I film presentati ieri alla 63° Mostra del cinema di Venezia

Alessandro Biancardi

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SPECIALE VENEZIA IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG



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IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG





Dal nostro inviato a Venezia, Ernesto Valerio

Il dopo Lynch inizia alla grande.
Le proiezioni del Pala Biennale del mattino regalano al pubblico presente (meno del solito, viste le proiezioni a tarda sera di ieri che hanno tenuto molti alzati fino a tardi) due grandi film, entrambi in concorso.
E le conferenze hanno personaggi di prim'ordine: infatti, dopo l'applaudita proiezione alla stampa di ieri, “Devil wears Prada” si presenta ufficialmente, e lo fa con presenze di altissimo livello: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci e il regista David Frankel. Sala gremita, applausi scroscianti e “profetiche” assegnazioni di Oscar per la Streep, la più gettonata tra i presenti (tanto che Stanley Tucci,
alla prima domanda a lui rivolta, ridendo dice: “grazie per aver fatto una
domanda a me”)





EUPHORIA

“Eiforija – Euphoria”, di Ivan Vyrypaev, dove troviamo Pasha, che non riesce più a tenere per sé il sentimento che prova per Vera, donna sposata e con una figlia. Si scontrano così le nuove passioni dei due, dalla scintilla dello sguardo alla fisicità più completa, con la gelosia e la furia omicida del marito, tradito nell'orgoglio oltre che nel vincolo del matrimonio. Un drammatico dai forti colori realisti, quasi da romanzo russo dell'800. Ottimi, come da tradizione, i grandi piani, senza sottovalutare i dettagli, soprattutto per l'ambientazione. Maestoso leit motiv, colonna portante di tutto l'audio; settanta minuti di puro cinema, da godere a pieno.



EXILED
“Fangzhu – Exiled”, di Johnnie To. Gangster movie perfetto, con tutti gli elementi classici e le originalità della rilettura cinese del genere. Sceneggiatura meravigliosa, con un intreccio mai banale, spiritoso o profondo a seconda delle circostanze, violento o delicato, crudo o velato. Davvero un ottimo prodotto che merita una totale distribuzione nel territorio, visto che di gangster movie di un certo livello si sente davvero la mancanza. Tutto gira intorno ad un gruppo di quattro persone, amici fin dai tempi “dell'ingresso nella mala”, che si trovano loro malgrado a dover eseguire un compito doloroso: l'uccisione di un loro amico, Wo, quinta persona nel loro gruppo originario: dopo un periodo di lontananza, Wo è rientrato in città, dopo un tentativo fallito di uccidere il capo, e ora invece intento a cambiare vita (moglie, figlio,…). Il gruppo decide la svolta, e abbandona la strada dell'omicidio per cercare di salvare l'amico, ed aiutarlo nella sua nuova vita. Caldamente consigliato.



HYENA
( scena Hyena)

Pomeriggio deludente quello della “Settimana della critica” con il film polacco, opera prima, “Hyena”, di Grzegorz Lewandoski; thriller con troppe falle narrative e strutturali, una colonna sonora (sia musicale, sia d'atmosfera) di basso profilo e una tensione praticamente a zero. Una scelta davvero dubbia dopo una sei giorni di ottime proiezioni. Domani la chiusura con “La rieducazione”, per la regia di Davide Alfonsi, Alessandro Fusto, Daniele Guerrini e Denis Malagnino.



OFFSCREEN
E per chi ha lo stomaco forte:

"Offscreen", di Christoffer Boe. Esperimento di cinema danese: con un budget ridottissimo, il regista ha scritto questo durissimo lavoro con l'amico Nicolas Bro. Quest'ultimo è proprio il protagonista di questa pellicola, una tela intrecciata con documentario, romanzo visivo, reality,
fiction. Nicolas decide di realizzare un film: telecamera in spalla, filma ogni
istante della sua vita, allontanandosi da tutto e tutti: moglie, amici, teatro,
vita sociale. Fino al delirio, in un crescendo finale di pazzia, sangue,
disastro
relazionale, con scene crude di rare violenza e drammaticità.

Nonostante la nostra assuefazione alla violenza sullo schermo, questa pellicola dà un forte senso del reale, vista la totale realizzazione con il digitale: come se il protagonista fosse uno di noi. Opera senz'altro originale, nel mezzo e nel contenuto, che parla di una voglia di filmare che può portare alla distruzione, all'annientamento personale e non solo. Un modo diverso di esporre quel mondo dorato della cinepresa, e darne una connotazione negativa, perversa. Ed oltre al cinema, anche un modo diverso di parlare d'amore: non un tema originale certo (l'amore che distrugge è cosa datata) ma arrivare a punte di tale trasformazione e disastro è cosa rara a vedersi.
Per uno stomaco forte ed aperto alle sperimentazioni, non di certo per gli amanti della linearità e della tradizione: ostica la digestione.

08/09/2006 8.45