50 anni per Spike Lee, il "regista-sociologo" del calderone americano.

Alessandro Biancardi

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CINEMA. Il traguardo dei cinquant’anni è l’occasione giusta per ricordare, ed apprezzare, il regista americano Spike Lee, sempre attento alle tematiche e al contenuto dei suoi lavori più che al portafoglio. Ritratto di un regista, fortunatamente, fuori norma.

CINEMA. Il traguardo dei cinquant'anni è l'occasione giusta per ricordare, ed apprezzare, il regista americano Spike Lee, sempre attento alle tematiche e al contenuto dei suoi lavori più che al portafoglio. Ritratto di un regista, fortunatamente, fuori norma.

Cinquant'anni, tanti film alle spalle, personaggio scomodo criticato e “criticone”: Spike Lee. Il prossimo 20 marzo il regista americano arriva alla soglia dei cinquanta: un'età di piena maturità per un regista, cosa che in realtà Lee ha già dimostrato di possedere, fin dalle sue prime opere cinematografiche.
Tra i tanti film della sua lunga esperienza, come non ricordare “Fa la cosa giusta” (1989) e “Clockers” (1995), dove un'attenta analisi “sociologica” del pentolone etnico del suo paese si intreccia sapientemente con una lucidissima disanima antirazzista, che non scade mai nella demagogia o in facili buoni sentimenti; o ancora, “Bamboozled” (2000), in cui i temi del razzismo si scontrano con il modo dorato della televisione, composto di tanta patina e pochissima sostanza, dove il nero Pierre Delacroix non riesce ad imporre la sua visione, le sue idee.
Anche gli ultimi lavori non soffrono affatto di cali dovuti al tempo o all'usura delle idee, anzi: “La 25° ora” e “Inside Man”, seppur molto diversi come trama e come contenuto, possono sembrarci la piacevole doppia faccia di una medaglia pericolosa, che è quella della società a lui (e a noi) contemporanea: arrivismo, soldi facili, amicizie deboli, furti ed intelligenza, riflettono perfettamente il pensiero di Lee sul mondo che lo circonda, ponendo tante domande e cercando, con suoni ed immagini in movimento, di suggerire qualche risposta.

Il prossimo lavoro in programmazione, dopo il documentario sul disastro dell'uragano Katrina (240 minuti complessivi) “When the Levees Broke”, presentato lo scorso settembre a Venezia , è un lungometraggio su James Brown, il re del suol recentemente scomparso.

Ernesto Valerio 16/03/2007 15.18