Ethan Hawke a Venezia si presenta come regista e autore apprezzato

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1777

SPECIALE VENEZIA. Ecco il resoconto di quello che si è visto nella giornata di ieri alla Biennale del cinema. Spicca anche un'opera africana. I consigli di PrimaDaNoi.it sui film da vedere. IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG




SPECIALE VENEZIA. Ecco il resoconto di quello che si è visto nella giornata di ieri alla Biennale del cinema. Spicca anche
un'opera africana. I consigli di PrimaDaNoi.it sui film da vedere.



IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG





Dal nostro inviato a Venezia, Ernesto Valerio

Sabato due settembre, Venezia.
Anche oggi sole in cielo, film nelle sale e protagonisti nelle conferenze.
A tenere banco Ethan Hawke, che ha portato a Venezia la sua ultima fatica cinematografica, da regista: “The Hottest State”, tratto da un suo romanzo.
Fresco e vivace con i giornalisti, Hawke ha cercato di spiegare i perché della sua pellicola e i percome di un riadattamento da un testo letterario (in questo caso addirittura un suo lavoro cartaceo).
Antihollywoodiano e romantico per vocazione, l'attore-regista americano un mix di solitudine e confronto generazionale, con un ottimo risultato.
Dopo diverse banalità in mostra (vedi Oliver Stone, mica l'ultimo degli arrivati), un'ottima ventata di freschezza.
Vento fresco che, nonostante il titolo dica tutt'altro, è stato portato anche da “Daratt – Dry Season”, di Muhamat Saleh Haroun, film africano (il cinema africano torna a in gara a Venezia dopo oltre quindici anni…).
Storia di un sentimento di vendetta, covato nel cuore di un ragazzo, verso un panettiere ex criminale di guerra, che ha ucciso il padre. Ottime le figure del nonno del ragazzo, perfetto affresco vivo di saggezza e crudeltà, e del panettiere-criminale: il male si “nasconde” anche dietro farina ed acqua, non per simboleggiarne il celarsi, ma per la quotidianità del sentimento di odio.
Davvero un'ottima pellicola, senza nessun calo fisiologico nell'architettura della trama.

PRIVATE FEARS IN PUBLIC PLACES

In conferenza oggi anche un altro grandissimo del cinema, questa volta europeo: Alain Resnais , con il suo “Private Fears in Public Places”. Il regista, ottantaquattro anni compiuti, ha voglia di creare e stupire ancora, e ne ha pienamente i mezzi. La trama: sette personaggi, ognuno con le proprie vite, e uno sfondo comune, Parigi. E l'amore, cercato, sfuggente, dimenticato. Semplice e diretto, senza fronzoli né eccessivi colpi di scena o trovate eccessive (che si sono viste fin troppo in questi giorni, come il Dio nelle Torri Gemelle o il Turturro quasi spin off nel film di Amigorena).

PrimaDaNoi.it SEGNALA:

“Heimat – Fragmente”, di Edgar Reitz , dove troviamo Lulu,
figlia di un musicista, che a trent'anni inoltrati cerca di ripercorrere le
tappe della sua vita alla ricerca del suo “self”, della sua identità. Il tutto
in quaranta scene, per una durata di 145 minuti, non pochi a dire il vero ma necessari (visto che il film
comincia
ad ingranare non prima di venti-venticinque minuti). Intreccio piuttosto
complesso e pindarico, ma che vale la pena d'essere visto e metabolizzato.  (Nella
foto una scena film Balaguerò)

“Para entrar a vivir”, di Juame Balaguerò. Anche questa volta l'autore spagnolo, presente oggi in conferenza, ha voluto mettere in scena la paura, o le paure. È infatti stato il regista di “Nameless” e “Darkness”, che hanno a suo tempo raccolto ottimi consensi di critica e pubblico.
Film breve, meno di settanta minuti: infatti è un prodotto per la televisione, per la precisione un pilota per una serie spagnola. La trama: una coppia cerca casa, e trova uno strano annuncio. Incuriosita, va a vedere l'appartamento che subito si rivela quantomeno strano e sinistro. Una trappola ben congeniata…
Interrogato in conferenza, Balaguerò ha insistito molto (viste le domande a tema) sulla paura, costante dei suoi film, e su quanto abbia timore invece dell'assuefazione che la televisione sta provocando: una pericolosa quotidianità che ci permettere di sentire ed immagazzinare i più efferati crimini, delitti, terrori,…all'ora di pranzo, al tg, senza distogliere gli occhi dal piatto. E magari godere invece delle paure dello schermo, come scusa e allo stesso tempo consolazione.

03/09/2006 8.15