Il 7 maggio Pino Daniele in tour a Pescara

Alessandro Biancardi

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1996

Il 7 maggio Pino Daniele in tour a Pescara
PESCARA. Il 7 maggio, a Pescara, il tour di Pino Daniele farà tappa al Teatro Massimo. Sul palco, l’artista napoletano eseguirà i suoi grandi successi e le canzoni dell’ultimo cd, appena uscito, intitolato “Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui”.
Prodotto e arrangiato dal cantautore napoletano, l'album racchiude dieci brani inediti e vanta prestigiose collaborazioni: Giorgia (che duetta nei brani “Il giorno e la notte” e “Vento di passione”), Peter Erskine Trio, Tony Esposito ed Alfredo Paixao. Il video di “Back home” (primo brano estratto dall'album) è già in rotazione sulle principali emittenti televisive musicali dal 19 febbraio, diretto da Gaetano Morbioli.

Il tour di Pino Daniele (organizzato da Friends & Partners) inizierà il 23 aprile dal Teatro Politeama di Palermo e farà tappa in Abruzzo, come detto, il 7 maggio.
«Pino Daniele non ha mai cantato una canzone di successo»: con questa impietosa quanto falsa dichiarazione, Mogol nel 1993 etichettava il cantante partenopeo come un personaggio di poco conto.
In realtà, il buon Pino aveva cantato eccome canzoni di successo: dove mettiamo “Na tazzulella e' café”, “Je so' pazzo”, “Quando”, “O' scarrafone”, “Napule è”, “Quanno chiove”, “A me me piace o' blues”, “Yes I know my way” e via elencando?
Forse giusto negli anni '80, per via di dischi anche troppo sperimentali, che mischiavano inglese, italiano e napoletano a blues e soul, Daniele non è stato propriamente sulla cresta dell'onda, ma di certo 14 anni fa non si poteva parlare di lui come di un autore poco noto al pubblico.
Già all'epoca si potevano contare pestigiose collaborazioni con nomi importanti della musica internazionale.
Di lì a poco, poi, avrebbe incontrato un favore ancora più grande, grazie ad album come “Non calpestare i fiori nel deserto” (1995), “Dimmi cosa succede sulla terra” (1997) e “Yes I know my way” (1998).
In seguito, complice anche il fatto che alla fin fine Pino Daniele proponeva sempre le medesime sonorità, il consenso popolare era venuto un po' meno, accompagnato tra l'altro da un lavoro molto particolare e magari meno apprezzato: “Come un gelato all'equatore” (1999).
Forse un passo falso in cui faceva capolino l'elettronica (cosa c'entra Daniele con l'elettronica?), per non parlare del rap – già presente, in realtà, nel disco del '97.
In realtà la sua voglia di sperimentare e non ripetersi lo ha portato molto lontano da quelle sonorità che gli sono più proprie come lo splendido suono della chitarra a ritmo di bossa di “Sotto o sole” con la splendida “Quando” o di “Che dio ti benedica” dove si trovano capolavori “acustici” come “Questa primavera”, “Sicily”, “Nuda”.
Nel 2001 il passaggio alla Bmg e un quasi ritorno al passato con “Medina”, che lasciava ben sperare: arrangiamenti buoni e alcuni testi in napoletano.
Poi finalmente nel 2004 è riemersa la vera anima jazz delle contaminazioni latine ed è arrivato “Passi d'autore”.
Dopo le influenze arabe e africane degli ultimi cd, Pino si era riconciliato con il latin jazz, con un risultato positivo.
Nel 2005 è stata la volta di “Iguana Cafè”, che ha confermato la tendenza del precedente cd.
E dai primi ascolti dell'ultimo lavoro sarà difficile che si possano confermare le grandi attese dei fans; di sicuro vi sono apprezzabili slanci (per esempio il duetto con Giorgia) ma grossi capolavori da inserire nelle migliori 20 opere del cantautore napoletano di sicuro non ci sono.
E gli amanti già aspettano il prossimo Pino… rigorosamente con la spina staccata.

M.G. 20/02/2007 14.29