Animalisti contro Baaria di Tornatore per lo sgozzamento di un bovino

Alessandro Biancardi

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CINEMA. «Col film BAARIA siamo tornati di colpo indietro di cinquant'anni, quando per girare i western si uccidevano i cavalli facendoli realmente cadere da scenografici dirupi».
E' questa l' amara constatazione di Valentina Coppola Responsabile della sezione ambiente dell'associazione Codici alla truculenta uccisione del bovino avvenuta apposta per il film di Tornatore.
Niente effetti scenici, l'animale viene abbattuto con un punteruolo conficcato nella fronte e poi, ancora vivo, sgozzato mentre le persone che lo contornano ne raccolgono il sangue.
Per aggirare il codice penale italiano, il regista ha girato la scena in Tunisia, dimostrando così, per Codici, «spregio per le regole nazionali che gli avrebbero impedito l'uccisione effettuata senza stordimento e al di fuori di un macello autorizzato».
«Non si comprende perché il regista non abbia utilizzato effetti scenici ed abbia preferito invece girare la scena in un paese dove i diritti degli animali sono meno sentiti non vorremmo che in un prossimo film volendo interpretare la storia di un prigioniero politico scegliesse di girare in uno stato dove la tortura è consentita».
Questa la provocatoria considerazione della responsabile del Codici, l'associazione in oltre dichiara di aver inviato una richiesta alla società di produzione Medusa ed al Ministero delle Attività Culturali chiedendo la censura della scena in questione.
«Pur apprezzando decisamente la produzione e la carriera cinematografica di Giuseppe Tornatore», conclude Coppola, «esorto gli italiani a disertare le sale cinematografiche in segno di protesta, perché è bene ricordare ai “Grandi” che seppure tali, non hanno il potere di sostituirsi alle leggi dello stato».
Sulla stessa posizione anche Freccia 45, unitamente alle numerose Associazioni Animaliste Italiane che hanno richiesto la sospensione delle proiezioni.
«Chiediamo a tutti gli animalisti, alle associazioni, nonché alle persone con un minimo di sensibilità, di boicottare il film» commenta Susanna Chiesa, presidente di Freccia 45. «Chiediamo delucidazioni sui contributi pubblici dati alla produzione, che sembrano ammontare a ben 4 milioni di euro, pagati dai cittadini italiani per far torturare un bovino. E' inammissibile».
Freccia 45 si associa alle dichiarazioni già rilasciate dalla LAV, Lega Anti Vivisezione, che ha commentato «la scena e' raccapricciante e cruenta, tanto piu' perche' realizzata con un animale ucciso appositamente».

28/09/2009 11.16