un sorriso accondiscendente, ma il ragazzo di Nazareth non ci convinse con la sua avventata asserzione.
Ora pero' all'uscio bussa il figlio-nipote della stirpe Andretti: Marco, piu' che mai assetato di vittoria sull'ovale piu' famoso del mondo. L'erede di Casa Andretti ha grinta, coraggio, decisione, ma manca di esperienza necessaria a svettare gli ostacoli che Indy presenta a piene mani.
Ma ha il tempo dinanzi a se...
Ora, intanto tutti a Millwaukee nel Wisconsin.
L'ovalino di un miglio, pericoloso piu' della matrona Indianapolis, annovera tanti nomi, episodi, tragedie.
“The mile” come lo chiamano, non perdona, per cui la griglia si restringe, assenti Giebler, Duno, Moreno, Roth, Herb, ed altri rookie cui l'esperienza suggerisce loro di seguire la gara del miglio comodamente sdraiati sulla poltrona. Inutile dire che dopo Indy, Dario Franchitti e' il superfavorito.Ma e' tutto da vedersi.

Lino Manocchia - SSNphoto,com
30/05/2007 10.18