Francesco Bianconi(Baustelle): la musica, l’ispirazione, Sanremo e il pessimismo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2596

L’INTERVISTA. L’altra sera all’Aquila (Parco del Sole, inizio ore 22), tra due settimane esatte a Roseto (Stadio Fonte dell’Olmo): per i Baustelle il mese di luglio è decisamente all’insegna degli show nella nostra regione. Se si considera che hanno fatto parte anche del cast del Festivalbar che la scorsa settimana ha fatto tappa a Chieti, il quadro è davvero completo.

L'INTERVISTA. L'altra sera all'Aquila (Parco del Sole, inizio ore 22), tra due settimane esatte a Roseto (Stadio Fonte dell'Olmo): per i Baustelle il mese di luglio è decisamente all'insegna degli show nella nostra regione. Se si considera che hanno fatto parte anche del cast del Festivalbar che la scorsa settimana ha fatto tappa a Chieti, il quadro è davvero completo.

Abbiamo incontrato il cantante, Francesco Bianconi, che è anche l'autore dei testi del gruppo. Un ragazzo serio e compassato, ma che con PrimaDaNoi.it si è dimostrato gentile e disponibile.

Francesco, come nascono le tue liriche?

«L'ispirazione maggiore mi viene dalle cose che succedono intorno a me. “La malavita”, il nostro ultimo disco, è un lavoro fondamentalmente pessimista perché è nato in un periodo in cui io vedevo attorno a me cose non belle. In generale, credo che le canzoni siano influenzate da tutto, non solo da elementi musicali: gli stimoli possono essere anche extra-testuali. Penso al cinema: mi piace il fatto che la musica possa evocare delle immagini. E poi c'è la letteratura, che per me è sicuramente una preziosa fonte d'ispirazione».

Il pessimismo de “La malavita” è proprio senza speranza?

«Assolutamente no. “La malavita” è sicuramente un lavoro cupo, ma che alla fine lascia spazio anche a sprazzi di ottimismo. “Il corvo Joe”, per esempio, che pure è un brano abbastanza duro, tiene aperto qualche spiraglio».

Lo stesso discorso vale per “Cuore di tenebra”?

«“Cuore di tenebra” è una canzone sull'amore visto come la sola via d'uscita. Per la precisione, rappresenta il sentimento di qualcuno che si sforza di pensare che l'amore possa essere l'unica soluzione».

Recentemente in Abruzzo è stato organizzato un evento dedicato a Bianciardi. Qual è il tuo rapporto con la sua letteratura?

«Luciano Bianciardi è un autore che ho scoperto al liceo: mi sono appassionato alla sua opera e l'ho citato in una canzone del nostro cd d'esordio, “Sussidiario illustrato della giovinezza”. Da allora, però, pare che io sia diventato il massimo esperto di Bianciardi in Italia! Mi chiamano spesso per parlare di lui. Lo considero un grande scrittore, che è rimasto ingiustamente nell'ombra: riscopriamolo e aiutiamo il pubblico a riscoprirlo!».

Il Festival di Sanremo rappresenta spesso il momento della consacrazione per gli artisti emergenti. I Baustelle ci andranno mai?

«Sanremo non lo escludo. Ora come ora ti direi di no, ma semplicemente perché adesso non sento il bisogno di andarci. Se ci fosse un'edizione in cui ci assicurassero che si canta e basta, senza altre cose di contorno, potremmo andarci».

Nei vostri confronti c'è un grande consenso giovanile. Come te lo spieghi?

«Noi Baustelle ci sentiamo fortunati perché la gente viene a sentirci ai nostri concerti. Non è una cosa da poco. Oggi, infatti, la forte crisi discografica che sta investendo il mercato fa sì non solo che si comprino sempre meno album, ma anche che si vada sempre meno ai concerti. Di conseguenza, per noi è davvero una grande fortuna che la nostra situazione possa essere migliore rispetto a quella degli altri».

A proposito di concerti, quali sensazioni provi quando sei sul palco?

«Provo sempre molta emozione. Considera che io per natura sono un tipo emotivo, e quindi quando suono dal vivo sono sempre un po' teso. Poi, però, dipende dalle situazioni. Quando, ad esempio, quest'anno ci siamo esibiti al concerto del Primo Maggio, a Roma, pensavo che l'impatto con la folla di piazza San Giovanni sarebbe stato peggiore. Invece io ero disposto sul palco in maniera tale che vedevo il pubblico “in prospettiva”, e quindi, nonostante ci fosse molta gente, non mi sembrava di averne di fronte così tanta. Questo mi ha aiutato a cantare in maniera più rilassata».

Massimo Giuliano 17/07/2006 10.34