Futuro incerto per il docu film "L'Aquila bella me"

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7266



ROMA. C'é un post-terremoto in Abruzzo che nessuno ha ancora mai visto, ovvero quello che vedono gli occhi stessi dei sopravvissuti giorno dopo giorno.
E' quello che propone il docu della sezione Extra del Festival di Roma dal titolo “L'Aquila bella me” di Pietro Pelliccione e Mauro Rubeo, prodotto da Gregorio Paonessa, Valerio Mastrandrea e Daniele Vicari.
Dice appunto quest'ultimo: «questo docu all'inizio voleva parlare del rapporto terremoto-mass media, capire come mai era diventata tanto centrale questa città in genere trascurata dai mezzi di comunicazione, perché volevano tutti cavalcarla. Ma poi è scattato qualcosa di diverso quando ci siamo resi conto che, come accaduto a 'Porta a porta' l'8 aprile, due giorni dopo il sisma, quando a un certo punto del programma di Raiuno si sono spente le luci del programma e tolta la voce ai terremotati».
Comunque, continua ancora Vicari, «nessun intento polemico, o politico, ma abbiamo sentito l'esigenza di raccontare come la città risponde davvero a questa tragedia dopo sette mesi».
Il film in realtà è ancora un work in progress, iniziato proprio l'8 aprile, due giorni dopo il terremoto, per ora si sono ricavati settantacinque minuti di filmato dai primi settanta giorni di riprese. “L'Aquila bella me” (titolo di una canzone popolare) spiega Pelliccione «racconta tante cose che non si vedono in tv. Ad esempio, come oggi più che parlare di ricostruzione si debba dire che si sta solo costruendo. Una cosa molto diversa. Ovvero si fanno case lontane da quelle in cui gli aquilani vivevano mentre il centro storico della città muore».
Una cosa che preoccupa non poco gli aquilani intervistati in questo docu che per ora ha un incerto destino in quanto a distribuzione tranne dei contatti con Raitrade e Raieducational.
Oggi comunque passa alla quarta edizione del Festival di Roma, che si chiude venerdì, un altro docu-corto sul terremoto.
Si tratta di 'Immota manet' di Gianfranco Pannone in cui convivono le immagini del terremoto e i brani tratti da 'Uscita di sicurezza', il libro di Ignazio Silone sul terremoto del 1915.

22/10/2009 9.11