28 novembre Ivano Fossati a Pescara

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Ivano Fossati sarà lunedì 28 novembre alle ore 21:30 presso il teatro Massimo di Pescara per l'unica tappa abruzzese del Decadancing tour. I biglietti per assistere al concerto sono acquistabili presso le rivendite abituali e i punti vendita del circuito BookingShow.

“La decadenza” è un rhythm & blues graffiante su uno dei temi più attuali: la fuga dei giovani verso altri Paesi in cerca di opportunità migliori alla ricerca di una prima o almeno di una seconda possibilità. Fossati tratta l’argomento con dura chiarezza ma anche con un tocco di giocosa ironia - che si riflette anche nella musica - e invita a guardare l’Europa come una possibile e legittima soluzione per il proprio futuro. 

Come tutte le canzoni del nuovo disco “La decadenza”  è stata registrata tra Francia e Inghilterra: Decadancing (Emi Music Italy) esce a 3 anni di distanza da Musica Moderna.  

«Viaggio molto. Anzi, negli ultimi dieci anni viaggiare è diventato ancora più  importante, mi aiuta a capire sempre meglio», racconta l'artista. «Decadancing non è autobiografico e non è un reportage. Ma quello che ho visto e continuo a vedere intorno a me, una volta fuori dall’Italia, mi fa riflettere. Si può rimanere indietro perché si resta attoniti davanti alla crisi che non si ferma, davanti alla politica così distante da noi».

Abbiamo bisogno di una nuova emigrazione? «Sembra un paradosso, visto che accogliamo con alterne fortune chi vuole venire a vivere qui, ma andare via, darsi una seconda, per alcuni può diventare fondamentale.

Non so che effetto faranno le mie idee fra qualche anno. Ma nel momento in cui scrivo vedo tanti italiani e italiane in giro per l’Europa, e li vedo lavorare, crescere, e integrarsi. Non è vero che doversene andare dal nostro Paese ti mette in una condizione psicologica di malessere. Non è più vero. Da un capo all’altro del continente ci sono tanti di noi, molto più giovani di me, che fanno bella figura. Soprattutto con se stessi. Esattamente come in Francia, a Nizza, dove passo molto del mio tempo, avverto una capacità maggiore della nostra, in Italia, a convivere: europei, africani, asiatici. Eppure sto parlando di poche centinaia di chilometri dalla Liguria, che ai traffici e alle migrazioni è abituata da secoli».

«Quando ho cominciato a pensare a questo album», ammette Fossati, «in realtà ho continuato a elencare mentalmente quello che mi stava davanti agli occhi tutti i giorni. Potrei dire che l’ho visto con maggiore evidenza in giro per l’Europa, ma non è del tutto vero. Anche dal proprio punto di osservazione abituale,  cioè da casa propria, si possono cogliere gli aspetti determinanti di quello che probabilmente sarà il futuro. Ma nessuno passa il tempo a indovinare il futuro. La gente lavora, manda i figli a scuola, si perde nel traffico, si ammala, si cura, va in vacanza, si incontra, si ama. Non c’è libro né canzone che possa contenere tutto questo. E non c’è abbastanza tempo. Così succede che i momenti migliori della nostra vita, quando siamo pieni di slancio e coraggio, sono proprio quelli che nessuno ricorderà mai, a parte noi».

In Laura e l’avvenire c’è una coppia: «hanno perso il lavoro, lui l’abbraccia e le dice che ora quel posto non  fa più per loro, che  bisogna andarsene e cambiare di nuovo. Ma tutti e due lì per lì non hanno paura. Se diventeranno due eterni precari o passeranno la linea di qualche frontiera nella canzone non lo dico perché non lo posso immaginare neanch’io. Ve la figurate la disperazione che, piano piano, fa posto alla speranza? Vi sembra di vedere cose simili in giro?»

Il disco è abitato da personaggi che se ne vanno, che cambiano, ma soprattutto sono disposti ad accettare la possibilità di uno strappo. «Perchè nessuno ti aiuta a risolvere diversamente la tua vita, così il futuro te lo devi costruire. Ci sono posti in cui si può ancora scegliere riguardo al proprio futuro.  A volte ho l’impressione che i vecchi si trovino solo qui, in Italia, e che i giovani siano tutti da un’altra parte. Naturalmente non è così. E anche chi non emigrerà mai non deve sentirsi meno di chi lo farà. Ma pensare a una seconda chance è importante, non è qualcosa che si possa rimandare, sottovalutare o snobbare. Né si deve averne paura».

La coppia protagonista di Un Natale borghese invece non pensa a partire, loro sono sicuri di quello che hanno conquistato, il mondo è fuori dalla finestra dove nevica ma non li riguarda. Hanno un’altra età, si tratta di un’altra generazione piena di troppe certezze. Sono stati fortunati ma si illudono di esserlo molto di più e di poter vivere senza che il mondo li tocchi, neppure al telefono.

In La terra del vento Fossati racconta di un altro uomo che se n’è andato via, in un’isola greca. «Se volete mi trovate qui, la gente mi ama, tutto quello che conta è che sono qui che ti aspetto: ecco cosa manda a dire all’unica persona rimasta dall’altra parte della sua vita. Ecco, questo è un piccolo elenco di persone che stanno fuori. Ce ne sono tante».

Forse, non a caso, Tutto questo futuro che è l’ultima canzone del disco si conclude con l’immagine di una notte che sta finendo e una pioggia che ha appena smesso di cadere.  

02/11/2011 16.13