L'incubo di "Inland Empire" di Lynch e il diavolo di Meryl Streep

Alessandro Biancardi

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SPECIALE VENEZIA. Ieri è stato il giorno di Lynch applauditissimo che ha calamitato l'attenzione di giornalisti e fans. Ecco gli altri film presentati ieri alla 63° Mostra del cinema. Intanto alcuni spettatori che hanno regolarmente pagato il loro abbonamento per assistere alle proiezioni si lamentano della organizzazione di quest'anno. IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG


SPECIALE VENEZIA. Ieri è stato il giorno di Lynch applauditissimo che ha calamitato l'attenzione di giornalisti e fans. Ecco gli altri film presentati ieri alla 63° Mostra del cinema.
Intanto alcuni spettatori che hanno regolarmente pagato il loro abbonamento per assistere alle proiezioni si lamentano della organizzazione di quest'anno.



IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG


Dal nostro inviato a Venezia, Ernesto Valerio

“Inland Empire”, l'opera che Lynch presenta a Venezia, fuori Concorso, come evento parallelo al Leone d'Oro alla carriera, è un vero e proprio viaggio disperato, su un mare che si chiama sogno, incubo, realtà. Tutto.
La storia: un'attrice è chiamata a interpretare un ruolo e si scopre che il film in questione è stato già realizzato in passato. O meglio, si è tentato, visto che la morte dei protagonisti arrestò la produzione. Questa la partenza, sviluppo e arrivo ben diversi: è così che parte il viaggio mentale della protagonista, con l'agonia per un tradimento (con l'attore co-protagnonista) che si trasforma in un totale incubo, quasi tangibile, per la stessa. Poi, come sempre è accaduto per Lynch,
il fatto si trasforma in pensiero: ed ecco che quella che poteva essere una odissea emotiva, carnale, di coppia, si trasforma in una attenta psicologia del personaggio: introspettiva totale. Sempre con il beneficio del dubbio, perché questo grande regista ha la capacità di far uscire il pubblico dalla sala sconcertato e confuso, ma sempre al cospetto di una grande opera da metabolizzare e digerire, per conservarla gelosamente nel cuore e nella testa.



Nonostante la presenza, nel Lido e in sala, di David Lynch, monopolizzi l'attenzione dei più, altre pellicole scorrono rapide sugli schermi della
Mostra.



IL DIAVOLO VESTE PRADA


“The devil wears Prada” (“Il diavolo veste Prada”) ha inaugurato le proiezioni del mattino al Pala Lido. Regia di David Frankel, questa divertente commedia ha come protagoniste Meryl Streep (semplicemente fantastica nel suo ruolo) e Anne Hathaway, e ha nel cast, tra gli altri, anche Emily Blunt, Stanley Tucci, Adrian Grenier, Tracie Thoms e Rich Sommer.


La trama: una giovane ragazze, neolaureata, di valori e con un ottimo curriculum, aspirante giornalista, si fa assumere da Miranda Priestly, diabolica direttrice di “Runway”, la rivista di moda per eccellenza. I cambiamenti morali e di valori che la ragazza si autoimpone, con un lento ma costante lavoro su se stessa, le fanno perdere di vista famiglia, amore, amici, … tutto il passato insomma, in nome di quelle nuove priorità che trova nel mondo della moda. Ottime le situazioni comiche, che strappano più di un sorriso.
Effervescente colonna sonora che riesce a farci staccare dai dialoghi, sempre presenti, comunque ben costruiti e caratterizzanti. Pecca un po' forse nel finale, prevedibile e buonista, ma da una commedia con queste basi ed aspettative, non si può e non si deve pretendere altro. Centodieci minuti sostanzialmente piacevoli, per un sabato sera spensierato al cinema.



RAIN DOGS
(cast Rain Dogs)

Meno godibile "Taiyang yu - Rain Dogs", regia di Yuhang Ho (categoria "Orizzonti"). Locandina accattivante, che lasciava presagire una pellicola dai toni cupi, come spesso l'oriente ci ha regalato. Invece si è rivelato un ottimo prodotto per la sola fotografia, con qualche campo largo ben realizzato e degli ottimi contrasti (un paio di scene notturne e una su un campo di calcio su tutte), ma gravemente carente nella sceneggiatura; quest'ultimo aspetto, col senno di poi, è quello che sta caratterizzando diverse pellicole orientali, che danno un ampio respiro di immagini ma spesso appaiono, ad un occhio occidentale, come scolapasta per la sceneggiatura. Godibile, ma non prioritario: un esercizio di stile.



