Venezia. Leone d’oro a Jia Zheng-Ke, Castellitto non ce la fa

Alessandro Biancardi

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SPECIALE VENEZIA. Come da tradizione la premiazione miete vittime illustri, calpesta i pronostici della vigilia e lancia artisti emergenti o finora in ombra. Ecco che cosa ha deciso la giuria della 63° Mostra del cinema con tutti i vincitori. IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG

SPECIALE VENEZIA.


Come da tradizione la premiazione miete vittime illustri, calpesta i pronostici della vigilia e lancia artisti emergenti o finora in ombra. Ecco che cosa ha deciso la giuria della 63° Mostra del cinema con tutti i vincitori.





IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG







Dal nostro inviato a Venezia, Ernesto Valerio


“Sanxia Hooren - Still life”, opera del regista cinese Jia Zheng-Ke, ha vinto il Leone d'oro della sessantatreesima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Una mostra caratterizzata dalle tante opere orientali e che ha visto trionfare, quasi di conseguenza, una di queste. Molte conferme e qualche sorpresa, non sempre gradita al numeroso pubblico davanti ai maxischermi al Lido, per gli altri premi.


LA PREMIAZIONE.


Dopo il messaggio iniziale della madrina Elisabetta Ferrari e della Deneuve in rappresentanza della giuria, è iniziata la “sfilata” di premi e personaggi. “Orizzonti – Doc”, al miglior lavoro documentario, è andato a Spike Lee, per il suo “When the Levees Broke - Requiem in Four Acts”; il premio “Orizzonti” è invece andato a “Mabei shand de fating” di Liu jie, che ha simpaticamente dichiarato, dedicando il premio alla fidanzata (presente in sala), di “aver finanziato il film con i soldi del matrimonio”.
Prima dei premi maggiori, la Deneuve ha voluto sottolineare che la giuria ha trovato come particolarmente degno di nota il film di David Lynch, “Inland Empire”: dichiarazione scontata ma giusta.



ISILD LE BESCO


Il premio “Marcello Mastroianni”, come miglior attore/attrice emergente, è andato a Isild Le Besco, protagonista del fischiatissimo film di Benoit Jacquot, “L'intouchable”.
Scontato il premio ala Miglior Attrice, Helen Mirren, la regina dell'amatissimo “The Queen” di Sthepen Frears, che si è accontentato con il premio alla sceneggiatura: in sala, nel ringraziare tutti, lo sceneggiatore Peter Morgan ha voluto salutare anche Blair, “visto che la sua disintegrazione politica è coincisa con l'uscita del film”.
Sorpresa invece per il Miglior Attore, “Coppa Volpi”, dove in molti si aspettavo Castellitto, ecco che arriva Ben Affleck per “Hollywoodland”, prestazione “da attore nell'attore” nel Superman televisivo. Non era presente in sala il divo americano cha ha ringraziato tutti via sms: un gesto che piuttosto che una gentilezza è sembrato uno sgarbo alla più antica Mostra del Cinema.
Leone d'Oro Speciale per “l'insieme dell'opera” a Jean-Marie Straub e Danièle Huillet,
autori de “Quei loro incontri”. Anche questo premio è stato accolto da una
valanga di fischi nello spiazzale antistante la Sala Grande; solo qualche
isolato applauso ha accompagnato questa premiazione.




Molto gradito anche il premio a “Daratt – Dry Season”, dell'africano Mahamat-Saleh Haroun (Ciad), che ha portato a Venezia un film del continente nero dopo oltre 15 anni. Il regista ha accolto la notizia e il premio con molta commozione, dichiarando che questo “è un momento storico per tutta l'Africa”. Anche un altro film amatissimo dal pubblico ha portato a casa qualcosa: “Nuovomondo” di Emanuele Crialese, con il Leone d'Argento Rivelazione. In realtà a molti è sembrato voler essere un “contentino” per una pellicola che, forse, meritava di più. Il Leone d'Argento alla regia è andato al francese Alain Resnais, per il suo “Coeurs” (“Private Fears in Public Places”):
un giusto riconoscimento per un altro lavoro coperto da applausi ad ogni
proiezione.


IL LEONE D'ORO.


Come già scritto, è andato a “Sanxia Hooren - Still life” di Jia Zheng-Ke, che aveva portato a Venezia anche il documentario “Dong” (premiato nel pomeriggio con il “Premio Open” e il “Doc/it”). Il film non era inizialmente presente nel programma, visto che è stato presentato come “film a sorpresa” il 6 settembre (comunque una pellicola a sorpresa era certamente prevista). La trama: due storie parallele, quella di un minatore che cerca la figlia che non vede da sedici anni, e quella di un'infermiera che cerca il marito, che da due anni no vede. Le storie si intrecciano a Fengjie, nel segno dell'abbandono e di una solitaria malinconia, condita da un velo di rassegnazione che copre tutta la pellicola. Da sottolineare anche la stretta attualità, ben celata, di un paese (la Cina) che deve pagare il pesante tributo dello sviluppo e dell'industrializzazione selvaggia, e lo deve pagare alla
natura e all'uomo, contemporaneamente. ( Children on Men)
In sostanza, parecchie conferme e qualche sorpresa, non del tutto gradita, per una premiazione che alla fin fine, almeno nel pubblico, ha suscitato più malcontento che applausi. “The Queen” va via con “solo” Miglior Attrice e il premio Sceneggiatura, “The Children of Men” si deve accontentare dei premi minori (quello assegnato dalla Cinematografia dei Ragazzi, che Cuaròn ha comunque apprezzato tantissimo perchè “viene da gente giovane e l'unica speranza di cambiare la struttura della società è la nuova generazione”) e di un riconoscimento al Miglior Contributo Tecnico per la Fotografia, ritirato in sala dallo stesso regista Cuaròn.


Lo stesso Amelio esce a mani vuote e, come già scritto, l'Argento Rivelazione a Crialese sembra un sasso nello stagno: molta estetica, ma poca sostanza.




TUTTI I PREMI ASSEGNATI
 


TUTTI I NOSTRI ARTICOLI DALLA 63° MOSTRA DI VENEZIA


30 agosto


31 agosto e 1 settembre


2 settembre


3 settembre


4 settembre


5 settembre
  (con intervista al regista, pluripremiato, di “A guide to recognizing your saints”, Dito Montiel)


6 settembre


7 settembre



8 settembre e mattina del 9


09/09/2006 23.24