Piero Mazzocchetti: «non sono il sostituto di Alagna»

Alessandro Biancardi

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Piero Mazzocchetti: «non sono il sostituto di Alagna»
MONTESILVANO. Lui giura che la canzone per il prossimo Festival di Sanremo è stata scritta appositamente per lui e che non sarà sul palco dell'Ariston per sostituire il tenore Roberto Alagna. MAZZOCCHETTI ANDRA' A SANREMO  - ARAGOZZINI A PDN: «ADESSO PIERO DEVE SFONDARE»    
Ad una settimana dalla sua incoronazione a big della kermesse festivaliera Piero Mazzocchetti, tenore di 28 anni di Pescara ha dovuto imparare a gestire la sua notorietà con la stampa di mezza Italia, ribadire che non sarà il nuovo Bocelli e tentare di convincere tutti che lui non è il sostituto di nessuno.
L'inghippo è nato
quando è stato comunicato il titolo del brano che Mazzocchetti eseguirà al prossimo Festival di Sanremo, "Schiavo d'amore" di Maurizio Fabrizio. Qualcuno vocifera che la canzone dovesse essere interpretato dal tenore Roberto Alagna (sempre della scuderia di Aragozzini), diventato celebre per i non frequentatori dell'opera, dopo aver abbandonato il palcoscenico della Scala nel bel mezzo del Radames.
Proprio dopo quell'uscita di scena il tenore annunciò di essere pronto per Sanremo e di avere in serbo una canzone bellissima, dal titolo, guarda un pò, "Schiavo d'amore". Una coincidenza? Decisamente no ma tra le altre casuali "coincidenze" c'è anche Adriano Aragozzini, manager di entrambi.
Ed è stato proprio il produttore dei due artisti a tentare di sciogliere la matassa intricata: «Alagna non ha mai partecipato alle selezioni di Sanremo», assicura. «Non è riuscito ad annullare l'opera Manon di Massenet e con rammarico, già dal 15 dicembre ha comunicato personalmente a Pippo Baudo che non era, per quest'anno, disponibile».

UNA FAVOLA D'ALTRI TEMPI

Quella di Mazzocchetti, polemiche a parte (che lui stesso chiede di non alimentare per non sciupare il bel sogno che sta vivendo) oggi appare sempre più una favola d'altri tempi: una valigia di cartone, un fiorino «scassato» e un lungo viaggio da Montesilvano, fino a Monaco di Baviera, il 31 dicembre 1998, per rincorrere il sogno della musica.
Per imboccare la strada del successo.
«In quell'episodio di fine anno», racconta Piero, «è stato forse segnato il mio destino: quella serata passata a cantare in un ristorante di amici è stato l'inizio di tutto».
Un successo fatto di un mix di canzoni di Caruso, classici italiani modellati con un timbro vigoroso della sua ugola.
Quando è stata resa nota la lista dei partecipanti al Festival canoro più importante d'Italia, per assurdo, il suo nome è stato quello che ha colpito tutti perché completamente sconosciuto.
Lui oggi fa faville in Germania, spopola nei programmi televisivi dei canali Rtl o Zdf, ha inciso tre dischi e venduto 150 mila copie in meno di cinque anni. Ha imparato il tedesco perchè i suoi fans d'oltralpe sono esigenti e così si è dato da fare.
«Mi sono sempre chiesto perché dovessi imparare il tedesco. C'è Schumacher che da anni vive in Italia e parla solo la sua lingua…».
C'è chi lo ha definito il nuovo Bocelli, chi una copia di Alessandro Safina, che tenta la strada del grande pubblico passando dalla città dei fiori.
«In attesa di quel giorno», racconta Piero ancora incredulo, «studierò e pregherò».
Una famiglia di umili origini (la mamma ex operaia, il padre
camionista) e la voglia di regalare emozioni sono stati il segreto del suo successo: «non mi è mai interessato diventare famoso, voglio solo far emozionare la gente che mi ascolta».
E quando ha scoperto di essere stato inserito nella lista di serie A è caduto dalle nuvole: «non me lo aspettavo, anche se il mio manager Adriano Aragozzini mi aveva detto che c'erano ottimi probabilità e che il mio pezzo era piaciuto molto».
Il circo mediatico si è scatenato intorno a Piero: tv e giornali gli sono piombati in casa per scoprire chi è questo illustre sconosciuto.
E lui, ancora poco avvezzo a gestire la sua nuova popolarità tutta made in Italy, si dimostra pronto a soddisfare ogni curiosità:
«ammetto di essere un po' spaventato. Tutti gli occhi saranno puntati su di me e probabilmente dovrò dimostrare di aver meritato quel posto».
Ne è convinto anche Aragozzini: «ora Piero ha il dovere di dimostrare quanto vale anche in Italia», lui che ne è consapevole e ricorda le decine di volte che lo respinse («non posso mica incontrare tutti quelli che mi chiamano»). Ma poi quando lo sentì cantare non ebbe più dubbi.
Con Piero, orgogliosi del suo successo, i genitori, che ricordano gli
esordi: «amava poco la scuola. Ma la musica è sempre stata la sua vita. Sta sempre a cantare… è la sua vita».
Nella casa di Montesilvano Piero canta e suona a tutte le ore del giorno e della notte. Scalda la voce pensando alle magiche serate del
festival: «le gambe mi tremeranno. E' un sogno che si realizza. Ma lo considero solo un primo, piccolo e importante punto di partenza».

Alessandra Lotti 15/01/2007 9.40