Un altro trionfo orientale nei festival: a Berlino vince Wang Quan’an

Alessandro Biancardi

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CINEMA. Continua l’incetta di premi e riconoscimenti per il cinema orientale: dopo Venezia, la conquista di Berlino. L’opera coraggiosa e “sociale” di Wang Quan’an, “Il matrimonio di Tuya”, vince l’Orso d’Oro a Berlino 2007.
Una Mongolia contadina e ancorata al passato che si scontra contro il colosso cinese, moderno, industrializzato, economico. Una modernizzazione tanto rapida quanto forzata per un paese intero, dove i protagonisti di un racconto sono una donna pastore e i suoi due mariti. È questo il film di Wang Quan'an, “Il matrimonio di Tuya”, vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino.
Il prestigioso premio è partito dunque alla volta dell'oriente, come del resto anche il [url=leone veneziano]http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=5578[/url] lo scorso settembre: una conferma al trend degli ultimi anni che vede le giurie, piuttosto che l'interezza degli spettatori, premiare pellicole dell'estremo oriente, sempre più spesso caratterizzate da un grande respiro fotografico, una impeccabile poesia narrativa e di immagini, ma altrettanto distinte da difficoltà logiche nello sviluppo delle storie. Se infatti si vogliono cercare dei difetti in questi “affreschi vivi”, bisogna puntare il dito proprio contro l'intreccio narrativo, che ha caratterizzato in negativo gli giudizi di molti su questo aspetto (soprattutto del pubblico “comune”), fermo restando comunque un parere invece più che positivo se si considera il film nella sua interezza.
Il regista ha voluto sottolineare il carattere sociale, politico e soprattutto riflessivo del suo lavoro: «in un'epoca come questa in cui l'economia è al boom, penso sia molto importante riflettere su cosa stiamo perdendo ». Il rischio, sempre secondo Quan'an, è quello di perdere rapidamente le proprie tradizioni a causa di queste forzature industriali ed economiche, con il rischio di «non essere più in grado di recuperarle ». Il film arriverà nelle sale italiane tra aprile e maggio, distribuito dalla Lucky Red.
Il Gran Premio della Giuria, alias Orso d'Argento, è invece andato a sorpresa al film argentino “El Otro”, di Ariel Rotter: anche questa appare una conferma di un trend che vede il cinema sudamericano, in generale, in costante crescita sia nei grandi nomi esportati negli States (es. Inarritu), sia nei registi giovani ed emergenti.
L'Italia a Berlino.
Poche soddisfazioni per il cinema nostrano in Germania: l'unico premiato è stato infatti Gianni Minà per la sua attività di documentarista. Letteralmente massacrato dalla critica berlinese il film di Saverio Costanzo, “In memoria di me”, mentre i fratelli Taviani con “La masseria delle allodole” hanno raccolto più di un applauso, restando però con le mani vuote di premi.
Ernesto Valerio

19/02/2007 11.45