Ficarra, Picone, Marcorè, De Sica tra i premiati del Flaiano

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Ficarra e Picone, Gianluca Maria Tavarelli, Neri Marcore' e Stefania Rocca. Sono alcuni dei vincitori della sezione tv della trentaquattresima edizione dei premi internazionali Flaiano, annunciati oggi dal patron Edoardo Tiboni.

PESCARA. Ficarra e Picone, Gianluca Maria Tavarelli, Neri Marcore' e Stefania Rocca. Sono alcuni dei vincitori della sezione tv della trentaquattresima edizione dei premi internazionali Flaiano, annunciati oggi dal patron Edoardo Tiboni.

I due comici saranno premiati per la conduzione della trasmissione di Canale 5 "Striscia la notizia", Tavarelli per la regia di "Maria Montessori", sempre su Canale 5, e Neri Marcore' e Stefania Rocca come interpreti rispettivamente di "Papa Luciani" (Rai Uno) e "Mafalda Di Savoia" (Rai Uno).
Per il programma culturale sara' premiata Sveva Sagramola, con "Geo e Geo" (Rai tre), mentre, per il documentario, i prescelti dalla
giuria sono Roberto Burchielli e Mauro Parissone, per "Napoli:
vita morte e miracoli". Il vincitore del Flaiano per la radio
e', invece, Marino Sinibaldi, con Fahrenheit (Radio 3).
Passando al teatro il premio alla carriera e' stato assegnato a
Gabriele Lavia e Milena Vukotic.
Tra gli interpreti sono stati scelti Luca Barbareschi, per "Il sogno del Principe di Salina: l'ultimo Gattopardo" e Paola Quattrini, per "Un tram che si chiama desiderio".
Christian De Sica, poi, ricevera' un premio per la sezione musical con "Parlami di me".
La sezione copioni inediti vede vincitori Angela Ada Mantella per "Il dramma della prefazione" e Ilaria Mavilla per "Chiedi allo specchio".
Domenica, alle 20.30, al teatro "d'Annunzio" di Pescara la cerimonia di consegna dei premi.

Prosegue intanto la programmazione cinematografica della rassegna.
Domani 4 luglio al Cinema Massimo in Sala 1 si parte alle ore 16,30 con “Le vite degli altri” di Florian Henckle von Donnersmarck: Germania, anni Ottanta. Georg, famoso e apprezzato drammaturgo, si trasferisce insieme alla moglie Christa a Berlino Est. Un giorno il ministro tedesco della cultura si innamora di Christa dopo averla vista recitare e incarica Gerd Wielser, un suo agente fidato, di avvicinare la coppia e di spiarne ogni movimento. Gerd accetta di buon grado, ma non immagina che la sua vita sta per cambiare vertiginosamente... Poche volte un regista deb come il tedesco Henckel von Donnersmarck ha fatto subito centro. Non solo per l'Oscar, ma perché il suo film è emozionante, intelligente, scritto benissimo, senza sbavature retoriche: molto complesso, ma anche molto semplice. Brecht, se ci sei batti un colpo. Spie tristi della Stasi, Berlino Est '84, quando un potente del regime, invaghito di un'attrice, decide di pedinare, di auscultare la vita di un drammaturgo non particolarmente dissidente. Il fattore umano e la complicità giocheranno brutti scherzi. Potente metafora non solo politica, non solo anticomunista - guai usarla come clava reazionaria! - è la malinconica conquista delle virtù che resistono alla Storia (attualità d'intercettazioni), universale riflessione sulla vita virtuale, ascoltata nei nastri. Il goal è l'umana debolezza. Finale splendido, attori super. Magico Ulrich Muhe: in cuffia soffre in prima e terza persona.

Alle ore 18,45 per il concorso italiano, un film di Cristiano Bortone, “Rosso come il cielo”: il film è ispirato alla storia vera di Mirco Mencacci, non vedente, montatore del suono di grande talento. E' il 1971. Un piccolo paese della Toscana. Mirco è un ragazzino di 10 anni intelligente e vivace, appassionato di cinema, soprattutto di film western e d'avventura. Suo padre, inguaribile idealista, fa il camionista. Un giorno, mentre Mirco gioca con un vecchio fucile, inavvertitamente parte un colpo che lo colpisce in pieno. Il ragazzino sopravvive ma perde la vista. In quegli anni la legge italiana considerava i non vedenti come individui senza speranza e ancora non permetteva loro di frequentare la scuola pubblica. I genitori del piccolo Mirco sono costretti a far rinchiudere il figlio in uno dei cosiddetti “istituti per ciechi”.

