Lo "Stallone italiano" ritorna da Burma con Rambo

Alessandro Biancardi

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HOLLYWOOD . Il 25 gennaio, la capitale della celluloide e delle star, presenterà il sequel di Rambo, con l’eterno attore-regista Sylvester Stallone.


HOLLYWOOD . Il 25 gennaio, la capitale della celluloide e delle star, presenterà il sequel di Rambo, con l'eterno attore-regista Sylvester Stallone.
Il film, girato nella giungla del Burma, la nazione piccola quanto il Texas, popolata da 58 milioni di abitanti e governata da una giunta militare, avrebbe dovuto essere girata in Iraq ma il patriottico italo americano ha declinato l'invito «evitando di offendere le truppe americane impegnate a creare, in quella nazione, una solida democrazia».
«E' stata una esperienza piu' forte delle altre. La guerra civile, il clima, la logistica, che ha richiesto l'ausilio degli elefanti per trasportare gli strumenti sono cose inenarrabili», confessa lo “Stallone italiano” che a 61 anni ha effettuato personalmente tutti gli “stunt” (le sequenze cinematografiche pericolose).
Sylvester Gardenzio Stallone denominato “Sly” (sornione) e' nato nella “Hells Kitchen”
di New York da Frank Stallone e Jacqueline Labofish, astrologa e organizzatrice di match di lotta libera.
Quando i genitori divorziarono Sylvester finisce in un orfanotrofio ma compiuti cinque anni torno' in famiglia, a Filadelfia, col fratello Franco e la madre.
Spirito ribelle venne definito dai compagni di scuola «candidato alla sedia elettrica» ma lui, incurante, abbraccio' lo sport sognando la gloria di Hollywood.
E' alto 1.80, fisico atletico, mascellato a causa del forcipe ha una leggera paralisi ai muscoli della guancia sinistra.
Due volte divorziato, e' padre di Sage, Segeoh, Sasha, Sophia e Scarlet, quest'ultima avuta con l'attuale moglie Jennifer Flavin, la cui immagine e' impressa, con un classico tatuaggio sull'avambraccio destro del marito.
«Io sono la dimostrazione della mia stessa fantasia», ama ripetere.
«L'arte, nel nostro “business” e' questione di compromessi. Credo che nessuno ama fallire nei suoi intenti ed io sono un esempio di questa asserzione. Ho imparato dalla vita».
Questo vale anche per le due precedenti mogli?
«Jennifer e' per me un fantastico risveglio della mia vita. Con le prime non ho avuto fortuna. Ora sono felice».

LEONARDO DA VINCI E' IL SUO EROE

Allora presto ti chiameremo “nonno”?
«Quel titolo mi aiutera' a concedere piu' tempo libero alla mia pittura. Leonardo Da Vinci , dal pennello immortale, e' il mio eroe».
Quanto devi a Rocky Balboa?
«I fans accettano Rocky come un “autentico”. Numerosi spettatori mi chiedono… della mia carriera pugilistica. Si ha l'impressione che la storia di Rocky sia la mia vera storia per questo credono all'esistenza di Rocky . Soltanto perche' la gente invecchia non vuol dire che abbandonano i loro sogni, la loro abilita' di voler fare qualcosa. Ecco perche' il cuore di Rocky dice: Voglio ancora partecipare. Il cuore e' l'ultima cosa che mi rimane. Vuol dimostrare, insomma, che la vita non si arresta a 50».
Ma i tuoi muscoli sono autentici?
«Sono una persona geneticamente superiore. Io “costruisco” i miei muscoli. In una parola sono un inventario fisico… Molti non mi considerano persona intelligente, ma io lascio andare.. Perche' disilluderli?»
Hai mai pensato di provare con la commedia?
«Mi piace la commedia, mi diverte, ma non fa per il mio carattere. Qualche volta e' meglio rimanere con quello che ti senti di poter fare».
Sylvester adora la sua chioma nera. Una volta gli offrirono 4 milioni di dollari per filmare la reclam di una birra ma avrebbe dovuto tagliarsi i capelli. Sly rifiuto' categoricamente di andare dal parrucchiere, rintuzzando anche l'offerta di un altro milione di dollari.

STALLONE E LE AUTO DA CORSA

Il 20 aprile 2001 si correva a Long Beach, in California. Ad un bel momento ci appare il sorridente Stallone italiano venuto per girare un film sulle corse della Cart, le gare americane monoposto.
Al suo seguito una schiera di operatori, fonici ed assistenti, forniti dei piu' moderni apparecchi cinematografici.
«Gireremo un film dal titolo “Driving” la storia di un vecchio pilota (Mario Andretti) che lancia nel mondo motorizzato due giovani promesse» spiego', il neo attore-regista.
E diede il via ad una lunga penosa odissea attraverso piste e pit. Conclusione: Fu il primo “fallimento artistico” del coraggioso italo americano, al quale in un momento di riposo chiedemmo: Sly ma tu sai guidare. Sei veloce?
«Dovresti vedermi nelle Highway californiane» rispose, «faccio mangiare la polvere a tutti».
Intelligente “business man” pochi anni or sono si libero' della sua sontuosa villa in Miami e tre annesse “guest house” per 24 milioni, che aveva acquistato due anni prima per una soma di gran lunga inferiore.
Comproprietario, con Arnold Schwarzenegger e Bruce Will del famoso Planet Hollywood restaurant, dovette abbandonare per impegni cinematografici che fruttavano molto di piu' della seconda “carriera”.
Con Robert De Niro e Ray Liotta in “Cop Land” sorprese la critica «per la sua multiforme performance fuori del comune»
Una via lunga, sofferta, in veste di pescivendolo, cuoco, attendente nello zoo, allenatore di cavalli, fino a diventare star di Hollywood col suo Rocky la cui ispirazione venne dalla visione del combattimento di Chuck Wepner , dal volto sanguinante, e Muhammad Ali'.
Tornato a casa il neo attore- direttore trascrisse la prima parte del suo futuro successo.
Ora Sly ritorna dal Burma con il fedele Rambo che definisce «una realizzazione umana, fedele, di attualità».
Lino Manocchia 24/01/2008 11.10