MIENTRAS TANTO

Presentato nella mattinata di ieri, in anteprima mondiale, "Mientras tanto", secondo film dell'argentino Diego Lerman, con Valeria Bertuccelli, Maria Merlino e Claudio Quinteros.

Il regista era presente in sala con parte del cast, raccogliendo i numerosi e sentiti applausi a fine proiezione. Una trama fatta di piccole cose, di piccoli eventi, senza colpi eclatanti o deus ex machina. Tante storie che si intrecciano, come in buona parte dei film che siamo oramai abituati a vedere, ma con una leggerezza che non fa pesare i collegamenti; come ha fatto ottimamente un grande come Resnais (sempre a Venezia, con "Private fears in public places"), così ha fatto Lerman, che tra tatuaggi scaramantici, megere e malattie, fecondazione assistita, speranze, viaggi e delusione, ha realizzato una commedia dolce e amara allo stesso tempo, moderna ma che sa di antico. Una bella pennellata in una Buenos Aires sempre caotica ed affascinante, nei luoghi e nelle persone. Un'altra piacevole pellicola per le "Giornate degli Autori".


LA PROTESTA DEGLI “ACCREDITATI CINEMA”


La mattina del 6 settembre è arrivato questo "comunicato" di due ragazzi all'indirizzo email dell'inviato di PrimaDaNoi.it a Venezia, sulla situazione di molti accreditati-Cinema qui al Lido. Come sempre ha fatto, PrimaDaNoi dà voce e spazio a tutti, ed eccola qui di seguito.


"Da accreditati cinema quali siamo, negli ultimi cinque anni abbiamo visto e subito il progressivo peggioramento dell'organizzazione della mostra, sino a questa situazione indecente.
Al Palalido - e ormai ovunque - ci hanno impedito di occupare le centinaia di posti che i giornalisti hanno lasciato liberi, perchè la proiezione era riservata a loro. "Per direttive dall'alto - ci dicono
- anche se la sala fosse vuota non potremmo farvi entrare". Con una ventina di persone siamo andati quindi a protestare all'Ufficio Programmazione indicatoci dal responsabile del Palalido. Alla nostra richiesta di poter almeno occupare i posti vuoti, ci hanno risposto che non ci sono soldi, e che pagando così poco non dovremmo pretendere nulla. Si sono poi lasciati scappare che sono i produttori a fare pressioni perchè i giornalisti non vengano a contatto con noi verdi, che osiamo addirittura fischiare.
Ci hanno promesso che avrebbero informato Muller. Incontrato Muller sui gradini del Casinò, ha trovato la nostra richiesta del tutto legittima.
Ma una donna al suo fianco - della quale ignoriamo la qualifica - ha insistito che non è possibile. Muller ci ha lasciato con un "ne parleremo".
Dopo qualche giorno hanno negato a tutti gli accrediti verdi anche l'accesso ai divanetti dell'ultimo piano del Casinò, perchè "una pazza spagnola" ha turbato l'ordine pubblico; ed aveva accredito verde.
Rimasti fuori dall'ennesimo film, ci siamo uniti ad una delegazione per protestare all'ufficio accrediti, senza ottenere assolutamente nulla.
Al PalaBiennale, dopo giorni che ci lasciano passare anche con la
videocamera, questa mattina (5 settembre) hanno deciso di applicare il regolamento.
Il film era già iniziato, e al deposito bagagli c'era fila. Un ragazzo accredito verde, bloccato per una macchina fotografica, ha discusso con le maschere, e noi abbiamo provato a riprendere la scena. Subito gli uomini del metal-detector ci hanno fermato, due poliziotti hanno segnato le nostre generalità. Mentre discutevamo con i poliziotti, il responsabile di sala ci ha preso di forza l'accredito, dicendo di andarcelo a riprendere "dove l'avete trovato". Ora, noi non sappiamo quale procedura preveda tutto questo, ma dal modo arbitrario in cui è successo, ci è parso solo un abuso di potere. In più la facilità con cui il poliziotto l'ha convinto a ridarceli, sembra confermare la nostra impressione.
Di anno in anno il rispetto per noi va scemando: stanno progressivamente chiudendo al pubblico questa mostra, senza l'onestà di rinunciare al pagamento anticipato dei nostri accrediti. Il sano dibattito sui film fa ormai paura; qui non si tratta più di "arte", come vogliono farci credere, ma solo di profitto. Ci stanno obbligando a scegliere, se tornare il prossimo anno o cercare altri lidi; ma la decisione sembrano volerla prendere loro. Occorre trovare una forma di pressione pacifica e compatta in difesa della massima diffusione della cultura."
Un accreditato, un'accreditata.


07/09/2006 9.44