Alle ore 20,45 con replica alle ore 22,45 il film tedesco “Quattro minuti” di Chris Kraus: da sessant'anni Traude Krüger insegna piano alle detenute del carcere di Luckau, ma non aveva mai incontrato un talento puro come quello di Jenny. Così l'anziana insegnante inizia a lottare, con prussiana disciplina, contro la furente autodistruttiva follia di Jenny, per portarla a gareggiare a un importante concorso per giovani pianisti. I film sul rapporto insegnante-allievo/a in cui l'uno cerca di spingere l'altro a esprimere il suo talento grazie al rigore rischiano sempre di fare la stessa fine: conflitti, incomprensioni, progressi e poi il trionfo che fa contenti tutti. Non è così in 4 minuti dove la dinamica narrativa è molto più complessa e affronta direttamente non solo il tema dell'arte e di chi ne è dotato ma anche quelli, altrettanto importanti, dell'influsso di un passato il cui peso è difficile da portare e della rieducazione in ambito carcerario.
Traude e Jenny non sono due personaggi da "romanzo di formazione" trasposto sullo schermo. Sono due esseri reali (la sceneggiatura ha vinto nel 2004 un importante premio in Germania) fatti di nervi, di rigidità, di scarsi abbandoni e di improvvisa (per Jenny) quanto incontrollabile violenza. Sono due donne ferite nel profondo che cercano (l'una chiudendosi in un rigore quasi ottocentesco e l'altra cercando la regola della nessuna regola) una via d'uscita. Che passa anche attraverso il rifiuto dell'altro come persona. Come se fosse possibile insegnare e apprendere senza mettersi in relazione al di là della 'tecnica'. Le due protagoniste saranno costrette reciprocamente a scoprirsi ad accettare pregi e difetti dell'altra (anche quelli che sembrano non emendabili). Solo così potranno dare un senso a una 'rieducazione' che dovrebbe essere lo scopo di ogni carcerazione e che invece molto (troppo) spesso non lo è. A dare corpo e nervi a Traude e Jenny Monica Bleitbtreu e Hannah Herzsprung. Attrice notissima in patria la prima e figlia d'arte la seconda costituiscono un'ulteriore prova del fatto che il cinema europeo esiste ed è in buona salute. Ma i nostri schermi parlano quasi solo americano.

In Sala 2 alle ore 16,45 omaggio a Steno con “Amori miei” con Monica Vitti, Johnny Dorelli, Enrico Maria Salerno: Anna (o Lisa) s'innamora di due uomini e riesce, senza sbagliare una mossa, a dividersi equamente tra l'uno e l'altro. I guai cominciano quando i due mariti diventano amici a tal punto da dividersi un'amante. Il triangolo è sempre di moda. Basta riverniciarlo, aggiornandolo con scaltrezza teatrale come fa Iaia Fiastri. Interpretazione maiuscola della Vitti (premio David di Donatello), bravi i maschietti, spiritosa la Fenech.

Alle ore 18,45 la personale dedicata a Ferzan Ozpetek propone “Harem Suare”: nel teatro del palazzo Yldiz a Istanbul il sultano Abdulhamit II (1876-1909) ascolta, nel luglio 1908, La Traviata di Verdi col finale cambiato su suo ordine, mentre fuori serpeggiano i moti rivoltosi dei Giovani Turchi. Grazie all'appoggio di Nadir, eunuco africano, la concubina Safiyé di origine italiana, diventa favorita e poi moglie ufficiale del sultano. Su decisione del Parlamento turco, l'harem viene disciolto e le odalische si trovano padrone di una libertà di cui non sanno che cosa fare.
Alle ore 20,45 replica di “Rosso come il cielo”.

Alle ore 22,45 per il pianeta morente, “Sunshine” di Danny Boyle: otto astronauti in una nave spaziale, 'Icarus II', diretti verso il centro del sistema solare. Obiettivo: 'riattivare' il Sole, con l'ausilio di un ordigno nucleare. La stella è ormai morente e la sua fine equivarrebbe alla catastrofe del pianeta Terra. Procedendo nel viaggio l'equipaggio perde il contatto radio con la Terra, ma intercetta il segnale di un'altra nave, 'Icarus I', che aveva tentato la stessa impresa sette anni prima, perdendosi nello spazio...

In Sala 3 alle ore 17,00 “Page 3” dell'indiano Madhur Bhandarkar: il film di Madhur Bhandark getta un candido sguardo nelle vite delle star e delle celebrità che riempiono la terza pagina dei quotidiani. Il film penetra attraverso la facciata delle loro belle vite e rivelano l'ipocrisia, la superficialità e lo squallore che si nasconde sotto. La storia è raccontata dal punto di vista di una giovane giornalista, Madhavi, che scrive colonne sulla terza pagina delle celebrità in primo piano.
Alle ore 20,30 replica di “Le vite degli altri”.

Alle ore 22,45 cinema ungherese con “Abandoned” di Arpad Sopsits: questa storia autobiografica è ambientata durante i primi anni 60 in una casa d'accoglienza per ragazzi in campagna. I ragazzi vivono in questo mondo chiuso, umiliante e crudele perché i loro genitori sono poveri e incarcerati in seguito alla rivoluzione del 1956 e alle conseguenti tragedie familiari.


03/07/2007 13.52