«Ore plangamo de lu Siniore» a L'Aquila

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Debutta in Prima Nazionale, nella Stagione Teatrale Aquilana TSA/ATAM, il nuovo allestimento che vede lavorare in sinergia importanti enti culturali abruzzesi, un evento teso a valorizzare la ricchezza culturale del territorio abruzzese ed aquilano.

Alcuni mesi or sono il musicologo Francesco Zimei ha identificato – riuscendo anche a decifrarla – la melodia che accompagna il frammentario planctus volgare della Passione di Montecassino, databile alla metà del XII secolo. Si tratta della più antica intonazione di un testo in lingua italiana. La scoperta, già annunciata in un convegno internazionale, ha permesso di ricostruire, con la musica originale, la sua versione integrale, pervenuta sotto il titolo di Lamentatio beate Marie de filio in un codice dell’ultimo quarto del Duecento appartenuto a Pietro del Morrone e attualmente conservato con la segnatura manoscritto 1 nell’Archivio Capitolare dell’Aquila.

Il testo, un componimento strofico di carattere giullaresco in quartine monrime di doppi quinari, narra gli episodi che vanno dall’arresto di Cristo alla sua sepoltura ed è sostanzialmente ripartito tra voci narranti e la Vergine, mentre l’esiguo ruolo assegnato al Protagonista (un solo verso dalla cattura alla morte oltre al racconto, pur in prima persona, della sua discesa agli inferi) suggerisce che all’epoca – considerando anche il fatto che l’esecuzione era affidata a dei giullari – non si facesse ricorso a un attore vero e proprio, ma a un Crocifisso con le braccia snodabili adattabile alle posture richieste dai vari momenti della Settimana Santa, come testimoniato da numerose sculture prodotte nell’Italia Centrale fra XIII e XIV secolo.

Di qui l’idea di portare in scena, con tutti gli elementi originari, la più antica Passione italiana. La realizzazione, curata dallo stesso Zimei, da anni attento studioso della drammaturgia medievale, è una coproduzione fra Teatro Stabile d’Abruzzo, I Solisti Aquilani, l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, l’Istituto Abruzzese di Storia Musicale e con il patrocinio della Curia Metropolitana dell’Aquila. Si tratta anche, probabilmente, del primo spettacolo in tempi moderni a recuperare l’uso di un crocifisso snodabile nelle sue valenze sceniche originarie, per l’occasione realizzato dallo scultore Paolo Iacomino, docente all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, su modello aquilano del XIII secolo.

Lo spettacolo, della durata di circa un’ora, ha una geometria di tipo cruciforme: aperto e concluso da una processione – recante, nella scena finale, il feretro del Cristo morto, con la partecipazione del pubblico –, sfruttando dunque la navata centrale in senso longitudinale, sarà ambientato, secondo il tipico anacronismo medievale, davanti all’altare centrale, avendo come fulcro il Crocifisso e gli altri personaggi disposti ai suoi lati, sempre secondo l’iconografia del periodo.

L’esecuzione è affidata agli eccellenti musicisti-attori della Compagnia “Hora Decima”.

12/04/2011 16.38