Jovanotti pronto ad infuocare il nuovo stadio di Teramo

Alessandro Biancardi

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TERAMO. E' il giorno di Jovanotti, che questa sera, venerdì 18, alle 21 si esibirà nel nuovissimo Stadio comunale di Teramo, il quale avrà così la possibilità di essere ufficialmente "testato" per i grandi concerti (tra un mese, nella stessa struttura, arriveranno i Pooh).
Il rapper di Cortona, che nella nostra regione replicherà poi il prossimo 10 agosto, a Vasto, porterà in scena l'ennesima tappa del suo "Safari Tour", con cui sta girando l'Italia in questa calda estate.
Una curiosità: Jovanotti non torna a Teramo – e dintorni – dalla fine
di luglio del 2002, quando tenne uno show gratuito ad Isola del Gran
Sasso per dire no al terzo traforo.
Altri tempi, decisamente. Ora c'è da festeggiare un album che sta andando benissimo in classifica, anche grazie a brani come "Fango", "A
te" e il nuovo singolo "Safari", che si sono rivelati fattori trainanti di un lavoro dove, a differenza del passato, Lorenzo Cherubini è finalmente riuscito a mettere a fuoco certi elementi, anche dal punto di vista musicale.
Diventato quasi adulto molto presto (a 14 anni i primi approcci in radio), oggi Jovanotti si diverte a paragonarsi «un po' all'Uomo Ragno
e un po' a Pinocchio»; quest'ultimo è il suo personaggio letterario preferito: «credo che sia l'invenzione più grande della letteratura italiana», ha dichiarato. Come il burattino di Collodi, anche l'ex dj ritiene di trovarsi sempre in bilico, e «pronto a tornare bambino da
grande».
Giudica "Safari" come «il mio album migliore», e dice che la sua canzone preferita è "L'ombelico del mondo" «per l'energia, la positività e la vitalità estrema che riesce a trasmettere. Pensare di scatenare l'entusiasmo negli altri è come un'estasi».
Ormai cantautore impegnato, Lorenzo Cherubini fa da sempre un grande uso del legame ritmo-energia nelle sue canzoni: spesso ripete questa parola, "energia", quasi a sottolineare ulteriormente il suo
collegamento con il ritmo.
E sono proprio questi ritmi afro-latini, così primitivi, viscerali, veri, che caratterizzano l'ossatura di base di molti brani di Jovanotti, e che servono poi in realtà da forti veicoli comunicativi del cantante con il suo pubblico.
Creano identità, perché sono un modo molto incisivo da parte di Jovanotti per comunicare con la sua tribù (che balla, come recita il
suo omonimo brano del 1991 "Una tribù che balla"), costruendo una
personalità che è appunto quella del Jovanotti che tutti conosciamo,
ma creano anche identificazione, proprio perché il suo pubblico si
ritrova in quello che il cantante di Cortona rappresenta, e arriva a
rivedere sé stesso nelle note delle canzoni di Jovanotti, nonché nel
personaggio che egli stesso simboleggia e porta avanti. In tutto
questo discorso, c'è una cosa bella da sottolineare: recentemente,
infatti, Jovanotti è stato insignito del prestigioso Premio Mogol per
il testo di "Fango".
Come dire che ora anche per lui arrivano, finalmente, i riconoscimenti
della critica.
Massimo Giuliano
18/07/2008 9.45