Nereto: Sabato 14 ottobre il Teatro del Krak in "inQuiete, le parole"

Alessandro Biancardi

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NERETO. “Rievocazioni” ospita, a Nereto sabato 14 ottobre alle 21.15, “inQuiete, le parole”. Lo spettacolo è tratto dall’opera di Annamarie Schwarzenbach, scrittrice, fotografa e giornalista svizzera vissuta tra le due guerre, dotata di un’intelligenza eclettica e di una straordinaria sensibilità, tale da saper vedere orizzonti tanto vasti e inconcepibili per una donna di quegli anni.


Lo spettacolo ripercorre la sua intensa e tormentata esistenza e si sofferma sulle “sue parole” che in verità sono un conglomerato di narrazioni: autobiografia, cronaca di viaggio, racconti, giornalismo, critica lucida e appassionata.
In primo piano non c'è soltanto una personalità frammentata e in costante ricerca di sé stessa, che si spinge per questo fino ai luoghi “alla fine del mondo”, ma uno sguardo che vuol farsi il più possibile osservatore attento dei mutamenti drammatici che sconvolgono la sua epoca e che sono così drammaticamente simili alla nostra.
Con questo lavoro il Teatro del Krak continua la sua ricerca poetica e stilistica per guardare e raccontare il quotidiano, i temi dell'identità minacciata, di una realtà virtuale che sprofonda nel caos del mondo, del “disordine costituito” dei nuovi poteri.
Una narrazione fatta di sospensioni, rapide cronache, racconti segnati da un'orizzontalità di tensioni emotive tra attore e spettatore. Annemarie Schwarzenbach, scrittrice, giornalista e fotografa, nacque nel 1908 a Zurigo da una ricca famiglia di industriali della seta.
Ebbe una vita intensa e sofferta a causa del complicato rapporto con sua madre che avrebbe voluto un figlio maschio e che come tale la vestì e la considerò. Soggiornò a Berlino, dove frequentò la cerchia letteraria dei fratelli Mann, ma abbandonandosi anche ad ogni eccesso, in particolare al consumo della morfina, da cui divenne dipendente per il resto della vita.
Si innamorò, non corrisposta, di Erika Mann. Cercò scampo all'infelicità nell'impegno politico antifascista e nei viaggi in Oriente, Russia, Stati Uniti e Africa, da cui trasse i suoi famosi reportage. La sua figura slanciata, lo sguardo buio di malinconia, l'abbigliamento vagamente maschile, colpivano quanti la conobbero.
“Angelo devastato”, la definì Thomas Mann. Tentò più volte il suicidio, prima di morire a soli 34 anni cadendo dalla bicicletta. Tra le sue opere tradotte in italiano, si ricordano “La valle felice” (e/o 1998) e “Dalla parte dell'ombra” (Il Saggiatore 2001). L'interesse per l'opera e la figura di Annemarie Schwarzenbach è inoltre testimoniato da due appassionati libri biografici: “La vita in pezzi” di Georgiadou Areti (Tufani 2000) e “Lei così amata” della scrittrice italiana Melania G. Mazzucco (Rizzoli 2000).
Massimo Giuliano 11/10/2006 8.45