Paul Newman se n’è andato. Il ricordo del suo amico Lino Manocchia

Alessandro Biancardi

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WESTPORT. Il mondo sportivo e del cinema sta piangendo con tanti altri, la scomparsa del grande uomo umanitario, sportivo, attore, il cui retaggio e' fantastico.
I ricordi di Lino Manocchia, reporter italo-americano e grande amico dell'attore che adorava le Ferrari.

Paul Occhi blu Newman ha concluso il suo ultimo “Ciak”. Ha tagliato il grande traguardo della sua corsa mondiale e si e'diretto nel Pianeta celeste, a bordo della rossa Ferrari, lasciando in questa Amara Valle, un retaggio incomparabile.
E' scomparso un Uomo che non s'e' vergognato di dire che da giovane vendeva la Bibbia accumulando i soldi necessari per andare ad Hollywood, da dove e' uscito divo, decano delle star, mostro sacro del mondo della celluloide, che ha avuto una “passione” per le automobili, più volte preferita alle bellezze mondane.
Quelle automobili che lo hanno portato sui più prestigiosi podium sportivi per ben 101 volta, con il partner di sempre Carl Haas, alla guida dei più famosi driver del firmamento automobilistico.
Un giorno gli chiesi : “Qual è stato per te la più esultante, esaltante vittoria sportiva,”. Paul rispose: «Per me ogni volta che la mia macchina passava sotto la bandierina a scacchi, quella era la mia migliore vittoria».
E la gentile affranta signora Joanne Woodworth che Newman sposò 50 anni fa, a chi le chiedesse “Come sta Paul?”, rispondeva: «dategli una macchina...col volante e saprete dove si trova mio marito».
Il divo di cento film, girati con attori di mezzo mondo, compresa l'Italia, si considerava un libro che ancora si doveva leggere. Purtroppo quel magnifico saggio letterario ed umano, rimarrà sconosciuto.
Restano le “imprese” compiute dal timido giovane nato a Cleveland (Ohio) da Arturo e Teresa Newman, che a Hollywood passò da un “set” all'altro proiettando la sua classe che, diceva, qualche volta lo aveva tradito.
Quale film non avresti voluto firmare?
L'attore teneva a paragone il suo primo film “storico” Il calice d'argento”, da lui definito il più grande disastro cinematografico che la storia ricordi.
«Pensa», diceva, «dovevo indossare una tunica greca corta che mostrava le mie gambe. Comunque il film fu orrendo. Mi vergognai ed acquistai una pagina del Los Angeles Time, per una intera settimana con la quale chiedevo scusa agli spettatori, suggerendo di non andarlo a vedere.
Neanche a dirlo, il film apparve nella lista dei migliori film, per oltre un mese e mezzo».
Paul era un perfezionista, non amava sbalordire, dare scandalo, guastare le feste ai benestanti, odiava l'ozio «perchè è sempre noioso».
Alla domanda: a che devi il successo rispondeva: «E' una parola da mettere al bando. Chi parla sempre di successo e' uno che non ha il coraggio di restar solo».
Newman, più che amare il “copione” preferiva “creare” il personaggio con carica, energia, vitalità, ed una pronta regia.
Si potrebbe quasi dire che la carriera di Paul ebbe inizio nel 1969 quando per la prima volta, l'attore entrò nell'abitacolo di una macchina da corsa per il film “Winning” svoltosi ad Indianapolis, con la consorte Robert Wagner.
«Quella volta però io non ero il regista ma l'attore e la trama mi piacque», ricordava Paul.
Memorabili sono i film: “Butch Cassidy and the Sundance”, in coppia con Robert Redman, e poi “The Hustler”, “Cool hand”, “Hombre”, “The Verdict”, “Picnic”.
Nella sua villa di Westport, si conservano 2 Golden Globe, l'Award del Festival di Cannes, e quello dell'Accademy Award, e tanti altri che Newman letteralmente ignorava, mentre non nominava mai le svariate “nomination” di altri film.
Fece scalpore allorchè compì 75 anni e bruciò lo smoking per le grandi cerimonie perchè rappresentava una pura formalità, che Paul rifuggiva.
Il decano delle star si scaldava, ma in senso buono, quando si parlava di corse, team, piloti e del successo ottenuto dalla Champ car con alla guida dell'amico Mario Andretti e del milanese Teo Fabi nella categoria Can-Amper non dimenticare che a 75 anni compiuti, questo uomo normale, forse venuto da un altro pianeta, vinse anche una 24 ore di Daytona.
Il 13 agosto scorso Paul ha voluto rivedere ancora una volta la sua mitica pista di Lime Rock dove vi ha vinto ripetutamente con la Corvette, che un amico- pilota- ha guidato in questo patetico addio del grande asso del volante.
Paul e' sempre stato un benefattore di fama mondiale, amava il denaro, «ma poteva farne anche a meno».
Da diversi anni, con l'aiuto della moglie aveva creato i “Wall gang camp”, un campo per ragazzi malati , drogati, handicappati. I milioni da lui donati allo scadere dell'anno hanno fornito la cifra di 250 milioni di dollari netti ricavati dalla vendita dei suoi prodotti alimentari. E' di questi giorni il dono di 150 milioni di dollari donati a due sue istituzioni in Nuova Zelanda.
L'attore di Hollywood ha saputo recitare bene il periodo grigio della sua vita che lo ha messo irreparabilmente con le spalle al muro.
I dottori hanno tentato il tutto per tutto. Le cure di chemioterapia però non sono state capaci di smaltire dal corpo del divo-pilota i “segni” micidiali che alla fine, purtroppo, non lo hanno “perdonato”.
L'uomo che aveva sfidato nella sua vita le macchine, la speed, i pericoli, i segreti del mondo della celluloide, respinto lo scetticismo degli “avversari”, donato senza limiti, ha lasciato questa “valle del pianto”
Ed e' partito verso il cielo, come lo ricorda il poeta teramano Remo De Luca, in questo sintetico brano poetico, “a bordo della sua fiammante Ferrari”:

PAUL IL MONDO TI RINGRAZIA
Sei stato grande
Attore di qualita'
Eroe dei volanti
Unico fra tanti.
Con la tua Ferrari rombante
Ascendi il Cielo distante.
Addio grande Paul


Non addio Paul, ma Ciao.

Lino Manocchia 27/09/2008 18.41