Giovanni Allevi: «La mia Teramo ignorata… e la mia L'Aquila da scoprire»

Alessandro Biancardi

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L'INTERVISTA.. L'AQUILA. Per i "profani" è il pianista che ha suonato, qualche anno fa, con Jovanotti, partecipando all'album del 2002 "Il quinto mondo". In realtà, Giovanni Allevi è un artista di fama internazionale, molto richiesto – ed apprezzato – in Asia e Stati Uniti.


L'INTERVISTA.. L'AQUILA. Per i "profani" è il pianista che ha suonato, qualche anno fa, con Jovanotti, partecipando all'album del 2002 "Il quinto mondo". In realtà, Giovanni Allevi è un artista di fama internazionale, molto richiesto – ed apprezzato – in Asia e Stati Uniti.



Uno che ha composto le musiche per uno spot Bmw diretto da Spike Lee, e che è stato definito dalla stampa internazionale "Il Mozart del 2000".
Dopo 5 dischi per pianoforte solo, Allevi si prepara a dare alle stampe "Evolution", un album registrato insieme ad un'orchestra sinfonica che uscirà il 13 giugno, e prosegue il suo tour: stasera alle 21 sarà a L'Aquila (Auditorium Florio) e domani, sempre alle 21, suonerà a Teramo (Teatro Comunale). Per il capoluogo di regione si tratterà della prima volta, mentre quello a Teramo sarà un gradito ritorno: Giovanni, infatti, vi si è già esibito in occasione della V edizione de "La Teramo Ignorata". PrimaDaNoi.it lo ha incontrato.

In Asia e Stati Uniti vai forte. Si direbbe che tu non sia profeta in patria: concordi?
«No. Una volta pensavo che la musica strumentale fosse apprezzata più all'estero che non nel nostro Paese, ma ho dovuto ricredermi. Il mio era solo un pregiudizio, che è stato fugato dopo i concerti che ho tenuto in Italia. Ho trovato un pubblico attento, partecipe, e mi sono reso conto che anche qui c'è stima per questo tipo di musica».

Come credi che sia vista oggi la classica in Italia?

«Posso dirti questo: sicuramente nel nostro Paese il compositore-esecutore deve ancora diventare familiare rispetto ad altri tipi di musicisti. Io, anche all'interno di un ambiente aperto come quello milanese, sono guardato male quando propongo la mia musica in ambiti dove solitamente viene suonata la classica, quella dei compositori celebri. Però non demordo. Sono convinto che il cambiamento nella classica debba venire dall'interno. In Abruzzo vedo molta sensibilità nei confronti della musica classica».

Tu sei già stato nella nostra regione, ospite de "La Teramo Ignorata", in un'edizione in cui l'evento si è spostato dal centro storico della città per entrare nel cuore della periferia. So che pensi un gran bene di questa manifestazione…
«E' proprio così. Ritengo entusiasmante il mondo della "Teramo ignorata" che viene comunicato attraverso questa rassegna. Ho trovato molto bella l'idea di poter essere in un contesto che viene tenuto lontano dal centro della città. L'approccio che ho avuto, quando ho suonato a Teramo, è stato di grande esaltazione. Stavolta, però, mi esibirò anche a L'Aquila: sarà per me la prima volta, e sono molto emozionato. In più, il prossimo mese tornerò nuovamente nella vostra regione per fare un concerto a Lanciano».

Amo molto un tuo album che si chiama "No Concept". Mi racconti com'è nato?

«E' nato in poco tempo, diversamente dai cd che avevo realizzato in passato. Nonostante questo, risulta molto più curato degli altri. L'ho scritto quasi per intero nel periodo in cui ho vissuto ad Harlem: ero fuggito dall'Europa e volevo entrare in contatto con le nuove forze artistiche newyorkesi. Mi ha fatto piacere che "No concept", all'interno delle Messaggerie Musicali, sia arrivato al primo posto nella classifica dei dischi di musica classica. E anche nella hit parade "tradizionale" non è andato male».

Un gran bel risultato….
«Sì, un bel risultato per un lavoro che si basa solo sul pianoforte. L'album che ho pubblicato subito dopo, "Joy", è invece adrenalina allo stato puro: l'ho registrato in un mese e lo ritengo un gran disco. Ora sta per uscire un mio nuovo cd che ho inciso con un'orchestra sinfonica e del quale sono molto soddisfatto».

Suonando suonando, sei arrivato anche sul palco di Sanremo: è accaduto due anni fa, quando hai accompagnato Nicky Nicolai

«Mi ha emozionato tantissimo essere stato sul palco dell'Ariston insieme a Nicky Nicolai e Stefano Di Battista durante la serata dei duetti. Ad essere sincero, non ho capito granché di quello che è successo, perché è stato tutto velocissimo, ma ha rappresentato per me un'esperienza importante. Sicuramente il Festival di Sanremo non è il posto a me più congeniale, ma la mia passione travolgente per la musica mi ha portato anche lì: Heidegger aveva coniato il concetto dell'esserci, e io dico che in posti del genere… bisogna esserci».

La collaborazione con Nicky Nicolai si è estesa anche al suo cd "L'altalena", in cui tu comparivi in veste di autore, firmando con Jovanotti "Il walzer del nostro amore": cosa ti ha spinto a collaborare con la Nicolai?

«C'entra Sanremo in tutto questo. Il mio rapporto con Nicky è sorto proprio in occasione di questo evento. Con Jovanotti, con cui ho scritto la canzone, avevo invece già collaborato nel 2002, in occasione del suo cd "Il quinto mondo"».

Come giudichi Internet, terreno fertile per la pirateria?

«Secondo me è importante farsi conoscere, e sotto questo punto di vista Internet mi dà una mano, perché mi aiuta a far sentire al pubblico i miei pezzi. Credo molto in MySpace ([url=http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=81112956 ]QUI[/url]), dove sono presente con una mia pagina personale e dove è possibile ascoltare qualcosa della mia produzione. C'è però anche da dire che nel mondo pop la gente non ha tempo di affezionarsi ad un artista. Nel mio caso, fortunatamente, non è così: il pubblico compra il mio cd per rispetto della passione che ho nei confronti della musica, percepisce che la mia musica è fatta con il cuore e mi "ricompensa". Ciò che trova in Rete gli serve solo per farsi un'idea di quello che suono. Ma per altri artisti non avviene la stessa cosa».

Massimo Giuliano 17/04/2008 9.28