Migranti: la rete "Teatri d’Abruzzo" torna con il primo progetto a tema

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Costuitasi per rispondere all'esigenza di mettere in rete gli sforzi produttivi di organismi teatrali professionali e già nota all'Abruzzo per la rassegna “Prima” svoltasi al termine del 2007, la Rete Teatri d'Abruzzo torna sulla scena regionale con un vero e proprio festival, proponendo ben 32 repliche di 5 spettacoli a tema dal 28 aprile al 22 giugno, all'interno della Rete Abruzzese per lo Spettacolo.
Si chiama “Migranti: Arrivi e partenze” ed è un progetto di produzione e distribuzione di spettacoli che avranno come “perno” artistico il tema dell'emigrazione.
Emigrazione come doloroso e ineluttabile destino delle genti extra-comunitarie di oggi; emigrazione come memoria e condizione degli abruzzesi di ieri e di oggi. Un destino comune.
Migranti –secondo l'idea dei promotori- vuole essere un contenitore di azioni, canti, parole, suoni, corpi, oggetti e visioni che prova a raccontare la bellezza, la gioia, il sudore e la creatività di uomini e donne del '900 e di questo nuovo secolo. Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito.
«Scegliendo il leitmotiv della migrazione – è intervenuto Mario Giunco, responsabile Ufficio Cultura del Comune di Roseto – si rivolge anche l'attenzione verso alcune piccole realtà culturali, emarginate a loro volta. Con la Rete Abruzzese per lo Spettacolo a questa emarginazione si può rispondere con esiti positivi».
«La Città di Pescara – ha aggiunto Anna Rita Severini, in rappresentanza del capoluogo adriatico – non poteva mancare in questa occasione di recupero della memoria generazionale».
«Si tratta di piccole e medie realtà, seppure storiche – ha scritto l'assessore regionale alla cultura Betti Mura nella sua lettera di saluto – che, insieme e in rete, diventano grandi. La loro esperienza parte dai territori di appartenenza, e infatti “Migranti” ha il valore di unire luoghi, esperienze e storie spesso territorialmente diverse ma che per la prima volta portano a compimento una visione complessiva dell'intera Regione, dal punto di vista sia teatrale sia di caratterizzazione storica».
«La nostra Regione – è stato il commento dell'assessore alla cultura della Provincia di Teramo Rosanna Di Liberatore – che per decenni ha visto i suoi abitanti scegliere altri Paesi per trovare un'occupazione, sta crescendo proprio grazie al contributo degli stranieri che hanno scelto di viverci».
«Questo è un progetto dal tema che sentiamo molto vicino a noi, tanto che gli spettacoli sono preparati ad hoc – hanno spiegato i rappresentanti delle cinque compagnie teatrali – e che ci consente di mantenere le nostre personali poetiche. Far parte della Rete Abruzzese per lo Spettacolo rappresenta un'opportunità importante per la rete Teatri d'Abruzzo, perché ci permette di raggiungere luoghi culturalmente fertili ma serviti poco da Festival o rassegne».

Il Teatro del Paradosso (Pe) proporrà l'opera “Vite a Perdere”, scritta e diretta da Giacomo Vallozza, che dipinge una delle mille storie che accadono ogni giorno tra badanti rumene e famiglie italiane.
Il Teatro Lanciavicchio (Aq) porterà in scena “Ergakaiemerai”, di Stefania Evandro e Antonio Silvagni, lievemente ispirato a ‘Le opere e i giorni' di Esiodo e incentrato su un motivo molto attuale: dove sta migrando la società occidentale di oggi?
La compagnia Teatro del Sangro - I guardiani dell'oca (Ch) presenterà “Capitan Harlock – Un portiere d'albergo di Villa Santa Maria”, di e con Stefano Angelucci Marino, che rappresenta la chiusura di un'antologia ispirata alla scrittura di John Fante con il racconto di un'emigrazione tutta moderna: quella dei giovani in cerca di lavoro.
La Compagnia della Memoria (Pe) tornerà in scena con “Mille metri sotto terra”, un testo di Luca Pompei e interpretato da Milo Vallone nato in occasione del cinquantenario della tragica vicenda di Marcinelle, in cui persero la vita oltre 60 abruzzesi su 136 abruzzesi.
Terrateatro, infine, in “Cemento” riporterà in vita il romanzo “Cristo tra i muratori” dell'italo americano di origini vastesi Pietro Di Donato: un caposaldo della letteratura proletaria italiana che offre uno scorcio newyorkese sulle condizioni precarie che i migranti italiani dovevano accettare pur di guadagnarsi il pane.

24/04/2008 16.32