6 luglio 1957: quando Paul incontrò John

Alessandro Biancardi

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LONDRA. Una festa parrocchiale, le torte delle zie, un palco malfermo, un gruppo di ragazzi che strimpella, l’inizio di una grande amicizia e di un sodalizio creativo che ha rivoluzionato il mondo. Non solo quello della musica. Cinquant'anni fa un ragazzo di una scuola secondaria di Liverpool dalla faccia da bravo ragazzo incontrava un ragazzo dallo sguardo miope che aveva appena messo su un gruppo. Si chiamavano Paul McCartney e John Lennon. Fu un incontro che avrebbe cambiato la storia della musica: erano nati i Beatles. I due, all'epoca, avevano rispettivamente 15 e 16 anni. LE CANZONI E I VIDEO

LONDRA. Una festa parrocchiale, le torte delle zie, un palco malfermo, un gruppo di ragazzi che strimpella, l'inizio di una grande amicizia e di un sodalizio creativo che ha rivoluzionato il mondo. Non solo quello della musica. Cinquant'anni fa un ragazzo di una scuola secondaria di Liverpool dalla faccia da bravo ragazzo incontrava un ragazzo dallo sguardo miope che aveva appena messo su un gruppo. Si
chiamavano Paul McCartney e John Lennon. Fu un incontro che avrebbe cambiato la storia della musica: erano nati i Beatles.
I due, all'epoca, avevano rispettivamente 15 e 16 anni.


LE CANZONI E I VIDEO


Era il 6 luglio 1957.
A fare il primo passo fu Paul. John il suo gruppo l'aveva gia'. Si chiamava "The Quarrymen". Erano loro che erano stati invitati a suonare alla festa della Woolton Church.
McCartney era andato alla festa esattamente con tutti i propositi di un teen-ager (espressione che sarebbe stata coniata di li' a qualche anno) in una situazione di quel tipo.
Vale a dire: entrare in un gruppo di ragazzi e conoscere tante ragazze.
Il tempo lo avrebbe accontentato.
La scena di quella prima stretta di mano era tutto quello che si puo' immaginare dell'Inghilterra di provincia: un complesso giovanile, torte fatte in casa da mamme e zie per finanziare le attivita' parrocchiali, una processione di vecchiette per la strada.
Il concerto dei Quarrymen si tenne nel campo di calcio adiacente all'oratorio, su un palco improvvisato e poco sicuro.
La musica era quella in voga quell'estate: rock'n'roll.
Il primo pezzo che Lennon canto' fu, profeticamente, "Come Go With Me", dei Del-Vikings. Ne aveva copiato gli accordi e le parole sentendola alla radio un paio di settimane prima.

Ma piccoli segnali di quella sera facevano già intravedere la storia che poi sarebbe arrivata.
Forse per una svista, forse perche' Lennon era gia' un contestatore, gli accordi della canzone erano perfetti, ma le parole no. Invece di "Come go with me, please don't send me 'way beyond the sea" canto' "Come go with me, down to the penitentiary", il che non e' esattamente la
stessa cosa.
Poi finito il concerto, McCartney sali' sul palco e si presento'.
Chiese un'audizione ai colleghi musicisti.
La ottenne poco dopo. Paul esegui' due pezzi, uno di Gene Vincent ed uno di Little Richard.
Una settimana dopo un amico comune fu incaricato di dirgli a parte del leader del gruppo che era stato ammesso.
John Lennon aveva vinto una sua iniziale diffidenza, vale a dire che quel ragazzo cosi' carino e cosi' educato fosse un po' troppo a modo per una banda di studenti poco volenterosi di una grammar school. Anche qui, in qualche modo, era stato profetico.
Il primo concerto ebbe luogo tre mesi piu' tardi.
Scena del debutto il "Conservative Club" di Liverpool.
John aveva accettato la diarchia, ed ora era lui ad andare a casa di Paul a comporre testi e musiche.
«Avevamo un vecchio taccuino di scuola, di quelli con le pagine enormi», ricordera' il padrone di casa, «in cima ad ogni pagina scrivevamo 'Un originale di Lennon e McCartney'. Sulla pagina accanto 'Un altro originale di Lennon e McCartney'. Ci sentivamo come i piu' famosi compositori prossimi
venturi».

Cinquant'anni dopo e' legittimo che la materia sia passata nelle mani degli storici, soliti a chiedersi il perche' delle cose. La domanda allora e' la seguente: perche' proprio quei due, perche' proprio a Liverpool ebbe luogo questa metanoia della musica contemporanea?
Risponde Dominic Sandbrook, professore della Universita' di Oxford ed
autore di "Storia della Britannia negli Swinging Sixties": «Liverpool all'epoca era certo in contatto con il blues americano, essendo citta' di mare. Ma il duo Lennon-McCartney, rispetto alle migliaia di altri gruppi come il loro che a quel'epoca si organizzavano nel Regno Unito, avevano due cose.
La prima il saper cogliere per primi le tendenze del momento. La seconda quella insuperabile alchimia che univa i loro due elementi. Due elementi assolutamente diversi tra di loro.
Lennon era caustico e ribelle, McCartney emolliente e rassicurante. Ne venne fuori una esplosione di feroce creativita', in tutta la sua competitivita' e collaborazione».
Piu' o meno.
Quel che e' certo e' che alcuni anni dopo (anni passati a scrivere in cima ad un foglio di blocco note
"Un originale di Lennon e McCartney") li ricevette Sir George Martin agli Abbey Road Studios di Londra.
Martin era uno dei produttori discografici piu' affermati del momento. Nel frattempo Pete Best era stato sostituito alla batteria, nella banda, da Ringo Starr.

Questo il racconto del loro futuro produttore: «John e Paul si presentarono con una canzone che voleva essere una ballata alla Roy Orbison. La trovai deprimente, e glielo dissi. Aggiunsi: 'se magari raddoppiaste il tempo potreste andare da qualche parte'. Non pensavo che ne uscisse niente. Invece loro tornarono e mi mostrarono che avevano ascoltato il consiglio. Con un po' di armonica ed un arrangiamento piu' deciso tirarono fuori 'Please, please me'».
Era il 1962. La leggenda era iniziata.
Un anno dopo William Mann del Times osava l'impossibile.
Prese i cinque ragazzi di Liverpool e li designo' motu proprio «i migliori compositori britannici dell'anno».
Cito' Gershwin, Davies ed altri monumenti della musica.
Ci aveva visto bene.
Oggi, in tempi di file per l'ultima versione dell'Ipod, strumento destinato ad ammazzare una generazione di musicisti cosi' come il video ha ucciso, tanti anni fa, le star della radio, i Beatles si preparano ad uscire di nuovo, in una nuova versione, tecnologicamente compatibile. Nemmeno l'Ipod li puo' ammazzare.
Perche' se e' vero che non c'e' nulla che uno abbia mai detto che non sia mai stato gia' detto, e' vero che anche la musica ha le sue eterne regole.
E due ragazzi di 15 e 16 anni, il 6 luglio 1957, le avevano gia' capite tutte. (AGI)

03/07/2007 8.55