"L’amico di famiglia": il ritratto dell’usura firmato Paolo Sorrentino

Alessandro Biancardi

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Da qualche giorno nelle sale italiane, “L’amico di famiglia” si candida ad essere uno dei migliori film italiani dell’anno. Successo di critica e pubblico per il nuovo lavoro dell’apprezzato Sorrentino.

Da qualche giorno nelle sale italiane, “L'amico di famiglia” si candida ad essere uno dei migliori film italiani dell'anno. Successo di critica e pubblico per il nuovo lavoro dell'apprezzato Sorrentino.



Dopo il grande successo di pubblico e critica di “Le conseguenze dell'amore” , torna nelle sale italiane Paolo Sorrentino, uno dei più apprezzati e idolatrati registi italiani. Il titolo della sua nuova fatica cinematografica, nelle sale da qualche giorno, è “L'amico di famiglia” , spietato ritratto di un tema drammatico come l'usura. Protagonista della storia è Geremia (magistralmente interpretato da Giacomo Rizzo), un sarto dell'Agro Pontino che presta soldi ai concittadini, richiedendo interessi altissimi. Tirchio, esteticamente impresentabile, mal vestito, sporco, citazionista ma ignorante, Geremia è il riflesso vivo di un'immagine astratta nei secoli, quella appunto dell'usuraio, uomo senza scrupoli e opportunista: tutte le caratteristiche negative di una figura del genere sono così trasmesse, colpa espiazione di colpa, in un corpo altrettanto negativo, orribile. Un film che non si limita alla mera osservazione del fenomeno, ma traccia in profondità la società, il contesto, le abitudini e soprattutto la quotidianità di un usuraio e delle sue vittime: una popolazione che ha le sue colpe, indistintamente, senza innocenza. La poca che se ne vede, negli occhi di qualche giovane, è in realtà un terribile doppio fine, se possibile ancora peggiore della sfacciata disonestà dell'usuraio.
Come nelle altre pellicole di Sorrentino, la vera forza del film sta nel grande personaggio centrale, sia a livello interpretativo che di sceneggiatura: delle recitazioni perfette sostenute da un grande lavoro dietro di preparazione narrativa. A differenza del passato però, in quest'ultimo lavoro si nota una grande forza dei personaggi secondari, come il cowboy ciociaro interpretato da Fabrizio Bentivoglio, in grandissimo spolvero, o tutta la carrellata di anziani che percorrono i metri della pellicola.
Da sottolineare una ricostruzione magnifica delle locazioni, sia interne che esterne: piani sequenza magistrali supportati da un vero e proprio calderone emotivo: sono tante infatti le scene che provocano claustrofobia e nausea allo spettatore, tant'è la forza delle immagini.
Un prodotto tutto italiano da portare su un palmo di mano e da vedere assolutamente.

Ernesto Valerio 17/11/2006 7.24