Dolcenera lunedì a Pescara

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Toccherà quest’anno a Dolcenera il compito di scaldare gli animi, in attesa della tradizionale lotteria e degli altrettanto tradizionali fuochi d’artificio, l’ultima sera della Festa di Sant’Andrea. L’appuntamento è fissato presso il Lungomare Paolucci, lunedì 31, a partire dalle 22.

PESCARA. Toccherà quest'anno a Dolcenera il compito di scaldare gli animi, in attesa della tradizionale lotteria e degli altrettanto tradizionali fuochi d'artificio, l'ultima sera della Festa di Sant'Andrea. L'appuntamento è fissato presso il Lungomare Paolucci, lunedì 31, a partire dalle 22.



Sul palco, l'energica artista salentina (vincitrice della sezione “Nuove proposte” di Sanremo 2003 e dell'edizione di “Music Farm” dello scorso anno) porterà le canzoni tratte dal suo ultimo album “Il popolo dei sogni”, nonché i brani provenienti dai suoi lavori precedenti.
Ascoltando “Il popolo dei sogni”, si può dire che Dolcenera prosegua con la sua musica melodicamente irruenta, regalando un cd dove ciò che risalta è in primis la sua voce: aspra, roca, passionale e carica di grinta.
L'album si apre con “Com'è straordinaria la vita”, presentata a Sanremo e qui proposta nella versione non censurata, quella in cui l'artista canta di chi vorrebbe “andare affanculo”. A ben vedere, la scaletta inanella pezzi anche più forti di quello festivaliero: le chitarre prevalgono in “L'amore” e “Giusta o sbagliata”, mentre i testi sono incisivi e tutt'altro che sdolcinati, spesso vicini alla denuncia sociale. La già citata “L'amore” è un duro attacco alla pedofilia, mentre “Resta come sei” parla di Laura, una ragazza omosessuale che deve misurarsi con i pregiudizi delle persone “normali” pronte a criticare la sua “diversità”.
Il pianoforte si fa sentire un po' ovunque: scelta giusta e ovvia, vista la bravura di Dolcenera sui tasti bianchi e neri. Non c'è dubbio: questo suo essere in bilico tra tributo alla canzone italiana e voglia di rock è affascinante.
Se poi un omaggio riguarda Gianna Nannini, ideale incontro dei due elementi, la goduria è assicurata: “America” è riuscita ed è un ottimo esempio di energia. Ma chi trionfa alla grande è Lucio Battisti, ricordato con una versione di “Emozioni” fedele all'originale ma al tempo stesso molto personale, grazie ad un'interpretazione di Dolcenera fortemente individualizzata, basata sul suo sentire interiore. Merita anche una menzione positiva “Wolf At The Door” dei Radiohead, rifatta in italiano con il titolo di “Il luminal d'immenso”: una citazione ungarettiana per un brano che non perde il suo smalto. Chissà, se non le avessero permesso di farsi conoscere al di là di “Siamo tutti là fuori”, con cui si mise in luce tre anni fa, Dolcenera sarebbe rimasta un talento inespresso.
Quel brano, infatti, pur non essendo male, non era in grado di spaccare il mondo. E invece, a partire dall'esperienza di “Music Farm”, questa giovane artista ha dimostrato di avere molte più carte da giocare di quelle che aveva fatto credere.
Certo, la colpa era dovuta anche al fatto che al Festival del 2004 non le era stato concesso di partecipare, come le sarebbe spettato di diritto, e quindi la povera Dolcenera non aveva avuto l'opportunità materiale di proseguire il proprio discorso artistico. Ma alla fine, guardando ad oggi, giustizia è stata fatta.
Massimo Giuliano 29/07/2006 9.11